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Un brutto anno chiamato Mendieta

Un nome che pochi scorderanno, ma per il motivo sbagliato. Gaizka Mendieta è l’emblema della fine della indimenticabile Lazio di Cragnotti, quella squadra che davvero nessuno mai dimenticherà, ma per il motivo giusto.

Era il lontano (ormai) luglio del 2001. Nonostante una sequenza strepitosa di trofei vinti e sfiorati, la Lazio si ritrovava inesorabilmente alla chiusura di un ciclo. Eriksson aveva lasciato il passo temporaneamente a Dino Zoff, direzione inghilterra, per poi essere sostituito dall’ex rivale dello Scudetto 1999 Alberto Zaccheroni.

Inoltre, le stelle più brillanti della Lazio che fu si stavano spegnendo, oppure stavano transitando verso altri cieli. Mancini aveva smesso, Veron veniva ceduto allo United e Nedved era pronto per Torino, bianconera, e pronto per alzare il Pallone d’oro. E alla Lazio? Bisognava comunque reagire allo Scudetto dei giallorossi e le finanze sembravano ancora fiorenti come in passato, sopratutto al netto di queste cessioni. Arrivano Stam, Fiore e Mendieta. I primi due, in tempi diversi, hanno fatto bene alla Lazio anche se in fasi della carriera completamente diverse. Il terzo – lo spagnolo appunto – è arrivato a Roma come il sostituto di Nedved. Capite? Sostituto della furia ceca e non solo, era andato via anche Veron. Però Gaizka non era proprio uno sprovveduto. Due volte miglior giocatore della Champions, due volte finalista della stessa competizione col maledetto Valencia ammazza grandi. Lodato come un piccolo Buddha (eccone un altro) nella Liga con assist che hanno fatto la fortuna di Claudio Lopez. Claudio, appunto. L’argentino era già approdato alla Lazio la stagione precedente. Prima dell’infortunio era veramente imprendibile, ma dopo ha comunque dissacrato la teoria che dicevamo. Forse è stato lui ad aver fatto la fortuna del centrocampista spagnolo, in passato.

Di positivo, tornando al deludente Mendieta, si ricorda un bel assist per “El piojo” contro il Copenghen nei preliminari di Champions. Sembrava un buon inizio, ma in fondo anche De la Pena colpì una traversa all’esordio….

Dopo un inizio molto a rilento, si è passati allo stallo totale. Poca brillantezza, zero fantasia, delusione tangibile. Mendieta non era lo stesso del Valencia, ma non era proprio più se stesso. Di bello aveva solo un caschetto biondo che aprirà le porte a un altro spagnolo, questo bellissimo, di nome Gabarron Patric. Ma questa è un’altra storia. Sempre per rimanere attuali, anche lo sguardo ricorda qualcuno di più recente. Lo sguardo di Mendieta, perso in una Lazio che non andava bene per niente (va detto a sua discolpa) ricordava quello di Felipe Anderson “Ametrano version”. Triste, spento, diverso. Mendieta non era scarso per niente ma come tanti spagnoli approdati in Italia, si è perso nel bel paese senza trovare più la strada maestra. Un po’ un sogno come in Inception, senza risveglio.

Dopo la brutta esperienza, l’esonero di Zac e la rifondazione di una Lazio che non sarà più la stessa, l’esperienza al Barcellona non andrà troppo meglio per il talento basco. E allora Premier League, al Boro, fino al 2004. Troppo poco. Troppo poco e niente per un campione che alla fine del millennio sembrava davvero un pezzo da Pallone d’oro. Forse le delusioni in Champions col talismano – al contrario – Cuper, forse la mancanza di adattamento, Mendieta ha smesso anche abbastanza giovane (per i tempi moderni e per i campionati “sveranamento” che stanno nascendo.

Pagato 48 milioni, Gaizka Mendieta è l’uomo che ha pagato più di tutti la fine dell’era Cragnotti, l’occasione sprecata da Zaccheroni e l’anno dove perdere il derby 5 a 1 è stata comunque la cosa più brutta.

Non era scarso, affatto. E’ capitato solo al posto sbagliato, nel momento sbagliato, con l’atteggiamento sbagliato.

Ah, comunque oggi è un bellone.

 

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