Dicono che, se si vuole rappresentare un campionato di calcio con un’immagine di un altro sport, lo si fa al meglio con una maratona. Proprio perchè non è altro che una corsa lunghissima verso un traguardo finale che all’inizio sembra lontanissimo. E per cui non bastano scatti improvvisi e di breve durata. Serve anche saper reggere fino alla fine, andare avanti finchè si può. Fino alla fine. Perchè altrimenti non si vince. Non si raggiungono gli obiettivi: che siano quelli desiderati, o insperati all’inizio, poco importa. Se si crolla alla fine, non si vince. E nessuno si ricorderà del tuo nome. O forse no. Perchè c’è un caso particolarissimo: Londra, 1908. Quarta edizione dei moderni Giochi Olimpici. Provate a chiedere chi abbia vinto quella edizione della maratona. Non lo sa quasi nessuno. Ma tutti, o quasi, conoscono Dorando Pietri.
Dorando Pietri e una storia da Lazio
Perchè Dorando Pietri è lo sconfitto più famoso della storia dello sport. La medaglia d’oro olimpica, quell’anno, la vinse lo statunitense Johnny Hayes. Eppure, di quell’anno si ricordano tutti solo di questo podista italiano.
Il perchè è abbastanza semplice da capire: Dorando Pietri era uno dei favoriti principali per la vittoria in quell’anno. E appronta una tattica di gara molto saggia: parte conservando le energie, per cercare una rimonta nel finale. E questa tattica sembra rivelarsi vincente. Sembra. Perchè quella maratona è la prima che si corre sulla distanza di 42,195 km e, vuoi per questo allungamento di percorso, vuoi per le molte energie spese nell’inseguimento, Dorando Pietri entra letteramente in crisi all’ingresso dello stadio. Sbaglia strada, viene avvisato e reindirizzato dai giudici. Stramazza al suolo, viene sorretto dai giudici e dai medici. Cadrà a terra altre quattro volte. Ma riuscirà a tagliare il traguardo per primo, impiegandoci 2 ore e 54 minuti. Di cui, dieci minuti solamente per compiere gli ultimi, interminabili cinquecento metri. Ma tutto ciò sarà inutile.
Perchè la squadra americana farà ricorso, lamentandosi dell’irregolarità dell’aiuto ricevuto da Dorando Pietri. Reclamo accolto, il podista italiano viene squalificato. Scompare dagli albi d’oro. Ma entrerà nella storia.
Crollare nel finale
Perchè alla fine è questo che è successo anche alla Lazio quest’anno: è crollata nel finale. Proprio quando l’obiettivo (insperato ad inizio anno) sembrava lì, veramente ad un passo. Anche meno, addirittura. Anche la Lazio è stata sorretta, spinta, aiutata verso quella linea da altri. Da quei settantamila che hanno riempito lo stadio Olimpico per l’ultima sfida decisiva.
Sarà stata la poca abitudine a tante partite di un certo livello (come l’aumento di distanza), o le troppe energie spese (sono addirittura 15 le partite ufficiali giocate in più rispetto all’Inter). Sarà stata la mancanza di fiducia nei propri mezzi. O forse tutti questi motivi insieme, ma la Lazio non è riuscita ad arrivare a quel traguardo. È crollata all’ultimo momento. Non c’è stato bisogno di nessun ricorso, di nessuna squalifica, ha perso unicamente da sola. Ma non dubitiamo che verrà ricordata anche questa Lazio così come Dorando Pietri. Perchè questa Lazio è stata così vicina a quell’obiettivo, a quel sogno. E proviamo anche a esagerare: perchè se lo meritava, quel sogno. Ha incantato tutti con il suo gioco, con la sua caparbietà, con la sua bellezza. Ma tutto questo non è bastato a vincere, no: di sicuro è bastato per far amare questa squadra.
Anche perchè, come diceva qualcuno, ‘nella vita ho tifato sempre per chi perde‘. E a volte sono i perdenti che sono amati tanto da entrare nella storia. Come Dorando Pietri. Come la Lazio.
