Ci troviamo in un’aula di tribunale, al centro di essa c’è l’imputato di nome Piero Giacomelli. Qualcuno lo conosce come Jack O’melly, ma ci siamo capiti, è l’arbitro che tanto ha fatto discutere in quel famoso Lazio-Torino. Giacomelli, dicevamo, è al centro dell’aula seduto su una poltrona e di fronte a lui c’è un giudice su una postazione altissima, è calvo e con una lunga barba bianca, ricalcando lo stereotipo del tipico giudice di un film americano con tanto di martelletto. Il giudice esordisce: “Siamo qui per sottoporre a giudizio l’imputato Piero Giacomelli per l’accusa di scorretta applicazione del regolamento e del protocollo Var. Facciamo entrare gli attori”.
Gli undici
Gli attori sono 11. Undici persone hanno deciso che l’errore che ha impedito alla Lazio di giocarsela ad armi pari contro il Torino andava punito, undici persone che non hanno accettato la storia delle cose, undici persone che invocano vendetta. Ecco i loro nomi: Thomas Strakosha; Quissanga Bastos; Stefan de Vrij; Stefan Radu; Adam Marusic; Sergej Milinkovic-Savic; Lucas Leiva; Marco Parolo; Senad Lulic; Luis Alberto; Ciro Immobile. Esatto, sono stati gli stessi protagonisti laziali di quella tanto famigerata gara che hanno trascinato l’arbitro in tribunale. Sono loro la parte maggiormente lesa e cercano, in questo inedito campo di gioco, il loro riscatto. Gli attori prendono posto ed espongono la loro posizione, a parlare a nome di tutti ci pensa il capitano Lulic: “Chiediamo dei provvedimenti degni e la ripetizione della gara. L’immotivata espulsione di Ciro Immobile e la non applicazione del protocollo Var, hanno viziato la gara e condotta verso un’inevitabile sconfitta. Riteniamo che l’operato dell’arbitro Piero Giacomelli sia stato più che decisivo per la vittoria del Torino, grazie”.
A questo punto, in un qualsiasi altro processo, la parola sarebbe passata all’avvocato della parte accusata, in questo caso di Giacomelli. Ma la stranezza è che Giacomelli si trovava come bloccato, paralizzato, incapace di prendere parola. Sensi di colpa? Chissà, ma a saltare all’occhio è anche l’assenza di un avvocato dell’arbitro. Per rompere il silenzio, dunque, il giudice chiama a testimoniare uno dei protagonisti diretti della vicenda: Ciro Immobile. Ecco le sue parole: “La mia è stata un’espulsione del tutto immotivata. Nicholas Burdisso si è avvicinato verso la mia posizione in maniera minacciosa, la reazione istintiva è stata quella di scansarlo. Ma se rivediamo le immagini attentamente, si vede che il mio gesto manca di qualsiasi volontà di attacco verso il giocatore del Torino. Non dimentichiamo poi che, prima dell’atto, c’è stato un chiaro fallo di mano della squadra avversaria che l’arbitro avrebbe dovuto condannare con un calcio di rigore a favore della Lazio. A questo, si aggiunge come detto dal collega Lulic poc’anzi, la mancata applicazione del protocollo Var”.
Il giudice annuiva sapientemente, sembrava davvero colpito dall’arringa dei laziali e dalla loro determinazione. Gli undici attori stavano vincendo il processo, era chiaro. Ma perché Giacomelli non reagisce? Perché nessuno interviene a suo favore? Possibile che per i laziali sia così facile? In lontananza si sentivano queste parole: Giacomelli reagisci, rispondi. Giacomelli dì qualcosa, reagisci. Dai, dì qualcosa. Giacomelli dì una cosa in difesa, dì una cosa anche non in difesa, di una cosa, qualsiasi cosa. Ma nulla, nessuna reazione. I laziali continuavano con le loro accuse ad inficiare sulla decisione del giudice, il processo si avviava verso la vittoria.
L’esito
Il giudice poi rompe gli indugi: “Bene. Vista la mancanza di un’adeguata difesa da parte dell’imputato Giacomelli e dopo aver ascoltato attentamente l’accusa, dichiaro Piero Giacomelli…” La scena svanisce. Non c’era più il tribunale, non c’era più il giudice dall’alto della sua postazione, non c’erano più gli eroici 11 attori laziali. C’era solo Inzaghi, nel suo letto, sudato. L’allenatore laziale si alza dal letto e va in bagno, si sciacqua la faccia dal sudore, alza lo sguardo verso lo specchio e pensa: “Che strani sogni che faccio. Devo dimenticarmi presto di questa storia di Giacomelli oppure continuerà ad infestarmi le notti. Oggi agli allenamenti lo dirò anche alla squadra: basta Giacomelli, basta Var, basta arbitri, bisogna tornare a vincere. C’è una Champions da conquistare”. E se ne torna a letto, a fare sogni probabilmente più belli, più dolci, più europei, ma dell’Europa che conta.
