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Toglieteci tutto (anche de Vrij), ma non il nostro Acerbi

Quando il discusso divorzio da Stefan de Vrij si è consumato ufficialmente, tra i tifosi della Lazio si è sparso a macchia d’olio il timore di vedere un reparto difensivo se possibile ancora peggiore di quello disastroso della stagione 2017/18. Insomma, se va via il miglior difensore in rosa sarà difficile fare meglio con un sostituto, a meno che non vai a prendere Virgili van Dijk. O a meno che non vai a prendere Francesco Acerbi.

31 anni, una onesta carriera di provincia, la sfortunata parentesi al Milan, un brutto male preso a spallate e un puzzle di tatuaggi a disegnargli tutto il corpo. Quando l’estate scorsa si cominciò a parlare di Acerbi alla Lazio ero tutto sommato contento, perché il suo nome tornava spesso nei miei appunti immaginari di mercato. Eppure ero convinto che non potesse fare meglio di de Vrji, forse perché avevo ancora negli occhi la pulizia tecnica e l’eleganza dell’olandese (al netto delle polemiche, uno dei migliori difensori mai passati dalle parti di Formello). E invece, ancora una volta, Acerbi ha saputo essere più forte di tutto, anche delle perplessità di chi vedeva in lui solo l’onesto mestierante di squadre medio-piccole.

Il profilo ideale

Ci ha messo davvero poco Francesco Acerbi ad ambientarsi nel mondo Lazio. Chi lo ha visto all’opera nel ritiro di Auronzo lo ha capito subito che il profilo era quello giusto. Dopo un paio di partite vere, poi, lo abbiamo capito tutti che il profilo più che giusto era proprio ideale. Ideale per questa Lazio, per un allenatore come Inzaghi, per una tifoseria che dopo il tradimento dell’ex beniamino voleva un uomo vero a comandare la difesa.

Da un punto di vista tecnico, il difensore ex Sassuolo si è mostrato ancora migliore di quello che poteva apparire a uno sguardo superficiale. Sinistro educatissimo, testa sempre alta a dettare la prima manovra del gioco, attenzione maniacale nella marcatura a uomo. Se a tutto questo aggiungiamo la capacità innata di essere leader di un intero reparto (a livello verbale, a livello di gestualità, a livello di comportamento positivo) e una certa propensione a sganciarsi in avanti senza risparmiarsi nel momento del bisogno, completiamo il quadro di uno dei migliori difensori dell’intera Serie A, probabilmente il migliore italiano quest’anno insieme a Chiellini e Romagnoli, sicuramente il migliore in casa Lazio.

Un profilo niente male in effetti.

La sua stagione

In una classifica interna di rendimento generale, sulla falsariga di quello che avviene per esempio in NBA, per eleggere il migliore calciatore della Lazio nella stagione 2018/19 non si può guardare oltre due nomi: Lucas Leiva e Francesco Acerbi. Per statistiche personali, per valore assoluto, per continuità di prestazioni e per contributo a migliorare il reparto, sono loro due i calciatori che hanno fatto meglio nella stagione appena conclusa.

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Ma ci sono almeno un paio di fattori che, personalmente, fanno pendere il piatto della bilancia verso il difensore lombardo. E sto parlando del numero di presenze (37 in campionato, 5 in Coppa Italia, 8 in Europa League) – con il record di Javier Zanetti salvato solo da un’ingiusta espulsione a Napoli – a testimonianza di un fisico indistruttibile e di una voglia di giocare ancor più indistruttibile (quasi fanciullesca, come i bambini che non vogliono mai uscire dal campo e sono veramente felici solo se rincorrono un pallone). E, in secondo luogo, sto parlando del valore aggiunto dato alla difesa della Lazio: 46 gol subiti, a fronte dei 49 dello scorso anno. Tre gol in meno che possono sembrare niente, ma significano tanto se ci metti vicino una Coppa Italia vinta da protagonista assoluto e prestazioni monstre contro i centravanti top del campionato (Icardi, Dzeko, Zapata, il povero Piatek entrato in crisi mistica dopo il doppio confronto in Coppa Italia).

Cosa ha dato in più Acerbi al reparto è soprattutto la sicurezza, un senso di fiducia nei propri mezzi che poi si è insinuato pian piano anche nei suoi compagni. Rispetto al suo predecessore olandese, poi, quello che è balzato subito agli occhi è stata la sua maggiora capacità di restare concentrato per tutti i 90 minuti e una naturale propensione alla marcatura stretta sul diretto avversario.

Nucleo di ripartenza

Si è fatto un gran parlare nelle ultime settimane di Inzaghi, dei suoi dubbi legati alla permanenza sulla panchina della Lazio e delle presunte garanzie tecniche che lo stesso avrebbe richiesto alla società come condizioni imprescindibili per il rinnovo del contratto. Non sappiamo cosa ci sia di vero dietro le voci che circolano sulle larghe intese addivenute tra il mister, il direttore sportivo Tare e il presidente Lotito. Ma su una cosa sentiamo di poter mettere la mano sul fuoco: il triumvirato laziale ha un nucleo solido sul quale costruire la nuova vecchia Lazio che verrà.

E stiamo parlando di una spina dorsale che abbraccia il terreno di gioco e si dirama fin dentro lo spogliatoio: Acerbi, Leiva, Immobile. Fascia centrale del campo, ruoli chiave per gli equilibri tattici della squadra, doti carismatiche da leader di un gruppo che il prossimo anno è atteso da una grande prova di rilancio dopo l’opaco campionato appena terminato.

Non sappiamo quanti e quali giocatori arriveranno a rinforzare la Lazio 2019/20, sappiamo bene però su chi potremo contare ancora alla cieca sin dal ritiro di luglio. E Francesco Acerbi, Most Valuable Player in carica, è uno che di solito non tradisce.

 

 

 

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