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Venezia affonda ed è una cosa seria

Venezia affonda ed è una cosa seria, non fa ridere. Fa riflettere. È una di quelle cose che ti blocca come quando la Lazio subisce un goal: rimani impassibile, bloccato, a rimuginare su come tutto sia potuto andare storto. Eppure Venezia è così, è una Lazio che gioca un primo tempo perfetto e al secondo butta via tutto con presunzione quasi non le fregasse più niente di niente. Venezia è quella città che ti fa innamorare di giorno, poi di notte la incontri con l’alta marea al buio e invece devi scappare e tenerla lontana. Di giorno te la godi, di notte si prende gioco di te.

Ore 21.50
Una passeggiata innocua per la città, tra le timide luci che illuminano quasi con vergogna i canali. Ma la pioggia buca il cielo come gli avversari che tengono palla al limite dell’area aspettando solamente il momento giusto per affondare. Affondare, quello che succederà pochi minuti dopo quando improvvisamente la piazza si riempirà d’acqua che non sa più dove scappare, come la Lazio a Salisburgo. Raffiche di vento urlano a squarciagola tra le calle, il pubblico avversario incita e intimorisce.

Ore 22
Ci ha messo poco la passeggiata a diventare un chiudersi in casa, uno strenuo catenaccio a difesa della porta. Mentre da fuori riecheggiano le urla degli avversari che si mischiano a tamburi e trombette, alla sirena che non si ferma e continua ad annunciare che la marea sta salendo, ancora.

Ore 22.30
Gli avversari entrano da tutte le parti, i muri tirano fuori acqua e quella ciabatta piantata vicino al letto inizia a muoversi da sola. Le difese saltano, gli schemi non servono più, la paratia a centrocampo ha ceduto, quella in difesa lo sta per fare. In un attimo gli avversari sono ovunque, sembra di giocare in 11 contro 10, poi forse anche in 9.

Ore 23
Non c’è più la concentrazione, la difesa è in cortocircuito e salta anche la luce. Quel barlume di speranza di poter risolvere la cosa è ormai andato e si va in svantaggio. Riprendersi non sarà semplice, soprattutto perché gli avversari, non contenti, continuano ad attaccare, vogliono far male, stavolta vogliono colpire per affondare definitivamente. Viene quasi voglia di ritirarsi, giocare non ha più senso contro chi è più forte di te. Sembrano quelle partite in cui perdi 4 a 0 e devi solo aspettare che finiscano, tieni palla in difesa per non subire ulteriori danni. Sai già che rialzarsi questa volta sarà difficile. Rialzarsi, anche se tu sei seduto sopra al mobile più alto della casa per evitare l’acqua che si è rubata casa.

Ore 24
L’acqua si ritira. Non le interessa più niente, quello che doveva fare l’ha fatto. Con aria di scherno accenna un saluto e se ne va. L’arbitro fischia la fine e tu rimani in silenzio a guardare, a riflettere, a pensare. Me la ricordavo diversa casa mia, eravamo una bella squadra e ora cosa ne rimane?

Ricordi quella partita importante per cui ti sei preparato per anni? L’hai persa. E non solo tu, perché fuori la situazione è anche peggio e la sconfitta ha inondato tutti. Il campionato è finito e quanto di bello fatto in precedenza adesso ha perso il suo fascino, non ha più colore. Anni e anni di duro allenamento andati via, per una sola partita persa.

Per fortuna che l’anno prossimo il campionato ricomincia, si riparte tutti da zero punti e questa sconfitta conterà di meno. Per fortuna che ci sarà sempre una nuova partita da giocare.

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