Amiamo quello che ci fa male ma ci fa sognare.
Sogno e realtà: due rette parallele tra quello che amiamo e quello che realizza in modo semplice i nostri obiettivi. Il mercato si avvicina e nonostante tutto il laziale non vuole solide realtà, ma sogni.
Ci sono state Lazio che hanno vinto, vinto e non convinto. E Lazio che hanno perso ma fino all’ultimo avevano trascinato anche il più scettico. Un po’ Cissè e Floccari: il primo ha fatto scaldare i tifosi laziali e ha lasciato la sua stella appesa a quel famoso “palo“; l’altro è arrivato in silenzio, se ne è andato in sordina ma ha messo dentro uno dei gol più pesanti della nostra storia per come sono andate poi le cose. Il mercato si avvicina e il laziale è così. Spesso è così. Ci sarà sempre il tifoso che nei momenti di grassa non lo diceva ma lo covava. E alla prima flessione, in direzione della finestra di mercato, sputerà il rospo: “Ridatemi Felipe Anderson“.
Perché è così. Giocatori con estro, qualità tecniche e soprattutto tanta discontinuità rubano il cuore dei tifosi. Specie quelli più polemici, quelli che vivono del “Se gli va è il più forte di tutti“. Alla Lazio ne sono passate di meteore (più o meno incisive) che rispuntano fuori nei momenti meno entusiasmanti. Al contrario, giocatori garanzia (alla Parolo) sovente vengono messi da parte, quasi dati per scontato.
“Mica giocheremo un altro anno con Parolo?”
Eppure deve mettere le famose “toppe” dove i giovincelli lasciano i buchi.
Forse è una sorta di memoria selettiva che riesce a isolare gli sporadici momenti di totale libidine tanto da cancellare i brutti ricordi. Le venti partite di Zarate, la mezza stagione di Felipe Anderson, le tre\quattro partite di Meghni (forse ho esagerato). Questo cancella tanti brutti momenti, su tutti il Lazio – Genoa del 2018, quando F.Anderson trotterellando da una fascia all’altra non si oppose al cross che realmente non ci mandò in Champions. O Keita Balde (comunque inspiegabilmente meno amato del collega brasiliano) che è stato per largo periodo il più talentuoso della nostra rosa ma sistematicamente riserva con Reja, Petkovic, Pioli e Inzaghi. Quanti difensori accaniti di Biglia e quanti meno spasimanti dell’instancabile Ledesma?
E’ un po’ il discorso della moglie fedele e dell’amante. Spesso si cade in tentazione per un attimo di puro godimento e si lasciano da parte i valori che contano.
Il top è quando questi svarioni d’amore avvengono per gli acquisti mai arrivati. Un periodo c’era la brigata Ylmaz, poi gli orfani di Wesley. Giocatori che sfido chiunque ad ammettere di non aver visto al massimo una o due partite intere oltre al video su YouTube “Wesley skills” (che sconsiglio). Ma esiste chi critica Immobile o meglio, non ne è ancora totalmente innamorato.
“Segna, ma a me non piace“
Se parliamo dell’aspetto fisico, ci può stare, anche io ho altri gusti. Ma altrimenti di cosa stiamo parlando? Eppure, provate a scendere al bar sotto casa e chiedete se “é più forte” Immobile o… Dzeko. (lo so, sono scorretto). Ma basterebbe molto meno. Per ammettere che Acerbi è l’italiano migliore al momento ci abbiamo messo anni mentre per De Vrij (sistematicamente sostituito a gara in corso nei big match) è stato amore a prima vista. Sarà il fascino dello straniero, sarà la moda spasmodica del giocatore di prospettiva, sarà che in amore vince chi fugge.
I più amati e rimpianti sono tutti calciatori che hanno minacciato (e poi realizzato) un trasferimento altrove anche in momenti di difficoltà. Biglia disse di non esser certo del suo futuro con la fascia al braccio. Candreva voleva andare a vincere altrove. De Vrij: stendiamo un velo pietoso.
Mentre esistono laziali che criticano Lulic. E non parlo di critiche oggettive (il suo cross col destro da sinistra), parlo di amori non scoccati benché sia stato dato tutto. Perché non c’è la suspense dell’abbandono, il brivido del pallonetto e del gol bellissimo ma inutile. Al tifoso spesso serve anche questo, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Ricordiamoci però che la Lazio nei momenti bui è stata ritirata su da chi umilmente si rimboccò le maniche. Perché sarebbe folle non scambiare mai un Biava con un De Vrij? Reja o il Bielsa di turno?
Ai posteri e non solo l’ardua sentenza (che ardua non è).
Articolo di Daniele Ercolani
