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STO CON – Radu e Inzaghi

“I feel pretty, oh so pretty… I feel pretty and witty and bright!”. Avete presente “Terapia d’urto”? Film del 2003 in cui Jack Nicholson è il Dr.Buddy Rydell, psicoterapeuta specializzato nel controllo dell’ira, e Adam Sandler è Dave Buznik, paziente in cura per ordine del tribunale dall’eccentrico specialista? Ecco. Ricordate pure la scena in cui Dave è in ritardo a lavoro ed è nel traffico di New York, sull’orlo di una crisi di nervi per la paura della ramanzina del capo e il Dr.Rydell tira il freno a mano dell’auto, blocca la macchina in mezzo alla carreggiata e costringe il suo paziente a cantare la canzone tratta da “West Side Story” di cui sopra? Adam Sandler canta così (traduciamo): “Mi sento bello, così bello… Mi sento bello, spiritoso e brillante!” E per magia si rilassa: il nervosismo sparisce, la vena del collo si sgonfia e il mondo appare un posto migliore.

Ecco, immagino che Inzaghi abbia fatto cantare la stessa canzone ai suoi durante l’intervallo: quando la palla non entrava e la vittoria sembrava così vicina eppure così irraggiungibile per colpa dell’autobus parcheggiato da Pecchia davanti alla porta Hellas, per l’imprecisione da nervosismo, per quella serenità perduta tra Milan, Genoa, Napoli e Steaua e per una buona dose di sfiga che da queste parte non ci si fa mai mancare. Me lo vedo Immobile che esce al 45’ scuro in volto, testa china, col sangue che ribolle, entrare nello spogliatoio e cantare “I feel pretty, oh so pretty…”.

Tutte le paure si diradano ed ecco che il destino torna a sorridergli, tanto che nel secondo tempo ne infila due a stretto giro di posta, scacciando gli incubi e riportando la Lazio dove merita (cit. Sergej on Instagram). Il merito della vittoria di lunedì è tutto di Simone Inzaghi. Perché ha messo la Lazio davanti a tutto: alle polemiche, all’ansia da prestazione, ai musi lunghi, ai rinnovi che sfumano. Ha parlato con la squadra prima e durante la gara, l’ha caricata e tranquillizzata nei momenti giusti, ne ha capito ed assecondato i momenti.

La Lazio si è ripresa la vittoria, la zona Champions e la sospirata tranquillità. La Lazio è un gruppo e si vede. Lo si vede nell’abbraccio tra il mister e Radu che di questa Lazio è capitano aggiunto e colonna portante. Il loro abbraccio a fine gara sa di patto, di unione d’intenti, di voglia di arrivare all’obiettivo. Vincere non era scontato. Non lo è mai. Neppure quando giochi, in casa, contro la penultima in classifica.

Vincere era necessario, per questo difficile, perché la pressione era immane. Radu e Inzaghi sono gli emblemi di questa Lazio: abnegazione e appartenenza, sacrificio e umiltà. Uomini partiti senza proclami, senza la pubblicità dei media mainstream, con un certo scetticismo a fare da contorno ai loro inizi in biancoceleste. Entrambi, però, sono ora indispensabili e per questo unici. Da loro dobbiamo ripartire, anche perché su di loro sappiamo di poter contare, ce lo hanno sempre dimostrato, soprattutto nelle difficoltà. Ricordandoci che la Lazio è “pretty, witty and bright”. Pure quando sembra in crisi. E invece deve solo ritrovare il sorriso del suo destino.

Articolo a cura di Marco Valerio Bava

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