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Tre parole per descrivere Lionel Scaloni

Lionel.

E il 99% della popolazione mondiale, se leggesse, penserebbe a Messi. Ma poi ci siamo noi, noi laziali, che invece ci lasciamo trasportare dalle emozioni e, controcorrente, lo vediamo ancora correre sulla destra. Lionel.
Scaloni.

Uno dei tanti argentini che ha vestito la maglia biancoceleste e uno di quelli che ogni laziale che si rispetti ancora ama. È vero, ci sarebbero Veron, Crespo, Claudio Lopez, Almeyda, Zarate, chi ha incantato e vinto, chi ha fatto semplicemente il suo e chi ha deluso, ma noi in questi giorni pensiamo a una categoria a parte, quella in cui c’è solo Scaloni.

Lionel

Leo (senza bisogno di specificare il cognome) ha regalato alla Lazio 4 stagioni collezionando 67 partite, ma che gli sono bastate per entrare nei cuori di tutti. Non tanto per le sue prestazioni, per sue particolari giocate, per suoi goal fondamentali (ne ha segnato solo uno contro il Parma in una sconfitta, su deviazione), ma piuttosto per la grinta che era in grado di mettere in campo. Avete presente quando, durante una partita particolarmente nervosa (il derby! Il derby!), vedete un giocatore impazzito in panchina che urla e sbraita? E spesso e volentieri fomenta i tifosi, carica la squadra e sembra essere più incazzato di quelli che sono in campo? Bene, quello era Scaloni.

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Un calciatore, un allenatore, un motivatore, un trascinatore e, perché no, anche un tifoso. Si è fatto riconoscere in qualsiasi squadra abbia giocato, tra una corsa sulla fascia, una ringhiata contro gli avversari e qualche indicazione dalla panchina. Uno dei pochi che riusciva ad essere protagonista pur non giocando. E non parliamo di selfie postati su Instagram, lamentele sul suo poco utilizzo o chiacchiere di troppo. Semplicemente un uomo che sapeva farsi apprezzare dai compagni, dal mister e dai suoi sostenitori.

Sul campo lo abbiamo descritto come un gladiatore, un eroe silenzioso che la Lazio meritava ma non di cui aveva bisogno…ehm non proprio. Sul campo era un eroe logorroico che la Lazio meritava e di cui aveva bisogno, ma fuori dal campo era qualcosa di più: l’argentino di Rosario, uh guarda, come Messi, posava il gladio e impugnava il forchettone trasformandosi in uno chef.

Asado

Ammettiamo che con Lionel, qualcuno sicuramente in malafede, possa pensare a Messi. Con “Asado”, però, non c’è proprio storia. Non è Scaloni esso stesso un Asado? Ok, forse stiamo esagerando e il caldo ci dà alla testa, ma vi invitiamo a pronunciare questa parola davanti a un tifoso biancoceleste e scommettiamo un vice Immobile che la risposta sarà “mamma mia quanto mancano alla Lazio le grigliate di Scaloni”. C’è stato poi Ledesma, ora forse se ne occuperà Correa, ma la qualità di Scaloni nel fare gruppo, riunire anche i brasiliani della squadra intorno a un tavolo e costringerli ad assaporare la carne grigliata argentina non ce l’avrà mai nessuno.

Esatto, avete già capito chi non può mancare alla prossima gita fuori porta di Pasquetta.

Argentina

Poche presenze per lui in campo con la Nazionale maggiore, di più con quella Under 20, e un’avventura che sta per cominciare sulla panchina da protagonista, dopo aver già affiancato Sampaoli all’ultimo, fortunatissimo, Mondiale albiceleste in Russia. Un ruolo ad interim assegnatogli dalla Federazione per far ripartire una Nazionale che negli ultimi anni ha deluso parecchio. Una Selezione che è risultata troppo spesso priva di attributi e circondata da polemiche. Che ha visto nel suo ultimo allenatore un uomo che non ha saputo tenere in mano la situazione e farsi sentire. Farsi sentire, appunto.

Per questo è stato scelto Scaloni, che forse un allenatore lo è sempre stato, anche quando indossava gli scarpini.

E ora che c’è lui? Non abbiamo idea se sia l’uomo giusto che risolverà i problemi di Messi e compagni, ma abbiamo la certezza che farà quello che ha sempre fatto: urlare, gestire i compagni, fare gruppo, grigliare, dare indicazioni e, soprattutto, ci renderà ancora più fieri.

Un post condiviso da SportsCenter ESPN (@scespn) in data:

Lionel? Sì, l’allenatore dell’Argentina. E non dite che non vi avevamo avvertiti…

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