Editoriale – La prima Cena di Laziocrazia è iniziata nel migliore dei peggiori dei modi possibili. La Lazio ha scelto di farla all’Eur, la sua cena, proprio nel quartiere da cui di solito non esco mai, se non per stretti motivi lavorativi o personali. Proprio stavolta, abbiamo deciso di fare la nostra cena a Piramide. Così lontano da loro.
La vicinanza di Patric ci sarebbe stata insostenibile? Lo abbiamo fatto apposta per non dover guardare con troppo amore a Milinkovic? Solo qualche studioso di antichità, tra qualche millennio, ritrovando le nostre conversazioni telefoniche, dribblando tra GIF ed emoticon, sarà in grado di dare giusto lustro ad una vicenda oscura. Quasi tutta la redazione presente (gli assenti sono tutti licenziati, ovviamente, in tronco), un clima top da festicciola al college con gioco della bottiglia nudi. Rovinata da: cameriere che non ci ha permesso di mettere le alici sopra la margherita con bufala, porta sempre aperta, racconti dell’orrore dal nostro inviato a Nottingham, e il suo malcelato disamore per Marusic.
Il nostro Mattia, lo sappiamo, vive con sofferenza ogni esterno biancoceleste che non sia lui, scartato dal mondo del calcio senza che sia stato davvero compreso il suo talento (dice). Nel bel mezzo del monologo ininterrotto su Marusic, si è sfiorato l’incidente diplomatico tra Roma Nord e Passo Corese. Iacopo ha semplicemente chiesto a Leonardo, uno dei fondatori del nostro sito, dove fosse Passo Corese. Ma. c’è un ma. Il tutto con gestualità ad accompagnare la parola Rieti, o giù di lì, che ha profondamente offeso il nostro. Il quale l’ha risolta pacificamente, con duello all’arma bianca in piedi sui tavoli del noto ristorante romano che ci ha ospitato. Il buon Luca, non io ovviamente, ci ha ragguagliato circa le condizioni di vita di Bruxelles, sollevando un vespaio di sbadigli pregni di interesse, tutto ciò mentre Giovanni, che notoriamente non dorme dal ’72, ne approfittava per interrompere la lunga veglia. Abbiamo ripreso le nostre conversazioni dell’anno della fondazione (che è questo), per ritrovarci un po’ cambiato, ma non nel dire a Patric Amore mio.
L’unica foto della serata, scattata dalla mia santa moglie, è carica di tensione: Leonardo e Iacopo si sono appena sfidati a pistolettate, Mattia sta pensando a Marusic, il caporedattore, Federico, ha appena twerkato come Jennifer Lopez, io pensavo già all’editoriale che avrei dovuto scrivere, al Negroni che Leonardo, dovendo scappare, mi ha lasciato nel locale di fronte, a qualche insulto fantasioso, agli ultimi racconti della serata. Bitcoin, criptovalute, io una volta in bicicletta ero nudo nel salone dello spacciatore, “ma lo sai che uno dei nostri redattori per poco non ce rimane dopo Lazio-Torino, lo hanno ricoverato per 2 giorni per dolori al petto, tuttacolpadiGiacomelli” (e giù risate senza senso, scusaci Giovanni), io una volta ho visto un Laziale a Milano (ciao, l’altro Giovanni, volevamo dirti che ti amiamo anche se sei Di Milano), e vi ricordate la cena in cui abbiamo incontrato per la prima volta Riccardo e Lorenzo, e Lorenzo per presentarsi ci ha fatto vedere un video ORRIBILE (che non citiamo, per non stimolarne l’intelligenza perversa. Se vede che ridiamo, fa di peggio). Insomma, i soliti discorsi da cena aziendale. Tutto è finito piuttosto male-bene, con un sacco di amaro (“troppo forte, troppo amaro”), un sacco di birra (“beverina eh, la tua è fruttata, ti lascia un sapore fruttato, lo senti?), e racconti di strane reazioni a strane sostanze.
Tipo: che effetto vi fa leggere un articolo di Laziocrazia? A qualcuno di noi ha fatto sudare freddo, correre in farmacia, rispondere agli effetti collaterali con altri effetti collaterali. O forse non era un articolo di Laziocrazia. Una birra, ah era colpa di una birra, certo! Abbiamo alzato i calici a Marusic, al sito, a voi che ci leggete, alla cameriera che ci ha fatto spostare perché doveva riordinare, alle 2 di notte e al nuovo singolo di Calcutta. Tutto perfetto. Ci dispiace solo per i giocatori della Lazio. Erano palesemente alla cena sbagliata.
