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Un bambino che amava Riedle

Ricordate quando siete diventati tifosi? Tifosi veramente? Quando avete capito che quella maglia non avreste più voluto e potuto toglierla?
Io sì. 3 Marzo 1991. Cielo limpido che sapeva già di primavera. Per la prima volta nella mia vita entravo allo stadio Olimpico, il teatro delle notti magiche di Italia ’90 da poco passate.

Lazio-Juventus.


Non esistevano posticipi e dirette televisive. Seguire una squadra che non giocava le coppe, come la Lazio, significava non vederla giocare MAI.

Bisognava immaginare tutto alla radio e saziarsi con pochi minuti di highlights.
Vedere per la prima volta lo stadio, il tifo dal vivo, sentire il profumo dell’erba, e poi vedere loro, gli eroi di cui ci eravamo innamorati nelle notti azzurre: Roberto Baggio e Totò Schillaci. Il problema é che giocano con la Juve, insieme ad un altro calciatore, in panchina, che fa esplodere lo stadio di fischi. Paolo Di Canio (ma questa é un’altra storia).

I nostri, i biancocelesti: nomi che oggi fanno tenerezza. Fiori, Bergodi, Sergio, Pin,Gregucci, Soldà, Bacci, Troglio, Ridle,Sclosa, Sosa.
Poca tecnica, pochissima, ma tanta lazialitá. Poi quei due lì davanti: Il piccolo, veloce e tutto dribbling, Ruben Sosa e poi lui, il tedesco, Karl-Heinz Riedle. Appena arrivato dalla Germania, pensavamo fosse alto, non lo era. Non era neanche veloce, nè particolarmente dotato con i piedi. Aveva due qualitá, preziose: la prima è che combatteva, come un leone. Si avventava su tutti i palloni calciati in mezzo dai modesti esterni di allora e qualcosa succedeva. Ricordo ancora l’immagine della sua maglia, quella gialla, completamente bagnata al termine di una battaglia al San Paolo. La seconda qualità è più un superpotere, sapeva andare in cielo. Saltava altissimo e rimaneva sospeso inarcandosi all’indietro per poi lasciar partire una frustata di testa spesso letale. E’ stato uno dei più grandi interpreti di questo gestito tecnico, fondamentale nelle allora blindate difese italiane.

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Lazio-Juve prosegue. La Juventus di Manfredi – nonostante i nomi importanti -è poca cosa. Schillaci corre a vuoto, Baggio danza per il campo ma predica nel deserto. La Lazio prende coraggio. Gabriele Pin va via sulla destra, parte il cross, la palla deviata si impenna e ricade in area, tra i due colossi juventini a difesa della porta si tuffa lui, Riedle, con la testa, e batte Tacconi. E’ il mio primo goal dal vivo, il primo boato che sento nelle orecchie. Finirá cosí, Riedle 1 – Juve 0. La mia prima vittoria.

La Lazio vivrà una stagione difficile, la radio mi racconta di una squadra priva di talento, tenuta a galla dal tedesco e da Ruben Sosa. Pareggi nei Derby e schiaffi presi dalle grandi. Un’estate, poi, arriva Sergio Cragnotti e con lui arrivano Gascoigne, Winter, Cravero, Fuser e i i tre giovani della Cremonese. La Lazio cambia pelle e torna a sognare l’Europa. Riedle é rimasto, accanto a lui non c’é più Ruben Sosa ma un biondino che diventerà uno degli attaccanti più importanti della nostra storia, Giuseppe Signori, il re della Nord. Il tedesco conosce spesso l’amarezza della panchina, ma non fiata, sta al suo posto e nella partita più importante, all’Olimpico contro il Napoli, che può aprirci le porte della Uefa dopo tantissimi anni, lui é in campo. Si parte, il clima è da finale. Cross di Signori, Riedle in tuffo, 1-0. Passano due minuti, cross a campanile di Stroppa, impossibile arrivarci, ma lui va in cielo, ancora sento il brivido, e la schiaccia dentro. Nel momento più importante, nel nostro appuntamento con la storia, lui ci ha preso per mano e ci ha tirato in Europa. Alla fine sono in lacrime.

Arriva un’altra Estate, una mattina ci sveglia la notizia bomba: la Lazio – giá rinforzata con Casiraghi – ha acquistato Alen Boksic, il croato centravanti del Marsiglia campione d’Europa, un campione straordinario. Cominciamo a sognare, e per Riedle che era campione della lazietta che adesso puzza di vecchio, non c’é più spazio. Va via. Lo dimentichiamo.

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Martedí 14 Marzo 1995. Al Wedtfalenstadion di Dortmund si gioca Borussia – Lazio. É il ritorno dei quarti di finale di Coppa Uefa. La Lazio ha vinto l’andata, in una meravigliosa serata, per 1-0. Sono davanti alla tv a godermi la prima grande notte europea della mia Lazio. Nel Borussia c’è Ridle.
Andiamo subito sotto su rigore. La Lazio di Zeman gioca male, Boksic è un fantasma. Restiamo in 10, teniamo duro. Spero nei supplementari, poi…punizione, cross in mezzo, e arriva lui. Sento il boato nel mio salotto buio, siamo fuori. Anche stavolta ,nel momento più importante, Riedle c’é stato, purtroppo. E anche questa volta, alla fine, sono in lacrime.

Articolo a cura di Thomas Del Duca

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