Denis Vavro arriva alla Lazio per la cifra-record di 10,5 milioni + 500 k di bonus nel caso di raggiungimento di bonus decisivi quali:
- abbattimento di n.15 pini alla festa del Raccolto di Cagnano
- svezzamento di 10 caprette all’agriturismo sulla Cassia
- almeno 10 foto Instagram con buoni propositi e ringraziamenti generici
- Cose generiche legate ai procuratori
- qualcosa legato al calcio.
Appena arriva in Serie A si capisce subito che ha la stoffa del campione: classe 1996, per raggiungere le 96 presenze in A di questo passo gli ci vorranno 10 anni tondi. In Europa League fa sfracelli, gioca sempre titolare: la Lazio esce al girone senza troppi fronzoli, vincendo 2 partite e perdendone 4. Verrà ricordata dai posteri come: “la coppa da cui siamo apposta usciti per vincere lo Scudetto”. La Lazio non vincerà lo Scudetto.
Inzaghi di lui si fida ciecamente: fino a fine ottobre in Serie A colleziona qualcosa come 62′ di gioco. A calcetto se Said si dimentica spesso ci fa giocare anche 2 ore di fila, al Quarticciolo.
La svolta della sua stagione arriva il 27 ottobre: agli annali passerà come “l’espulsione sacra”, una specie di rito di passaggio ancestrale che ogni difensore mediamente Wallace arrivato alla Lazio dovrà sempre sostenere. Contro la Fiorentina Vavro passa tutta la partita in panchina, ma riesce a farsi buttare fuori per “Provocazione nei confronti dei tifosi viola”. Ci sono vite che hanno bisogno di un clic per scattare, per uno slancio eroico, per un upgrade. Ecco il clic di Vavro: mano intorno all’orecchio, e tutto quello che concerne la Viola e la Lazio ha un sapore diverso. Ai nipotini verrà raccontata dai tifosi della Fiorentina come: “lo schiaffo di Vavro”, e verrà definita per antonomasia “espulsione alla Vavro” quella che capita a Firenze, sbertucciando i tifosi della Fiorentina. Verrà istituito un premio anti-Fair Play apposito, consegnato sotto la Curva Nord festante a tutti gli sbeffeggiatori del giglio fiorentino e dei loro figli.
Contro il Genoa Vavro, dopo un infortunio, gioca i suoi primi 90′ interi in Serie A. Saranno gli unici in campionato. La Lazio ne prenderà 2 dalla squadra che più di tutte avrebbe meritato la retrocessione, le pene dell’inferno mannaggia al diavoletto e una certa dose di rancore per l’ultima giornata contro il genero di Preziosi e Juric bandiera genoana core e pesto. La Lazio vincerà, nonostante tutto, per 2-3. Altra svolta stagionale? Ma no, dopo altre 4 panchine di seguito, da quel febbraio non supererà mai più i 35′ minuti di gioco.
L’obiettivo Social però è vicino: Denis Vavro è stato nominato su Instagram 228 volte. L’hashtag #UFOSIGHTING ha questo numero di menzioni: 157k . Vengono visti più ufo di Vavro in campo.
Vavro, il clic della vita
Ma nella vita, lo dicevamo, ogni tanto capita un clic. L’improvvisa impennata, l’upgrade, il senso di ogni cosa che si materializza. Succede in questo istante, di una partita che passerà alla storia come “Gattuso vuole vedere Inzaghi alla Palla” oppure “viemmelo a dì in faccia Celtic Glasgow”. In un match che ha poco da dire alla stagione, per un motivo cabalistico che ci è oscuro, ma verrà spiegato alla fine dei tempi dai Maya, il Napoli schiera tutti i titolari (perderà Insigne in vista della Champions). E gioca alla morte. Qualche parolina di troppo tra le panchine, nasce un parapiglia degno dei migliori bar di Caracas. In un tramestio di piatti che vengono lavati in campo, gente che si strattona, Tare che calma persone che non vogliono calmarsi, mani in faccia e MA ALLORA AVEVATE FIATO PURE NELLE ALTRE PARTITE EH, il fighting break viene illuminato da un clic.
Uno scatto, un giro di eternità:
Denis Vavro fa questo, e non ad un tizio qualsiasi: quel rissoso ragazzetto è proprio quell’Elmas che tutti davano alla Lazio e che invece, nella miglior tradizione, è finito altrove. I paragoni illustri fioccano: c’è chi paragona questo tocco d’artista a quel grande capitano di ventura dei Lanzichenecchi, Jaap Stamp, su Parenti. Passerà alla storia come “Quella volta che Vavro ha fatto Stam”, ma anche “Non fare il Vavro”, *non essere rissoso, violento, sanguinario, oppure ancora “se non vai a dormire viene a prenderti per il collo il Vavro cattivo”.
Clic, e la vita cambia. Clic, e il collo di Elmas. Clic, ecco a cosa servivano 10 milioni. Clic, prima stagione in Serie A: espulso in panchina per gesti di dileggio ai tifosi della Fiorentina e mani sul collo di un vecchio obiettivo di mercato che gioca al Napoli. Cos’altro serve per meritarsi di restare alla Lazio? Se non questo, cosa?
