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Tutti per uno, Leiva per tutti

In un sondaggio lanciato di recente sui canali social ufficiali della S.S. Lazio Lucas Leiva è stato votato come miglior giocatore della stagione da poco conclusa. Un risultato significativo, se vogliamo anche sorprendente, per alcuni forse esagerato. Al di là del valore da attribuire a riconoscimenti del genere – ammantati da un velo di popolarità che spesso confonde il merito concreto con il sentimento astratto – una cosa è certa: Lucas Leiva ha messo d’accordo tutti. Ha messo d’accordo le vedove di Biglia e i suoi più convinti detrattori (da una parte quelli del “e mo senza Biglia come famo”, dall’altra quelli del …Biglia è lento, perde tutte le finali, porta sfiga”). Ha messo d’accordo chi era scettico sul suo acquisto (e qui il sottoscritto deve recitare un MEA CULPA ad alta voce) e chi invece era entusiasta dell’arrivo di un calciatore dal profilo internazionale che aveva bisogno solo di nuovi stimoli per tornare a splendere (vedi Klose, vedi Nani). Ha messo d’accordo i tifosi, i quali lo hanno subito eletto a beniamino; l’allenatore, che non ci ha rinunciato praticamente mai; la società, che sembra ci voglia puntare anche per un futuro da dirigente.

 

 

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Piacere, sono Leiva. E fu subito amore <3

Ripercorrere la stagione di Lucas Leiva Pezzini in maglia biancoceleste significa immergersi nel lato più splendente della medaglia a due facce che è stata la Lazio 2017/18. Un giocatore universale, il biondo brasiliano venuto da Liverpool. Chi si aspettava un medianaccio tutto grinta, muscoli e tackle sarà rimasto positivamente impressionato dal “molto di più” messo in mostra in ogni partita dal numero 6: dalle sue ottime doti tecniche, dalla sua visione di gioco periferica, dalla sua sensibilità nei passaggi corti e dalla sua precisione in quelli lunghi, da una certa confidenza con gli sganciamenti in avanti e, dulcis in fundo…

…da perle come questa

Leiva si è distinto in mezzo al campo sia sotto il punto di vista tecnico che da quello caratteriale. Per esempio, è stato lui il giocatore ad aver effettuato più passaggi a partita (58.1), con una percentuale di riuscita tra le migliori della squadra (86.9%, quarto in questa speciale classifica). E sempre lui, inoltre, è stato uno dei giocatori più creativi (e quindi pericolosi) con 1.1 key passes di media a partita (si tratta di quei passaggi che mettono un compagno nelle condizioni di concludere verso la porta).

 

Lucas Leiva ha mantenuto le promesse derivanti dalla sua fama di leader del centrocampo e dello spogliatoio. Un percorso di crescita e di affermazione costante e lineare quello del brasiliano di Dourados: cominciato in patria nel 2005 con la maglia del Gremio – quando Lucas fece subito capire al mondo intero di che pasta era fatto, riuscendo peraltro a ritagliarsi l’esordio con la Seleçao a soli 19 anni – e passato per 10 meravigliosi anni al Liverpool (dove Leiva ha lasciato una splendida impronta tecnica e umana), prima di fare tappa a Roma la scorsa estate. Una sola stagione è bastata per far scattare la scintilla tra Leiva e tutto il mondo Lazio. Una lunga e intensa stagione vissuta da protagonista assoluto: perché oltre ai numeri elencati prima, c’è da aggiungere che il brasiliano è risultato alla fine anche il primo in tutto il campionato per numero di tackle vinti a partita (3), il secondo per numero di duelli vinti (5.06 a partita) e – in generale – illustre specialista nell’antica arte del recupero palla (arte che, nella storia recente della Lazio, annovera altri grandi maestri, quali il rude ma buono Mudingayi, il saggio Giannichedda, il “Supremo” Almeyda)

 

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Uomo di lotta e di governo

Fermo restando che Leiva ce lo vogliamo godere in campo ancora per qualche anno, a fare da colonna portante della squadra e da chioccia per le nuove leve, qualche indiscrezione su un suo ipotetico futuro dietro una scrivania con l’aquila messa in bella mostra vicino alla lampada già comincia a circolare. E non suona affatto male, anzi. Le doti caratteriali che lo hanno fatto emergere nello spogliatoio – leadership umile, caparbietà, sacrificio quotidiano – potrebbero tornare molto utili un domani anche in un’altra veste fuori dal terreno di gioco. Magari come collante tra società e squadra, trasposizione istituzionale del lavoro che Leiva fa oggi in campo tra difesa e attacco. O magari in un ruolo di rappresentanza, una sorta di ambasciatore della Lazio in giro per il mondo (come in altre squadre già avviene ad esempio con Nedved e Zanetti). In quest’ultimo caso Leiva avrebbe dalla sua diverse carte da giocarsi come base di partenza per costruire una buona carriera: potrebbe infatti sfruttare la sua capacità di parlare più lingue o, ancora, le sue doti diplomatiche e la rete di relazioni professionali formata nel tempo. Insomma, si tratterebbe di incanalare verso nuovi obiettivi un bagaglio di conoscenze e rapporti coltivato in tanti anni di esperienza in Paesi anche molto diversi tra loro come Brasile, Inghilterra e Italia.

Il futuro è ancora tutto da scrivere, il presente è lì – in mezzo al campo – a trascinare la Lazio verso un posto in paradiso che quest’anno è stato solo sfiorato. Ma su una cosa possiamo già adesso sbilanciarci: anche il Leiva dirigente saprebbe mettere d’accordo tutti. Sarebbe un degno rappresentante della Lazio fuori dai confini nazionali, un volto copertina brillante, pulito e spendibile in diverse circostanze. Sarebbe un portatore sano di lazialità – sentimento acquisito certo – ma non per questo meno importante. Perché la maglietta indossata da Lucas Leiva è intrisa di umiltà, di eleganza, di generosità, di tenacia, di ambizione, di passione. Perché lo stile Lazio si nota subito e lui ne ha da vendere.

Si ringrazia Lazio Page per i dati statistici riportati nell’articolo.

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