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Tu lo conosci Mauro Zarate?

Il primo amore non si scorda mai. Rimane indelebile nel ricordo, e viene utilizzato spesso come metro di paragone per gli amori successivi. Conservando sempre quell’aura di nostalgia, che lo rende assolutamente unico. Questo discorso vale per gli innamoramenti della vita reale, ma anche (e soprattutto) quando si segue il calcio. Capita a tutti di innamorarsi di un calciatore, non necessariamente della propria squadra del cuore. Ma scocca l’amore. Tralasciando brevi infatuazioni durante l’infanzia (Sandro, dove sei?), non classificabili come innamoramenti in virtù dell’età troppo tenera, il mio primo amore calcistico è stato Mauro Zarate.
Meglio chiarire subito una cosa: come viene espresso in (500) Days of Summer, ‘questa non è una storia d’amore. È una storia sull’amore.’

L’inizio

Corre l’anno 2008. Nella sessione estiva di calciomercato, la Lazio acquista, in prestito oneroso, un giovane calciatore argentino da un club qatariota, tale Mauro Matìas Zarate. All’inizio, un giovanissimo tifoso laziale, allora sedicenne, rimane scettico: chi è? Se è finito in Qatar all’inizio della sua carriera, evidentemente non ha nessuna qualità. Anche perchè è reduce da un altro prestito, in Inghilterra, non molto entusiasmante: 4 gol in 14 partite con il Birmingham penultimo e retrocesso.

E infatti, al debutto stagionale (Lazio-Benevento 5-1) non gioca da titolare. Non entra nemmeno dalla panchina. E quel tifoso rimane ancora scettico. Ma si ricrede subito. Eccome se si ricrede.
31 agosto 2008, inizia il campionato. Cagliari-Lazio. Alla fine del primo tempo, la Lazio si ritrova sotto di un gol. Per rimontare questa partita, si affida a quel ragazzo di 21 anni, con il 10 sulle spalle. E lui agisce. Prima realizza un rigore, e dopo segna con un bel pallonetto. Facendo vedere di avercene eccome, di qualità.

Qualità che si vedono ancora di più alla seconda giornata di campionato. Mauro Zarate decide di sbloccare Lazio-Sampdoria in questo modo:

L’amore

Quel tifoso capisce di avere davanti agli occhi un grandissimo giocatore. Se ne innamora facilmente. Perchè è giovane, poco più grande di lui, perchè continua a segnare, perchè è forte, perchè fa sognare. E non pone limiti ai sogni: dichiara di aver trovato una squadra da scudetto, e le prime partite sembrano confermare queste sue parole. La realtà non sarà così, anzi, la Lazio concluderà il campionato al decimo posto, ma è scoccato l’amore: con il giovane attaccante argentino, i tifosi laziali sognano.

Tutti ne sono innamorati, anche follemente. Alla prima stagione in Serie A, Mauro Zarate chiude con 13 reti in 36 presenze in campionato, tra cui una marcatura nel derby di ritorno (vinto poi 4-2) che è diventata il suo marchio di fabbrica:

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In quella stagione la Lazio vince la Coppa Italia, grazie anche ai suoi gol, sempre decisivi e fondamentali. Come quello in semifinale contro la Juventus, o quello in finale contro la Sampdoria. Tutti realizzati nello stesso modo, con un tiro da fuori area, da quella che è diventata la sua mattonella.

La crisi

Stagione successiva, per la Lazio cambio di allenatore. Terminato il lavoro di Delio Rossi, ora tocca a Davide Ballardini. Che all’esordio vince la Supercoppa Italiana contro l‘Inter di Mourinho (esatto, quella che realizzerà il Triplete). E i tifosi laziali si aspettano grandi cose, soprattutto dal 10 argentino. Ma scoprono ben presto che non è così.

È un anno difficilissimo per la Lazio, ma soprattutto per Zarate. Intanto viene acquistato a titolo definitivo dalla Lazio, per un costo di 20 milioni di euro. Realizza un gol nel play-off di Europa League contro l’Elfsborg, e nella competizione europea si ripete altre tre volte. Ma in campionato stenta terribilmente, mostrando difficoltà impensabili per un talento come il suo: solo due gol nel girone di andata. Sembra essersi involuto. Non è più lui. E non si riesce a capire quale sia il problema che lo affligge: non dialoga con i compagni, intestardendosi in giocate individuali che non portano a niente. Deludendo enormemente tutti i suoi tifosi innamorati, che da lui si aspettano grandi cose.

Nemmeno il cambio di allenatore a stagione in corso sembra aiutarlo: sulla panchina della Lazio subentra zio Edy Reja, ma la situazione non migliora. Zarate diventa molto nervoso, venendo espulso nella partita contro la Sampdoria per proteste. Decide però di passare la giornata successiva, Lazio-Bari, in Curva Nord con i tifosi laziali. Che ne sono, ancora di più, innamorati.

In questo campionato realizza solamente 3 gol in 31 presenze. E Mauro Zarate si chiude in se stesso. La stagione successiva inizia malissimo, con problemi disciplinari che lo portano ad avere rapporti terribili con l’allenatore. Che lo fa giocare poco, spesso fuori ruolo, costretto sulla fascia. Maurito diventa sempre più egoista, sempre meno coinvolto nel gioco di squadra. Ma ritorna capace di grandissime giocate, soprattutto quando gioca in attacco, come nella partita contro il Napoli, come ci mostra AmanteDellaBola:

Oppure come a Catania, quando entra e ribalta la partita, risultando decisivo per l’1-4 finale con due assist e una magia su punizione:

Piccolo inciso: quant’erano belle le maglie di quell’anno? A me piacevano tantissimo.

Il dramma

Ma il vero dramma si consuma nelle ultimissime giornate di campionato: la Lazio è in corsa con l’Udinese per il quarto posto, valevole per i preliminari di Champions League. E alla terzultima giornata c’è proprio Udinese-Lazio: la partita è decisiva. Zarate sta diventando sempre più un caso, alterna grandi giocate (sempre più rare) a momenti di intollerabile egoismo, a vere e proprie sceneggiate da ‘veneziano’, in cui gioca da solo contro gli avversari, senza cercare alcuna collaborazione con i compagni di squadra.

A fine primo tempo, la situazione è critica: Udinese in vantaggio due a zero, con Sanchez che, da fermo, sta annichilendo la retroguardia biancoceleste. A metà del secondo tempo, quella che può essere la svolta: rigore per la Lazio. Sul dischetto va Mauro Zarate. E tira male. Troppo male. Talmente male da sembrare quasi fatto apposta. Quasi come non volesse vincere, come se volesse far naufragare i sogni europei della Lazio. E questa è la goccia che fa traboccare il vaso dei tifosi laziali. I quali, in virtù dell’amore enorme che nutrivano per Maurito, gli avevano perdonato tantissimo: il suo egoismo (nonostante abbia realizzato 8 assist in quella stagione), le bizze caratteriali, la sua ossessione per la giocata individuale. Ma questo è troppo difficile da perdonare.

Qualcosa si è rotto con quel rigore, si capisce subito. E non si sa se e come può essere riparato. Molti tifosi non riescono più ad amarlo come prima. L’idillio sembra essere terminato, in una brutta maniera. Anche perchè la stagione successiva Zarate viene ceduto in prestito all’Inter nell’ultima giornata di calciomercato, quasi come se fosse una fuga dalla Lazio. E i tifosi che ne erano ancora innamorati ci rimangono malissimo. Un dolore che può essere espresso così:

E adesso?

Il rapporto si è rotto. Mauro Zarate non vuole più la Lazio, cerca in ogni modo di andarsene. Dopo il prestito all’Inter, tenta una causa per mobbing e gira di nuovo il mondo tornando due volte al Vèlez e giocando con QPR, West Ham, Watford e Fiorentina (insieme ad una nuova esperienza araba). Oggi – dopo aver tradito i tifosi del Vèlez passando ai rivali del Boca – Maurito sta vivendo una seconda giovinezza, pur non riuscendo più a realizzare con la stessa facilità quelle giocate entusiasmanti che hanno caratterizzato il suo esordio a Roma.

Noi laziali però, siamo stati traditi dal numero 10 ben prima dei Los Fortineros biancoblu. E oggi ripensare a Mauro Zarate ci fa male. Perlomeno, è così per chi vi scrive. Perchè ha scoperto che l’amore non dura per sempre, che una storia d’amore può finire malissimo, che può causare una sofferenza enorme. Sofferenza che perdura ancora adesso, nel ricordare quegli anni dorati, a distanza di cinque anni. Perchè ancora non si riesce a credere che un rapporto possa essersi rovinato così.

Dov’è finito quel giovane attaccante che faceva sognare? Perchè non c’è più? Perchè si è perso per strada, insieme ai sogni e alle speranze che avevamo riposto in lui? La delusione e la sofferenza sono talmente grandi, che non ci si vuole più innamorare di nessun altro giocatore, per evitare di soffrire ancora. Perchè la prima volta è stato tutto bellissimo, tranne il finale. Perchè rimani ancorato al passato, a quel bellissimo ricordo da cui non riesci più a smuoverti. E dentro di te sai ancora benissimo che questo rapporto di amore-odio, di odi et amo, non si risolverà mai.

Ma se dovesse tornare, tu saresti lì pronto ad accoglierlo a braccia aperte. Anche subito. Perchè l’amore è così, può resistere nascosto e tornare fuori all’improvviso, a distanza di anni. ‘It’s alright if you wanna come back to me.’

É quello che farei io, se Maurito tornasse. Se lo vedessi di fronte a me. Correrei subito ad abbracciarlo, perchè non riesco a non volergli bene, nonostante tutto. Non so voi.

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