La storia di Ballardini inizia in ere lontanissime, prima delle sue 3 parentesi al Cagliari, al Genoa, prima dei suoi innumereboli esoneri e contratti in essere. La storia di Ballardini inizia con una Supercoppa, che ha ingannato con le sue parole di miele tutto il mondo conosciuto, e invece voleva solo tornare dal suo padrone. L’ombra di Ballardini si allargava a dismisura, già allora.
Il suo regalo è stata una Coppa, anzi una Supercoppa. Ha regalato una Coppa al signore degli Uomini, Matuzalem, che non ha avuto il coraggio di buttarla nella voragine incandescente cinese e distruggerla. Se l’è tenuta, insieme ad un tatuaggio con un bacio stampato sul collo. Gli è stata fatale. Non si sa se la Coppa o il tatuaggio. Ce l’hanno tolto, rubato. Il mio tesoro. Maledetti! Noi li odiamo! È nostro e lo vogliamo, mormora Mourinho.
L’avidità degli uomini li ha perduti. Così, mentre tutti festeggiavano la vittoria, il potere di Ballardini cresceva, cresceva, l’ombra si proiettava su tutta la Terra di Mezzo biancococeleste. Da una rupe altissima, i suoi occhiali sorvegliavano il mondo senza sosta, in cerca della Supercoppa, di una nuova conferma.
I suoi 9 spettri giravano per i campi d’Italia senza sosta, senza vincere. 9, perché due, titolarissimi, Ballardini li aveva spediti a far compagnia ai nani di Moria, che avevano scavato troppo a fondo, troppo a fondo, e avevano risvegliato qualcosa di terribile, il contratto-non-rinnovato. Tu. Non. Puoi. Passare, a Formello, gli hanno detto.
Il regno di Ballardini è oscuro, le sue armate compiono imprese indicibili. Pareggia ovunque, mettendo a ferro e fuoco tutte le X possibili. Catania, Fiorentina, Sampdoria, Bologna, Siena, Udinese. Non gli basta pareggiare. Un fedele alleato di Ballardini produce gli Uruk Hai, risultati ancor più pestilenziali: sconfitta contro il Bari, contro il Cagliari, Juventus, perfino Roma. Sorge un sole rosso. Stanotte è stato versato un derby.
Ma non è questo il giorno della fine della Lazio. Sta per tornare Ledesma, a liberare la squadra intrappolata dalle complesse arguzie tattiche di Ballardini al Fosso di Tare. I Laziali cadranno, ma non è questo il giorno. A febbraio la Lazio perde contro il Catania, è terzultima in campionato. L’ora più buia.
Gli uomini insieme ai loro alleati arrivano fino ai confini della capitale di Mordor, Reja getta finalmente la Supercoppa nelle fiamme: la speranza divampa. Gli Occhiali di Ballardini crollano a terra, nella polvere. La storia di Ballardini inizia in ere lontanissime.
Inizia con una Supercoppa, e sopra, se la getti nel fuoco, escono delle strane parole incise, in una lingua antica. E per chi la sa leggere, per chi osa pronunciare quelle parole in una lingua antica, quella del primo Lotito, c’è scritto: “Una Supercoppa per domarli, con Ballardini incatenarli”. Ma non è questo il giorno. Non è questo il giorno.
