Crede nei valori e nel rispetto della famiglia, s’imbarazza ancora se un tifoso del Brugge gli chiede un selfie e ieri sera ha sculacciato la difesa del Monaco di Thierry Henry. Ecco perché Wesley è un calciatore fichissimo.
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Fantastic team performance tonight! I’m very happy to have helped my team with my goal⚫️🔵
Un CV niente male e idee chiare
Nascere nello stato di Mina Gerais significa dover scegliere tra Cruzeiro e Atlético Mineiro. Tra raposas e galos, volpi e galli. Tra due filosofie di calcio in antitesi che irrimediabilmente spaccano in due il cielo sopra il Mineirão. Ecco, ora dimenticate tutto, anche in fretta, perché entrambe le compagini di Belo Horizonte lo hanno scartato in seguito ad una breve parentesi nel settore giovanile. Wesley è cresciuto calcisticamente in ambienti provinciali, tra Tupi Futebol Clube e Sport Juiz de Fora, prima di prendere un biglietto di sola andata per Bahia, patria di Anderson Talisca, unico e viscerale amor della mia vita, dov’è sbocciato con la maglia dell’Itabuna. Poi il passaggio dalle minors brasiliane all’Europa, con le idee piuttosto chiare, che si sono tradotte in risultati nonostante qualche ostacolo di percorso. L’Atlético Madrid lo invita per un provino nel 2015, il ragazzo dimostra doti tecniche e realizzative impressionanti, ma il permesso di lavoro non arriva e dunque si trova costretto a muovere la prua verso Nancy, in Francia, dove la storia si ripete in maniera nomotetica, odisseica e quasi strafottente. Wesley si ritrova a dover scegliere: tornare in patria o trovare una squadra che faccia da “scalo” nel calcio europeo. E alla fine arriva il Trenčín: il club slovacco decide di tesserarlo, lui ripaga la fiducia con 6 gol in 18 partite in sei mesi, di cui due nel turno preliminare di Champions League contro la Dinamo Bucarest. Quel che basta: per vincere il campionato, e soprattutto per attirare l’interesse del Brugge, che lo acquista nel gennaio del 2016 in cambio di un milione di euro. E in due anni e mezzo, la società belga, di motivi per decuplicare il prezzo ne ha trovati parecchi: due campionati, due Supercoppe nazionali ed il riconoscimento come miglior giovane dell’ultima Jupiler Pro League hanno fatto lievitare la valutazione di Wesley fino a dieci milioni, forse anche qualcosa in più. Hanno addirittura provato a naturalizzarlo, per fornire un’arma in più al Belgio di Roberto Martínez, ma Wes vuole solo e solamente il suo Brasile. E poco importa se il CT Tite non lo porterà alla prossima Copa América. Sarebbe disposto a partecipare ai Giochi Olimpici di Tokyo del 2020, da fuoriquota, pur di giocare per il suo paese. Ve l’ho detto, ha le idee piuttosto chiare. Ah giusto: anche il suo connazionale Claudemir, che oggi gioca nel Braga, in Portogallo, è un fico. Perché è stato un punto di riferimento per Wesley affinché potesse trovarsi a suo agio nel Vecchio Continente. Menzione d’onore meritatissima.
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Sirene di Form-Hellowood
Era l’inizio del solito, afoso giugno romano quando una pennellone di poco più d’un metro e novanta si è palesato al centro sportivo di Formello, accompagnato in gran segreto dal suo entourage, per visitare il mondo laziale in compagnia dell’onnipresente Igli Tare. Lo stesso copione utilizzato circa quattro anni fa per convincere un certo Stefan De Vrij a diventare un giocatore biancoceleste. I tanti addetti ai lavori presenti sul posto, quel giorno, lo hanno scambiato per un roccioso difensore, ma in una società che corre altrettanto fa il giornalismo, e l’identikit del giovane Wesley è stato rivelato nel giro di pochissime ore. Negli ultimi mesi si è parlato tantissimo del forte interesse del Bayern Monaco, alla ricerca di una degna alternativa per Lewandowski, del Borussia Dortmund, che di questo Paco Alcácer proprio non si può lamentare, della Fiorentina e del PSG, a cui piace spendere. Lo abbiamo capito. Eppure quella visita di mezza estate pare aver fatto breccia sia nel cuore di Wesley, che in quello dei suoi agenti, che specialmente negli ultimi giorni hanno caldeggiato senza mezzi termini un possibile approdo del loro assistito nella nostra Serie A. Il contratto con il Brugge è stato esteso da poco fino al 2023, mentre in Felipe Caicedo sta iniziando a germogliare più di qualche semplice “fiore del male”. Che si traduce nel desiderio di trovare una squadra che possa dargli qualche possibilità in più, con la Turchia che ora più che mai sembra quasi una terra promessa per l’attaccante ecuadoregno. Di sicuro, di questa cotta estiva, anche abbastanza reciproca, se ne potrebbe riparlare nel mercato di riparazione invernale. Quando questa Lazio dovrà guardarsi allo specchio per comprendere il sottile confine tra ambizione e sogni.
Intanto Wesley fa lo gnorri: dice di pensare solo alla sua squadra, e i 3 gol nelle prime tre gare di campionato in parte confermano le sue parole, come il trionfo in Supercoppa e come il gol di ieri sera contro il Monaco di Henry. Ma se una cotta estiva non ti va via dalla testa, allora forse è qualcosa in più di una cotta semplice e passeggera…
Ordem, progresso… e duttilità
Il suo idolo di sempre è Ronaldinho, tanti addetti ai lavori invece lo accostano a Lukaku e Balotelli, colleghi che lo stesso Wesley dice di ammirare per la carriera e le esperienze di vita. Eppure se state pensando, anche solo con la parte più irrazionale e inconscia del vostro cervello, di essere davanti al più tipico attaccante d’area di rigore, rifacendovi all’imponente stazza e al suo killer instinct… bè, vi sbagliate di grosso. Sì, Wesley sa attaccare la profondità come pochi. Sì, Wesley ha segnato la maggior parte dei suoi gol “europei” colpendo negli ultimi 15 metri sia di piede che di testa. E ancora sì, ha segnato dei gol meravigliosi in Jupiler Pro League – proprio alla Balotelli – colpendo da fuori area con dei tiri che rasentano la perfezione nel mixare precisione e potenza. Eppure no, non ripercorre le orme della classica prima punta, anzi: la sua peculiarità, che forse più di ogni altra cosa lo differenzia da Caicedo, è la sfumatura tecnica.
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Nella Lazio attuale un giocatore come Wes potrebbe giocare al posto di Immobile, nei match da turnover, garantendo così un approccio diverso sotto il profilo associativo per tutto il collettivo biancoceleste, ma proprio per questa sua facilità nel dialogare coi compagni – abbassando il raggio d’azione e svariando su tutto il fronte offensivo – potrebbe fare coppia con l’attaccante napoletano, garantendo una certa fluidità al gioco degli uomini di Inzaghi. Se a tutto questo aggiungiamo anche una certa capacità nel difendere il pallone spalle alle porta e nel gioco di sponda per i compagni, bè, allora sì: Wesley è un calciatore fichissimo. Senz’ombra di dubbio, mica da far girare gli ingranaggi.
