Quando un giocatore è forte, è forte. Non ci piove.
Nostro malgrado, Zaniolo sta facendo qualcosa di importante ed è sotto gli occhi di tutti. Ieri, al gol bellissimo confezionato contro il Sassuolo, già visualizzavamo e pregustavamo gli articoli e i discorsi di oggi.
Troppo. Qualcuno ha scritto sui social: “ha la scintilla di Totti”. La scintilla di Totti purtroppo ce la ricordiamo e faceva veramente male quando era al top. Troppo.
E voi mi direte: “Ma tutto sommato, a te che te ne frega?”. Infatti, non me ne frega niente. Il problema – come diceva “er Pomata” – è a monte.
Ma perché se Zaniolo fa un gran gol contro il Sassuolo viene azzerato tutto, non si parla (se non dalle altre campane) del primo caso al mondo di gol – non gol ancora dubbio? E perché, invece, Ciro Immobile è ancora un attaccante di provincia e quando esordì Keita Balde minorenne, il commento di tutti fu: “Aspettiamo a dire che è un fenomeno. Aspettiamo” ?
I motivi sono molti e quasi tutti sbagliati. Il primo, è che la Roma fa notizia, la Lazio meno. Zaniolo stesso è stato convocato in azzurro senza aver mai giocato tra i professionisti (pensate alle chiacchiere se fosse stato juventino), Immobile è il nemico pubblico degli italiani dal mancato Mondiale a questa parte. Il secondo motivo sono i tifosi: il romanista è così, si esalta e spesso si smonta troppo velocemente. Ma il laziale….
Ieri, dopo una vittoria linda e pinta che ti consacra quarto sotto le feste, il commento principe era “Si, vabbé, ma non vi credete che sia sufficiente così”. Allora, se poi i media, al bar e tra i banchi di scuola non ci si fila nessuno, non lamentiamoci.
L’eccezione che conferma la regola è Milinkovic-Savic. Dopo un anno sornione, è diventato a furor di popolo il crack del campionato, d’Europa, del mondo. Troppo, non fa per noi. Qualche conservatore ci ha provato a spegnere gli animi, ma Sergej andava forte e l’entusiasmo era alle stelle.
Da qui, calciomercato a go go. Ogni gol segnato, il Sergente era più lontano dalla Lazio, a parole. Ma allo stesso tempo, al contrario del solito, ogni gol o ogni pettata messa in scena dal serbo faceva si che Milinkovic divenisse una star. Sì, proprio come quelle della Roma. E come in ogni commedia che si rispetti, alla fine è arrivato il conto.
Un’estate a disperarsi per la sua cessione, che ovviamente non è arrivata, per arrivare in pieno inverno alle critiche, striscioni brutti e depressione. Ecco che è tornato il laziale “troppo” nell’altro senso.
Ma forse, incrociamo le dita, la situazione sta tornando alla normalità. La Milinkocrazia dell’anno scorso ancora non c’è, ma è nettamente meglio così. Nel suo crescere corale, il team Correa – Milinkovic – Luis Alberto sta migliorando e allora la Lazio può mettere paura a tutti. Ma da Lazio. Non da singoli giocatori.
In edicola abbiamo comprato il dvd dello Scudetto, dei ragazzi del ’74, degli eroi del meno 9 e del 26 maggio. Difficile idolatrare l’uno, il singolo. Perché noi siamo così. Le pop star non fanno per noi.
Dall’altra parte è diverso e a volte vedere tanto clamore logora. Ma, pensandoci bene, va bene così, anzi. Lasciamo tutto così.
Poi, e qui entriamo in un’altra sfera, come dice il proverbio: “Chi mostra vende”. Passeggiando per il centro di Roma, potreste essere abbordati da belle ragazze vestite di giallorosso. Tranquilli, non è perché siete bellissimi, ma perché la Roma punta forte sul merchandising e propone la vendita dei biglietti dello stadio in questo modo. Provate ad andare a comprare un biglietto per vedere la Lazio…
Chi non li vende, chi fa solo le coppe, chi ha finito la carta… Un’agonia. E questo è solo uno dei tanti canali che mettono la Roma davanti alla prima squadra della Capitale. Il marchio Nike, che dona inequivocabile risonanza internazionale, porta la maglia della Roma in molti negozi nel Mondo. Ma voi la scambiereste la maglia bandiera con una neutra col baffo Nike o le 3 strisce più famose del pianeta?
Io no. Ma semplicemente perché siamo fatti così. Ed è bene rimanere così. Perché è la differenza tra me e te. Comunque vada.
