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TheDirettore – Io c’ero: A 26 Maggio Story

Io me lo ricordo. Io un giorno dirò, Io c’ero. Mi ricordo gli ultimi secondi, io lavoravo in quella Lazio, io c’ero.  Mi ricordo le ultimi fasi concitate, con i cross disperati di Lamela, Ciani che vola in alto e la butta via, poi Biava di testa, ancora Ciani, ancora Lorik Cana, poi Candreva la butta davanti, ma mancano ancora 30 secondi che sono stati 30 secoli sono stati gli anni in perenne inferiorità numerica sono stati gli anni a dire ah, tifi la Roma anche tu?, no, io tifo Lazio da quando sono nato, mio papà me lo ha insegnato, mio nonno mi ha portato allo stadio insieme a mio zio e gli amici di mio zio, ed avevo una sciarpa troppo grande. Poi altri palloni dentro, e ritrovarsi con altri laziali in classe, quasi con meraviglia, con gli stessi gesti, gli stessi miti, gli stessi racconti.

Ciani, è stato lui a buttare altissimo, fuori, l’ennesimo pallone, l’ultimo. Io c’ero, c’ero abbracciato e c’ero oramai senza più voce, regalata ad un altare troppo grande, troppo angosciante, una data destinata a rimanere, unica. Io c’ero a Ponte Milvio, stretto negli abbracci, con Marchetti a petto nudo e Ledesma che a fine partita dice: “Abbiamo vinto la Coppa a Roma, contro la Roma, domani i bambini andranno a scuola a dire abbiamo vinto la Coppa a Roma, contro la Roma, godiamocela”. Io c’ero, ero quel bambino che il giorno dopo va a scuola a dirlo ed ero quel piacere immenso, fortissimo, quell’abbraccio che spingeva e quella notte infinita di amore. Io c’ero quando Lulic non poteva arrivare ad immaginare cosa aveva fatto, finché non ha visto la gente che lo fermava per strada, alzava la camicia o i pantaloni e mostrava il tatuaggio con su scritto “Lulic 71”. Io c’ero a sfiorare il tatuaggio con quella Coppa Italia, io l’ho baciata perché sapevo lo so ancora cosa rappresenta a Roma, cosa significa alzarla a Roma, contro la Roma. Io ero quel bambino, io lo racconterò al mio bambino. Io quando Lulic ha toccato quel pallone ho solo pensato: cosa hai fatto Senad, cosa ci hai fatto, cosa ci hai esploso dentro, cosa ci hai regalato per sempre. Io quel 26 maggio ho ringraziato mio nonno, perché mi ha sempre detto: “Nonno non ti può regalare molto, ma nonno ti ha passato la fede”. E intendeva la Lazio, e sorrideva. E forse è fede davvero: credere che l’impossibile accada, sperare contro ogni speranza. Vieni, che papà ti racconta una storia. Papà c’era, il 26 maggio 2013. Papà ora te lo racconta.

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