Mentre sto scrivendo, mio figlio fa versi strani, io costantemente controllo con il dito che respiri che stia bene che tutto vada bene, e Milinkovic un giorno sì e l’altro pure viene accostato a grandi club, venduto a grandi club, strattonato da grandi club, smembrato tra grandi club. Dormo poco, sono irritabile, al Milan vengono accostati Morata e se non va bene Falcao, alla Lazio se va bene Falcinelli e Ferrari (pure onesti, sia chiaro).
Mentre vado a lavoro ripenso a quello che mi manca da fare (tutto), ripenso che un po’ mi manca la mia vita precedente con de Vrij, quando non avevo responsabilità di padre, quando correvo la notte solo perché mi ero scordato, la sera prima, di fare pipì. Non perché un bambino sta per piangere molto forte (e comunque è un bimbo buono, non come de Vrij, che è andato all’Inter).
Nel mentre stiamo vivendo tutti un periodo strano: siamo costretti ad essere a metà tra esaltati da una squadra incredibile e delusi dall’assenza di Champions, che comunque pesa più o meno quanto i primi caldi, quando non si capisce come vestirsi, il calciomercato appare molto più deprimente di quello che è (non è così brutto, vedrete) e le vacanze sembrano un bel po’ lontane. Mentre sto scrivendo, il valore di Milinkovic è cresciuto ancora, le temperature pure, l’unica cosa che non deve crescervi dentro è l’insoddisfazione. Abbiate pazienza, c’è tempo, la maggior parte delle cose lette non avverranno, mi sento (e sono sensazione documentate) che qualcosa di bello arriverà. Sarà che sono più speranzoso del solito. Non parlo del ritorno di Patric dalle vacanze, ovviamente.
