[amazon_link asins=’886442153X’ template=’ProductCarousel’ store=’tofl-21′ marketplace=’IT’ link_id=’3d57f0e1-4c69-11e7-b6e8-b3c48fa076ce’]Quando non siamo occupati a seguire le dirette di Patric su Instagram, capita che ci sfiori il pensiero di diventare un giorno dei giornalisti seri. Per sapere qualcosa di questo mondo niente di meglio che andare a parlare con uno dei suoi protagonisti; siamo quindi andati a bussare alla porta di Daniele Baldini, conduttore di Radiosei, che è stato così gentile da riuscire a rispondere in maniera sensata ai nostri vaneggiamenti. Se anche voi avete interesse nel campo del giornalismo ma volete evitare di diventare dei mitomani, o se siete semplicemente interessati al mondo delle radio sportive romane, questo è il pezzo che fa per voi.
Un bilancio sulla stagione della Lazio: ritieni che l’Europa League sia un miracolo come dice Inzaghi, che come voto a quest’annata ha dato 9,5?
Se mi trovassi a dare 9,5 ad una stagione del genere mi fermerei e perderei motivazioni per commentare le prossime. Dipende dalle dimensioni che ci si vuole dare, dalla percezione che si ha di sé, da quello che è stato il presupposto di inizio stagione. La squadra non credeva in quello che era il progetto della società, è diventata squadra in corso d’opera. Da questo punto di vista si è raggiunto un obiettivo. 9,5 è quando si va oltre l’obiettivo prefissato, il fatto che la Lazio abbia raggiunto l’obiettivo l’Europa League fa sì che si possa considerare la stagione come ampiamente sufficiente. Calcolando anche finale di Coppa Italia e i rapporti ritrovati arriviamo a 8, il lavoro di Inzaghi e della squadra ha restituito credibilità a tutto l’ambiente Lazio, società compresa. 8 in una situazione ordinaria l’avrei dato se la Lazio avesse vinto un trofeo, questa era una situazione sui generis. Il sogno è raggiungere una Champions diretta.
Come sei arrivato a diventare conduttore radiofonico?
Ho iniziato più di dieci anni fa, ho fatto studi di comunicazione e poi ho cominciato a collaborare con una piccola testata giornalistica. Attraverso un’agenzia che mi ha permesso di conseguire il tesserino da giornalista pubblicista ho cominciato a frequentare Formello da inviato, intervenivo una tantum in trasmissioni locali facendo corrispondenza di campo e ho cominciato a conoscere il mondo Lazio e gli addetti ai lavori, facendo esperienza sul campo. La mia prima vera esperienza di conduzione è stata su Radio Manà Manà, in cui ho lavorato per tre anni, inizialmente come inviato. Poi non so per quale motivo mi hanno chiesto di fare il conduttore e da lì ho cominciato una nuova esperienza forse meno gratificante e motivante perché lavorare sul campo a raccogliere la notizia è più stimolante, però la radio è magica, la possibilità di avere una trasmissione e stare in contatto con la gente mi ha permesso di sviluppare la mia situazione lavorativa. È nato dagli studi, dalla passione per il giornalismo e per la Lazio, dalla voglia di trasformare questa passione in un lavoro.
È difficile trovare ogni giorno argomenti che riguardino il mondo Lazio senza correre il rischio di essere ripetitivi?
È il mio lavoro quotidiano, un tormentone da quando vado a dormire fino al giorno dopo. Paradossalmente è più complicato trovare un argomento all’interno del quale si possono aprire tanti altri argomenti per cui parlare in generale della Lazio e di calcio. Il difficile è trovare una notizia diversa ogni giorno che ti permetta di aprire un focus ogni giorno, avere un argomento diverso ogni giorno che possa interessare più persone. Puoi avvicinarti a questo obiettivo ricercando sempre più notizie, oppure ponendo tante domande: più domande poni, più riesci ad approfondire la notizia e l’argomento.
Come funziona il mondo delle radio sportive? E come cercate voi di Radiosei di avere più pubblico possibile?
Noi organizziamo ogni giornata offrendo diversi programmi radiofonici, in modo da coprire dalle 06.00 alle 01.00. Ogni programma, chiamato ‘contenitore’ è affidato ad ogni conduttore specifico, ed ha normalmente un filo conduttore che lo accompagna tutti i giorni. Tipicamente, si inizia sempre con la rassegna stampa, intorno alle 8 di mattina, per poi arrivare ai diversi tipi di programmi offerti durante tutto il giorno, che prevedono diversi spazi di approfondimento ciascuno: c’è il contenitore che prevede l’interazione diretta con il pubblico da casa, oppure altri in cui si approfondiscono alcune tematiche, come le analisi tattiche delle partite, il calciomercato, varie statistiche, e argomenti simili. Poi ogni giornata prevede anche un riepilogo dei temi trattati e delle notizie più importanti, cercando di mantenere il filo conduttore proprio dei programmi. Questo è quello che offriamo noi di Radiosei, in modo da variare il più possibile il servizio per non parlare sempre degli stessi argomenti, e per cercare di avere il pubblico più eterogeneo possibile.
Cosa ricordi con più piacere della tua esperienza di giornalista?
Guarda, io mi ritengo un operaio, che pensa solamente a fare il proprio lavoro, e che trova una grande soddisfazione in questo. Non so, penso di dirti che è particolarmente bello seguire il ritiro, stare lì dove tutto nasce, dove inizia la nuova stagione. Fare le interviste, dal vivo, anche in radio, è sempre bello. Anche “Di Padre In Figlio” genera una particolare emozione, soprattutto per l’evento che è. Non è facile prendere il microfono e parlare davanti a 60000 spettatori…
Ecco, normalmente è gratificante tutto il lavoro della diretta in radio, ma se proprio dovessi scegliere, ti direi questi tre momenti particolari.
Una cosa che non avresti mai voluto vedere su un campo di calcio?
La situazione sportiva più brutta l’ho vissuta durante Lazio-Bari della stagione 2009-2010. Una Lazio che lottava per evitare la retrocessione, che perse contro un Bari di molto inferiore a lei. Quella partita mi ha trasmesso un senso di impotenza e di sfiducia per il proseguo di quella stagione, e delle successive, totale. Sembrava davvero, in quel frangente, una Lazio allo sbando, che non riusciva nemmeno a navigare a vista. In quel momento piansi addirittura dal nervoso.
Che consigli daresti ad un aspirante giornalista?
Di essere davvero motivato in quello che vuole fare, e non porsi obiettivi a breve scadenza. Fare il giornalista può essere estremamente faticoso e difficile da sopportare, perché bisogna fare tanta gavetta. L’importante è tenere duro nei tanti momenti di difficoltà, essere davvero motivati in quello che si fa. C’è un momento in cui molti mollano, perché non ce la si fa più: se sai stringere i denti, e cerchi sempre il meglio, in questo modo arrivi. Senza pensare solo alla visibilità. Se non si è mossi dalla passione del giornalismo, se cerchi solo la vetrina, il rischio è quello di diventare dei ‘mitomani’, che perdono di vista il senso della loro professione, che cercano solo la visibilità.
Avete un rapporto diretto con i giocatori e la società, o siete come noi comuni mortali?
Non c’è una regola universale, dipende molto da persona a persona. Ci sono persone che magari conoscono personalmente dei calciatori, o dei membri dello staff, altre che hanno una conoscenza magari superficiale, mentre molte altre non hanno questi contatti. Non necessariamente lavorare in una radio sportiva presuppone e prevede la conoscenza dei calciatori, o un rapporto più stretto con loro. Lo stesso discorso vale anche per la società. Anche perché è presente la radio ufficiale della società, Lazio Style Radio, che ha una sua offerta e che rimane la voce ufficiale della società, mentre noi di Radiosei offriamo il programma ‘La Voce della Nord’, che è gestito direttamente dalla Curva Nord.
Passiamo alle domande serie: qual è il collega a cui faresti scrivere la storia della tua vita?
Pensandoci un attimo, non mi viene in mente nessun nome particolare. La storia della mia vita non è così complicata eh. Però a livello di stima per come scrive, direi Roberto Bastanza, che è anche autore teatrale. E scrive davvero bene, è una buona penna. Riuscirebbe a rendere emozionanti alcuni passaggi della mia vita.
Preferiresti intervistare Patric o Vargic?
Vargic, ragazzi. Com’è possibile che un giocatore a scadenza venga pagato due milioni e mezzo, lui può aiutarmi a capirlo. Anche perchè ha debuttato con l’Inter, ma è comunque il terzo portiere della Croazia ai mondiali. Patric è un ragazzo molto social, si potrebbe chiedere qualcosa sul mondo della Cantera. Ma scelgo comunque Vargic.
Cosa fai se ti entra un gabbiano in casa?
Mah, forse il primo pensiero è fare una foto, un selfie con un gabbiano. Guardarlo un po’, e magari accompagnarlo all’uscita…
