EDITORIALE – Sarà come ritrovare un vecchio amico. Il ritorno di Felipe Anderson in campo, contro lo Zulte, avrà tutto il sapore controverso che ha rivedere una persona che non si sente da secoli. Un ritratto in bianco e nero (vedi il suo Instagram), che all’improvviso prende vita. Con tutte le aspettative e i dubbi del caso: tornerà come prima? Ha ancora 2 gambe? Saprà sorridere e farci sorridere come prima, avremo ancora qualcosa in comune, quel feeling di un tempo ritornerà, come una specie di magia? Chi ha esperienza di questo genere di ritorni (l’avete fatto sicuramente almeno una volta con un ragazzo o una ragazza), sa che il Poi, l’incontro, tutto quello che ne consegue, spesso è conseguenza del primo impatto, del ritorno, della prima vista su un universo che, fino a quel momento, si considerava archiviato, o lontano.
Sa anche che in amore la seconda chance qualche volta fa male sul serio, ma in amicizia (e non è forse nel calcio moderno quella per i giocatori un’amicizia, per la squadra l’amore?) molto spesso il ritorno è fantastico, ci si ritrova come se mille anni fossero stati qualche minuto, l’intesa resiste, la risata è la stessa. In amore e nel calciomercato no, ma quello è un altro conto (è stato meglio lasciarsi, che non essersi mai incontrati?). Felipe contro lo Zulte, sarà ancora lo stesso? Avrà 2 gambe, riderà come prima, pregherà, si fermerà, dribblerà? E come se fosse un vecchio amico, lo aspetto con ansia, emozione, applaudo e mi sbraccio per la mia formazione. Però fermi tutti, e se l’amico non è lo stesso, è cambiato, è diverso? Forse siamo un po’ cambiati noi. A rileggere certi commenti sui suoi social, viene da chiedersi se sono Laziali, quelli. Io no. Da un po’ di tempo sarò pure cambiato, ma non nel dirti Felipetto mio.
p.s. per la trattazione sul tema: il ritorno delle ex, questo sconsigliato, si rimanda a tomo filosofico in allegato nel prossimo numero.
