Con la prima parte di stagione in archivio e l’inverno ormai alle porte, è arrivato il momento di tracciare i primi bilanci di ciò che stiamo vedendo e di dare vita alle prime fantasie per quello che andremo a vedere. Se la finestra invernale di mercato per noi laziali non è mai stata sinonimo di fuochi di artificio, possiamo però provare a ridisegnare la rosa attuale per immaginare una formazione diversa. Non necessariamente migliore di quella che tra alti e bassi sta facendo comunque il suo dovere, ma di sicuro più originale e audace. Magari una che sfrutti a pieno tutto il potenziale offensivo a disposizione. Perché ormai si è capito: in difesa non siamo poi questi fulmini di guerra, a centrocampo l’età media è avanzata e in attacco lo sfavillio dello scorso anno sembra solo un dolce ricordo, con un paio di elementi che faticano a ritrovare la vena creativa. E se provassimo a invertire la rotta imitando chi meglio di ogni altro negli ultimi anni è riuscito ad avere successo facendo anche spettacolo?
Le cose che abbiamo in comune
Pensateci bene un minuto. Quante cose hanno in comune Lazio e Manchester City?
- Colori sociali: √
- Storia intensa e altalenante: √
- Un cugino di rosso vestito, ingombrante, arrogante e
vincente: √ - Calciatori che hanno vestito entrambe le maglie (Corradi, Dabo, Bianchi, Kolarov, Garrido, Caicedo): √
- Allenatori (Eriksson e Mancini): √
- Una proprietà ricca sfondata che ti compra i migliori giocatori al mondo senza scrupolo alcuno e financial fair play proprio levate: NO
Non proprio tutto, va bene, ma qualche cosa da condividere con i Citizens c’è già. Quindi non crediamo che qualcuno possa offendersi se prendiamo in prestito il loro stile di gioco (e magari, già che ci siamo, qualche giocatore che gli avanza).
e poi ci sono loro. Dai siamo seri, non possono non essere laziali ‘sti tipi qua!
Parola d’ordine: qualità
Proviamo allora a mettere in campo una Lazio formato City. Una squadra che faccia del possesso palla avvolgente ma mai sterile il suo mantra. Una squadra che a colazione mangi pane e gegenpressing, altro che difesa statica all’italiana. Una squadra che sia veloce nel pensiero e rapida nell’esecuzione. Una Lazio speciale, qualità D.O.P., limited special edition.
Il criterio seguito per stilare l’ipotetico 11 di questa nuova Lazio è, come avrete ormai intuito, solo uno: quello di somigliare il più possibile al Manchester City di Pep Guardiola, cercando però di mantenere in campo quanti più protagonisti della rosa attuale. I campioni di Inghilterra in questa stagione si schierano in campo abitualmente con un 4-3-3, almeno in partenza e nominalmente vista la proverbiale fluidità delle compagini allenate dal tecnico catalano. Quindi via la difesa a 3 per la nuova Lazio (Inzaghi, non ci denunciare!), non più uno ma due giocatori offensivi a supportare Immobile davanti e giusto un paio di acquisti per completare l’opera. Adotteremo un 4-3-2-1, cosi da sopperire alla strutturale mancanza di esterni d’attacco e soprattutto far giocare finalmente titolare Correa.
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La formazione
Per il ruolo di portiere si delinea il primo, importante punto interrogativo. Come tutti sanno, il calcio moderno richiede estremi difensori decisamente abili con i piedi oltre che con le mani. Su questo fondamentale Strakosha – seppur non scarso – sicuramente non eccelle (qualcuno di voi lo ha mai visto azzeccare un rinvio laterale?). Forse la soluzione potrebbe essere quella di affiancargli un portiere esperto che fa del gioco coi piedi un cavallo di battaglia, un Reina qualsiasi per intenderci.
Linea difensiva a 4, così composta da destra a sinistra:
- Lazzari: sogno proibito da questa estate, nella Spal gioca quinto largo a destra ma possiede doti atletiche e corsa a sufficienza per essere il nostro Kyle Walker;
- Luiz Felipe: ha dalla sua gioventù, tecnica e personalità. Tanto basta per essere titolare al centro della difesa più spregiudicata del campionato;
- Romagnoli: Acerbi non ce ne voglia, ma l’attuale capitano del Milan nonché grande tifoso biancoceleste (tanto da infortunarsi apposta pur di non giocare contro di noi domenica) sarebbe semplicemente perfetto per impostare la manovra da dietro e comandare una linea difensiva aggressiva e propositiva;
- Radu o Lukaku? Esperienza e lazialità o forza fisica e treccine pop? Con il veterano rumeno/romano ci sarebbe la possibilità tattica di trasformare la difesa da 4 a 3 in fase di possesso palla, grazie al suo affiancamento ai due centrali quando il terzino opposto si sgancia in avanti per assecondare la sua vena offensiva. Così potremmo anche gestire meglio le transizioni negative e goderci ancora la rabbia agonistica di un giocatore che amiamo. Troppa roba, quindi scegliamo Lukaku e la sua ingenua esuberanza.
Passando al centrocampo, i 3 prescelti sono:
- Leiva: perché ci ho provato, ma proprio non ci riesco a trovare un giocatore più simile a Fernandinho che non sia Fernandinho stesso. E in più Lucas è biondo e ha gli occhi azzurri;
- Berisha: perché ha fatto vedere, soprattutto al Red Bull Salisburgo, di avere qualità e grinta. Il centrocampista kosovaro è anche versatile, visto che da mezzala può alzarsi e trasformarsi in trequartista esterno. E poi quando serve sa menare, quindi gioca;
- Milinkovic-Savic: quello vero però, quello visto l’anno scorso. Quello che gioca titolare ovunque, anche nel Manchester City per intenderci.
Trequarti e attacco, affidiamo le chiavi dell’Eden a:
- Luis Alberto: o tu, Luis Alberto Romero Alconchel, vuoi risvegliarti dal letargo che si è impossessato delle tue facoltà magiche ed essere il nostro David Silva forever? (Se no poi ci tocca andare dall’Udinese a chiedere Rodrigo De Paul);
- Correa: abbiamo detto parola d’ordine qualità e abbiamo anche detto che ne mettiamo due sulla trequarti perché deve giocare Correa. E quindi Correa titolare fisso inamovibile, ma quanto somiglia a Kaka quando accelera palla al piede in campo aperto?;
- Immobile: il più grande attaccante italiano attualmente in circolazione. Lo riscrivo: il più grande attaccante italiano. Ce l’abbiamo noi e ce lo teniamo stretto. Anche qualora un giorno dovessimo diventare il Manchester City.
Ah, ovviamente in panchina siederebbe lui. Uno dei massimi riferimenti tecnici di Guardiola. L’unico allenatore così folle da poter far dimenticare uno giusto e capace come Simone Inzaghi.
