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Una Lazio da record

Una stagione da tartaruga

Come suggerisce questa tartaruga, attuale campionessa di atletica leggera della sua specie, i record sono importanti. Per migliorare il rendimento, per migliorarsi sotto il punto di vista caratteriale e per provare al mondo chi è il migliore.

Come questa tartaruga anche la Lazio ha sorpreso tutti, compresa se stessa. Se ad inizio anno la Champions era un ideale per squadre già proiettate verso lo scudetto, ad oggi sembrerebbe quasi uno scempio non accaparrarsi il terzo o il quarto posto in campionato.

Ecco che allora, in una competizioni di lepri, la Lazioruga è sempre più in testa nella corsa alla qualificazione della Champions League e come lo stesso animale, per arrivare al traguardo dovrà portarsi dietro tutto il peso di un campionato fatto di alti e bassi, di infortuni e di Giacomelli e di tanti rimpianti chiamati Cagliari, Salisburgo e Milan. Dopotutto con tre vittorie nei match elencati prima, la squadra di Inzaghi sarebbe rispettivamente al terzo posto in solitaria, alle semifinali di Europa League e in finale di Coppa Italia.

Tuttavia, per citare lo stesso allenatore in una qualsiasi conferenza stampa bisogna ringraziare i ragazzi che dopotutto hanno portato i tifosi a sognare, hanno portato entusiasmo in uno spogliatoio creduto fragile e soprattutto hanno dato modo di meritarsi lo stadio pieno.

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 Lazio da record

Se nell’anno dello Scudetto, i punti necessari per la vittoria finale sono stati 72, in questo 2018, a tre giornate dal termine, la Lazio ricopre la terza/quarta posizione con 70 punti. Basterebbe una sola vittoria per spazzare via quei punti tanto amati di diciotto anni fa e ahimè rimanere comunque a tentare l’accesso Champions più che quello Scudetto, lontano ben 18 punti.

Seguendo le statistiche di Whoscored la Lazio è la quinta squadra che segna di più in Europa. 84 le reti siglate contro le 87 di Barcellona, le 88 del Bayern, le 102 del City e le 106 del Psg. Dopotutto la squadra capitolina ha anche una giornata in più delle altre compagini, cosa saranno mai 23 reti? Soprattutto ora che è finita l’era di Ciro il Grande ed è cominciata quella di Caicedo il grandissimo?

 

Il dato però nasconde, come nel film Inception, tanti piccoli strati da nascondere alla morale Inzaghiana del “farne uno più degli avversari”.

In trasferta la Lazio è la terza squadra europea che segna di più a soli cinque gol dalle contendenti e, SPOILER ALERT, in casa è nona. Nonostante sia sempre la prima del campionato, nelle classifiche internazionali è sotto al Real Sociedad, decimo in campionato.

Al contrario dell’ultimo dato, il momento di forma della Lazio è quasi ineguagliabile. Nelle ultime sei partite solo il Lione ha fatto meglio, mentre la squadra di Patric rimane comunque prima a livello nazionale.

Uno per tutti, tutti al Psg

Se l’unione è la vera forza della squadra, il singolo è sicuramente un contorno poetico tra un tacchetto di Milinkovic e una tinta di Luis Alberto. Il vero merito di Simone Inzaghi è stato quello di dare carattere a dei giocatori dalla bellezza di un Ronaldo pre Manchester e dalle qualità sotterrate sotto cumuli di terra scavati da Cana (ci manchi Lorik).

Il primo fra tutti è Ciro Immobile. Nonostante l’infortunio, l’attaccante partenopeo rimane al primo posto della classifica marcatori della Serie A, con 29 gol e con 9 assist da non sottovalutare. Al primo posto anche in Europa League, dove anche senza la qualificazione o le molte presenze, guida la classifica con 8 reti e un’assist. Se la sua stagione dovesse finire qui, avrebbe comunque segnato la bellezza di 41 gol in 47 partite che a livello europeo lo vede terzo solo dietro a Messi e Salah.

Il vero mago e la vera rivelazione di quest’anno è però Luis Alberto, interprete perfetto delle istruzioni del mister. 13 assist e 11 gol, migliore in Italia, secondo in Europa sotto il belga De Bruyne. La sua visione è paragonabile a quella del Don Iniesta (hasta luego, campeón), i suoi gol sembrano essere raffinati come quelli di Messi e il suo taglio di capelli sembra essere una copia di quello di Borini ai tempi del Sunderland.

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Sergej Milinkovic Savic. L’uomo in più. Il quarto segreto di Fatima. La risoluzione fra le due Coree, un gol fra Sirigu e il terzo posto, l’uomo dei 300 milioni e soprattutto il genio che tentò il gol da centrocampo contro la Roma. 45 presenze, 13 gol e 6 assist. Padroneggia il tiro da fuori area e i rinvii sbadati di Strakosha, predilige il tacchetto alla giocata fine, portando i tifosi verso la birra più che ad applaudire. Ormai sembra essere lanciato verso una delle offerte multimilionarie che provengono da Spagna e Francia e questa squadra è consapevole di non poter trovare di meglio del giocatore serbo.

Not wanted record

Non tutti i record sono ben accetti, come quelli enunciati prima, la Lazio ne possiede tanti altri che preferirebbe non avere. Difatti, oltre a Sassuolo e Inter, sono la squadra che ha subito di più i torti arbitrali e precisamente del Var, lo strumento che dovrebbe essere imparziale e corretto e che mostra sempre di più le sue limitazioni. Ben 6 gli episodi più contestati che hanno portato i biancocelesti a lottare per un posto in classifica che sarebbe potuto essere più consolidato senza sviste della moviola.

Se pensate che le brutte notizie finiscano qui, oltre a non aver visto la serie Casa di carta, non avete sicuramente visto il reparto difensivo dei biancocelesti.

Sempre secondo il sito di statistiche, la Lazio è addirittura decima per gol subiti, meglio della squadra romana, persino il Genoa, undicesimo in campionato.

Tra positivo e negativo, ecco che questa si profila come la stagione dei record, centrati o meno, che fra vent’anni ci faranno ripensare a questa Lazio, forse troppo sottovalutata.

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