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Una Lazio da Dorando Pietri

Dicono che, se si vuole rappresentare un campionato di calcio con un’immagine di un altro sport, lo si fa al meglio con una maratona. Proprio perchè non è altro che una corsa lunghissima verso un traguardo finale che all’inizio sembra lontanissimo. E per cui non bastano scatti improvvisi e di breve durata. Serve anche saper reggere fino alla fine, andare avanti finchè si può. Fino alla fine. Perchè altrimenti non si vince. Non si raggiungono gli obiettivi: che siano quelli desiderati, o insperati all’inizio, poco importa. Se si crolla alla fine, non si vince. E nessuno si ricorderà del tuo nome. O forse no. Perchè c’è un caso particolarissimo: Londra, 1908. Quarta edizione dei moderni Giochi Olimpici. Provate a chiedere chi abbia vinto quella edizione della maratona. Non lo sa quasi nessuno. Ma tutti, o quasi, conoscono Dorando Pietri.

Dorando Pietri e una storia da Lazio

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#70SportWays Day 48: Dorando Pietri, an extraordinary story of sport ➡️ http://bit.ly/2CnMwpp Dorando Pietri was an Italian long-distance runner, became famous for his performance in the marathon of 1908 London Olympic Games. When he was leading, with only two kilometres to go, Pietri began to feel the effects of extreme fatigue and dehydration. When he entered the stadium, he took the wrong path and when umpires redirected him, he fell down for the first time. He got up with their help, in front of 75,000 spectators. He fell four more times, and each time the umpires helped him up. In the end, though totally exhausted, he managed to finish the race in first place. Of his total time of 2h 54min 46s, ten minutes were needed for that last 350 metres. Due to the help Pietri received from the umpires, he was disqualified and removed from the final standings of the race, but as compensation for the missing medal, Queen Alexandra gave him a gilded silver cup, similar to the one assigned to the winner. The famous writer Arthur Conan Doyle, commissioned by the Daily Mail to write a special report about the race, said about him: “The Italian’s great performance can never be effaced from our record of sport, be the decision of the judges what it may”. Read the full story on www.sportmyway.eu #longdistancerunner #dorandopietri #dehidrate #arthurconandoyle @dailymail @olympics

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Perchè Dorando Pietri è lo sconfitto più famoso della storia dello sport. La medaglia d’oro olimpica, quell’anno, la vinse lo statunitense Johnny Hayes. Eppure, di quell’anno si ricordano tutti solo di questo podista italiano.

Il perchè è abbastanza semplice da capire: Dorando Pietri era uno dei favoriti principali per la vittoria in quell’anno. E appronta una tattica di gara molto saggia: parte conservando le energie, per cercare una rimonta nel finale. E questa tattica sembra rivelarsi vincente. Sembra. Perchè quella maratona è la prima che si corre sulla distanza di 42,195 km e, vuoi per questo allungamento di percorso, vuoi per le molte energie spese nell’inseguimento, Dorando Pietri entra letteramente in crisi all’ingresso dello stadio. Sbaglia strada, viene avvisato e reindirizzato dai giudici. Stramazza al suolo, viene sorretto dai giudici e dai medici. Cadrà a terra altre quattro volte. Ma riuscirà a tagliare il traguardo per primo, impiegandoci 2 ore e 54 minuti. Di cui, dieci minuti solamente per compiere gli ultimi, interminabili cinquecento metri. Ma tutto ciò sarà inutile.

Perchè la squadra americana farà ricorso, lamentandosi dell’irregolarità dell’aiuto ricevuto da Dorando Pietri. Reclamo accolto, il podista italiano viene squalificato. Scompare dagli albi d’oro. Ma entrerà nella storia.

Crollare nel finale

Perchè alla fine è questo che è successo anche alla Lazio quest’anno: è crollata nel finale. Proprio quando l’obiettivo (insperato ad inizio anno) sembrava lì, veramente ad un passo. Anche meno, addirittura. Anche la Lazio è stata sorretta, spinta, aiutata verso quella linea da altri. Da quei settantamila che hanno riempito lo stadio Olimpico per l’ultima sfida decisiva.

Sarà stata la poca abitudine a tante partite di un certo livello (come l’aumento di distanza), o le troppe energie spese (sono addirittura 15 le partite ufficiali giocate in più rispetto all’Inter). Sarà stata la mancanza di fiducia nei propri mezzi. O forse tutti questi motivi insieme, ma la Lazio non è riuscita ad arrivare a quel traguardo. È crollata all’ultimo momento. Non c’è stato bisogno di nessun ricorso, di nessuna squalifica, ha perso unicamente da sola. Ma non dubitiamo che verrà ricordata anche questa Lazio così come Dorando Pietri. Perchè questa Lazio è stata così vicina a quell’obiettivo, a quel sogno. E proviamo anche a esagerare: perchè se lo meritava, quel sogno. Ha incantato tutti con il suo gioco, con la sua caparbietà, con la sua bellezza. Ma tutto questo non è bastato a vincere, no: di sicuro è bastato per far amare questa squadra.

Anche perchè, come diceva qualcuno, ‘nella vita ho tifato sempre per chi perde‘. E a volte sono i perdenti che sono amati tanto da entrare nella storia. Come Dorando Pietri. Come la Lazio.

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