Dottore che sintomi ha la felicità?
Proviamo a spiegarla in maniera molto chiara, quasi scientifica: la Lazio è quarta in classifica con un margine di tre punti sulla Roma e di uno sul Milan. Un vantaggio non grossolano ma comunque importante. Ma c’è di più, la squadra si trova lì avendo perso tutti i big match, ma annientando senza pietà le squadre più alla portata. La domanda lecita da porsi è: dove sarebbe la Lazio se facesse punti anche nei big match? E chi lo sa, ma di certo sarebbe più felice. O i suoi tifosi sarebbero più felici.
Oggi ci sentiamo un po’ dottori (Ippocrate non ribaltarti nella tomba) e quindi diamo la nostra diagnosi: la Lazio ha la sindrome della big. Come può una squadra sbiadirsi, perdersi, chinarsi in maniera quasi reverenziale nella gare che contano? Forse è davvero l’ultimo step che manca alla squadra di Inzaghi, forse davvero è l’ultimo grande difetto da sistemare e, domenica, c’è una grande chance per poterlo fare. Domenica c’è Lazio-Milan. La squadra di Gattuso si presenterà alla gara con parecchie defezioni: mancheranno Higuain; Romagnoli; Caldara; Biglia; Bonaventura; Musacchio; l’autista del pullman ed il massaggiatore. Insomma, è una ghiotta occasione per vincere e battere una big. Una ghiotta occasione per superare la sindrome della big ed essere felici.
Questa non è un’esercitazione. Forza e coraggio la sete, il miraggio, la luna nell’altra metà…
Nessuna esercitazione, domenica si fa sul serio. Domenica si deve diventare grandi, concludere il cerchio, fare il sempre temuto salto nel vuoto, concludere la biancoceleste dialettica inzaghiana. Una dialettica che troppo spesso si è arrestata per questione di qualche secondo, anzi di qualche minuto di blackout, basti pensare all’Harakiri di Salisburgo o alla Champions League persa, con beffa, contro l’Inter sul morire della passata stagione di campionato.
Ma come fare per battere il Milan e superare la sindrome della big?
- Partita finisce quando arbitro fischia. Per tornare ai ricorsi storici di cui sopra, tutti pensavano che dopo lo 0-1 sul Salisburgo o dopo il gol di Felipe Anderson contro l’Inter la Lazio avesse in mano il risultato. Eppure, è andata come è andata. Dunque, evidentemente, vanno gestiti meglio i 90 minuti di gioco e le varie fasi della gara per arrivare sul pezzo nei momenti topici.
- Fuori il carattere! È chiaro che nei big match la Lazio arrivi sempre un po’ timorosa. In questo caso, il riferimento empirico, è all’ultimo derby perso in campionato dove la squadra biancoceleste si è fatta mettere sotto, sul piano psicologico, dai cugini della Roma.
- Non rinunciare mai al proprio gioco. La Lazio che ha perso contro l’Inter lo scorso ottobre si può dire, tranquillamente, che non ha affatto giocato. Sicuramente brava la squadra di Spalletti ad ingabbiarla nella sua morsa, ma questa squadra ha dimostrato di saper giocare (e bene) a calcio. Dunque domenica sarà importante entrare in campo e condurre lo spartito tattico della gara.
- Viverla come una partita normale. La Lazio non sa vincere i big match. Lazio-Milan è un big match. Ma la Lazio non lo sa e vince lo stesso.
Noi ce la immaginiamo così la nostra Lazio: un po’ malata, ma sulla strada giusta per poter guarire prontamente. Alla fine basta poco, basta battere una big e sgomberare la testa da tutti quei timori che le stanno tarpando le ali. Appuntamento a domenica quindi, il Milan potrebbe essere il nome della medicina giusta per guarire per sempre, guarire per sempre dalla sindrome della big.
Che cosa sei disposto a perdere?
Inventori e nello stesso tempo guaritori della sindrome della big. Non male eh?

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