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Tutti in piedi: salutiamo il nostro Lorik

Cosa significa, per noi di Top&Flop, piccola nazione dipendentista dentro l’universo-Lazio, l’addio al calcio giocato di Lorik Cana che si celebrerà prima di Albania-Italia? Vorremmo dire che significa poco, che magari è un giocatore che neppure ci siamo goduti appieno, per mille e mille motivi. Ma forse sarebbe una bugia, una brutta bugia per coprire quello che stiamo per scrivere.

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Che forse per noi, in questa piccola nazione dipendente dalla Lazio, un piccolo popolo che sogna ironia, che sogna di poter raccontare il mondo con competenza, certo, ma anche un piccolo grado di sorriso, e abbraccio, forse per noi significa molto. Molto più di quello che possiamo ammettere, molto più di quanto vogliamo. In qualche modo è come se andasse via qualcosa che sentiamo molto vicini a noi, in maniera incomprensibile e profonda. Come se andasse via tutto quello in cui abbiamo creduto da ragazzini: che alla fine, qualsiasi attaccante giocasse contro la Lazio, ci fosse sempre uno Cana disposto a farsi prendere a brutte occhiate e gialli e rossi dall’arbitro pur di difendere la porta.

Forse è solo la fine di un periodo in cui abbiamo creduto, ma con forza, che alla fine ogni difficoltà e ogni cratere di amore e ogni buco nero di universo potesse semplicemente essere spazzato via dalla sua scivolata. Alla fine è forse solo l‘addio al calcio di uno degli eroi del 26 maggio, che nessuna potrà mai dimenticare. Come nessuno potrà dimenticare con quanto sollievo, immenso, e profondo, ogni volta che lanciava il pallone in tribuna il 26 maggio l’abbiamo amato.

Forse questa piccola nazione all’interno del popolo biancoceleste che sinceramente ha riso, sinceramente ha abbracciato, sinceramente ha ammirato Lorik Cana ora ha bisogno magari di altri eroi, forse li ha già trovati. Un giorno, in passato, l’abbiamo conosciuto, ci abbiamo camminato, l’abbiamo visto allenarsi, salire i gradoni di Formello, salutare, sorridere, spendere sudore e forza per la Lazio.

Un giorno di tanti anni fa ci abbiamo perfino parlato. E in fondo, forse, quel giorno abbiamo capito che dietro il calciatore c’è un uomo che in altri tempi avremmo scelto. In altri tempi avremmo ammirato. In altri tempi avremmo seguito ovunque, contro tutti i nemici. Forse è solo il tempo sbagliato, Lorik Cana. Forse ora dobbiamo sentirci un po’ più grandi, abbiamo nuovi eroi, dobbiamo solo cercare di voltare pagina. E mentiamo così schifosamente a noi stessi.

Mentiamo così schifosamente a noi stessi dicendo che, crescendo, sperando, sognando, forse non ne abbiamo più bisogno. Che alla fine di tutto, di fronte agli avversari, quando la situazione sta precipitando, ne sentiamo ancora bisogno. Che alla fine di tutto, di fronte a questa vita amara e crudele e bugiarda e bella, ci serve ancora, dentro, la scivolata di Lorik Cana per avere un po’ meno paura.

Lorik Cana saluta il calcio. Noi, piccola nazione indiana, salutiamo Lorik Cana. Nell’unico modo che possiamo: tutti in piedi, stasera. E attenti a dove tenete il pallone, su qualsiasi campo. Non importa da quanto abbia lasciato il calcio. Non importa quanto tu corra veloce. Non importa quanto tu ti ritenga forte, importante, decisivo. Alla fine arriverà Lorik. Contro tutto, a spazzare via tutto, a farci sentire un po’ meno la paura.

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