Ci sono giocatori che entrano nella storia delle squadre in cui hanno militato. Alcuni ci riescono per le loro qualità tecniche, altri per le statistiche, altri ancora per le loro alcune caratteristiche peculiari. Alcuni lo diventano perchè ne diventano capitani, e guidano i propri compagni alla conquista di trofeo. E questo è il caso di Stefano Mauri. Che verrà ricordato sempre come ‘Colui che ha alzato la coppa in faccia‘. Perchè era lui il capitano della Lazio, nella vittoria della stracittadina di Coppa Italia del 26 Maggio 2013. Ed entra nella storia per questo semplicissimo particolare, che caratterizza terribilmente la sua carriera da calciatore: essere sempre al posto giusto, al momento giusto.
Il derby in finale
Partiamo proprio da qui, da questa data storica. Stefano Mauri è stato decisivo anche per arrivare a questa finale, visto che nella semifinale di andata segna il gol del pareggio a Torino contro la Juventus, che rende più agevole il ritorno.
E in finale Mauri non parte tra i titolari, Petkovic preferisce dare spazio in mediana ad Onazi ed Hernanes, che fanno da guardaspalle a Ledesma. Ma proprio l’argentino, capitano di giornata, si fa male ad inizio del secondo tempo, e allora tocca a Stefano sostituirlo. Si piazza dietro a Klose, si mette la fascia sul braccio, e inizia a giostrare sul fronte d’attacco, come regista offensivo. Ed entra nel vivo del gioco. E infatti, dopo più di 25 minuti del secondo tempo, Stefano Mauri offre un pallone d’oro per la corsa di Antonio Candreva che entra in area dalla destra, mette un pallone in mezzo…e il resto è storia:
https://www.youtube.com/watch?v=cLt0ZeFIBpM
Il gol è decisivo, la Lazio vince la Coppa Italia. Sconfiggendo in finale gli eterni rivali cittadini. Qualcosa che, per le squadre della Capitale, non era mai successa prima d’ora. Rendendo così quel derby di finale il derby della storia. E che ricorderemo nei dettagli per sempre, compresi anche i festeggiamenti:
E chi ha il privilegio di alzare al cielo quel trofeo è proprio Stefano Mauri, che della Lazio è il capitano. E che, come già detto, è sempre al posto giusto al momento giusto. E può approfittarne per togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa.
Gli esordi e l’arrivo alla Lazio
Stefano Mauri cresce calcisticamente nelle giovanili del Monza, sua città natale, per poi iniziare la sua carriera professionistica in altre squadre brianzole come Brugherio e Meda. Dopo due stagioni a Meda in C2, nel 2001 viene acquistato dal Modena, allora in serie B: con i canarini conquista la promozione in Serie A, competizione nella quale esordisce l’anno successivo, a 22 anni.
Viene successivamente ceduto in prestito al Brescia, dove gioca insieme ad uno dei più grandi campioni del calcio italiano. No, non Ighli Tare. Ma proprio lui, il Divin Codino Roberto Baggio. Il quale è considerato da Stefano Mauri il più grande calciatore con cui abbia mai giocato, insieme a Miro Klose. E la stagione alle rondinelle si rivela stupenda, con 31 presenze e 7 reti.
Viene acquistato dall’Udinese, squadra con la quale debutta in competizioni europee e conquista la qualificazione ai preliminari di Champions League, che vengono superati nell’agosto 2005. Successivamente, Stefano Mauri debutta anche in Champions League contro il Barcellona, ma dato che viene impiegato sempre meno con Serse Cosmi sulla panchina dei friulani, a gennaio 2006 viene ceduto in prestito alla Lazio.
Ha inizio così una storia d’amore, alla quale non sembra crederci nessuno all’inizio. Delio Rossi, allora allenatore biancoceleste, non sembra convinto della sua utilità come esterno sinistro di centrocampo, e lo fa tornare al suo vecchio ruolo di trequartista. In questo modo ritorna in Nazionale, e con la Lazio conquista la qualificazione in Champions League, grazie anche alle sue 6 reti.
La maturità
Eppure il rapporto con la Lazio e i suoi tifosi non sembra mai decollare del tutto. Anche perchè in campo non sembra sempre impegnarsi al massimo. Perchè quella che in realtà è una grande intelligenza tattica, che gli permette di dosare gli sforzi, ai tifosi sembra una mancanza di impegno. Che è quasi imperdonabile. I tifosi lo accusano di pensare più a fare la bella vita in discoteca, più che ad impegnarsi in allenamento. Ma Stefano Mauri fa ricredere tutti, mostrando di aver sicuramente messo la testa a posto.
Anche perchè della Lazio diventa prima vicecapitano. Poi ne diventa il capitano in campo, visto anche il sempre minore utilizzo di capitan Rocchi. E poi ne diventa ufficialmente il capitano, insieme ad un altro pilastro della squadra e dello spogliatoio, come Cristian Ledesma.
Cambiano gli allenatori sulla panchina della Lazio, ma una cosa non cambia: Stefano Mauri è una pedina fondamentale nello scacchiere. Rossi lo schierava da trequartista dietro le due punte. Reja lo arretra a centrocampo da mezzala, per sfruttare la sua notevole capacità di inserimento. Ma non è insolito vederlo schierato anche come ala sinistra. Ruolo che gli verrà anche affidato da Petkovic. Confermando sempre di avere qualità, inserimento e senso tattico.
Ma porta molta qualità anche dal punto di vista mentale: con Stefano Mauri solo lucidità, niente isterismi. Anzi, li causa sempre agli altri. Ad esempio, in un derby sotto il diluvio, fa impazzire Daniele De Rossi, che si libera da una sua marcatura così. Oppure, facendo un piccolo salto in avanti nel tempo, in un Lazio-Milan in cui Mexes perde letteralmente la testa, esplodendo di rabbia contro Stefano Mauri. Che rimane serafico, impassibile. Confidando nell’aiuto dei suoi compagni:
Calcioscommesse
Durante la stagione 2011-2012 scoppia la bufera: Stefano Mauri viene coinvolto in un’inchiesta sul calcioscommesse. Viene accusato da Carlo Gervasoni, ex giocatore e reo confesso, di aver pilotato l’andamento di alcune partite, insieme ad altri giocatori, in modo da permettere alla cosiddetta ‘banda degli zingari‘ di realizzare notevoli guadagni tramite scommesse illecite.
Tuttavia, lo stesso Gervasoni viene ritenuto un testimone non credibile. Anche perchè, nello stesso momento, ci pensa Alessandro Zamperini, grande amico di Stefano Mauri, e anche lui coinvolto in questa inchiesta, a smentire le parole del pentito. Ma la procura di Cremona continua ad indagare.
Il 28 maggio 2012 scoppia la bomba: Stefano Mauri viene posto sotto custodia cautelare. Che è bene ribadire, è una cosa molto diversa dall’arresto. Quindi no, Mauri non è stato mai arrestato. La motivazione è la scoperta di una scheda telefonica utilizzata, secondo l’accusa, per organizzare la combine di due partite (Lazio-Genoa e Lecce-Lazio) proprio da Mauri.
Il quale rimane nel carcera di Cremona fino al 4 giugno, giorno in cui gli vengono concessi gli arresti domiciliari. Viene scarcerato definitivamente il 14 giugno, perchè “non ci sono motivazioni per la sua custodia cautelare“.
Stefano cerca di concentrarsi esclusivamente sulla stagione in corso, cercando di non pensare a questa spada di Damocle che incombe su di lui. Ma sembrano esserci solo brutte notizie. Nell’ottobre 2012 viene sentito dalla procura di Berna per dei versamenti su un conto intestato ai suoi genitori. L’accusa è di riciclaggio, forse proprio legato al calcioscommesse. I verbali di tale interrogatorio vengono secretati, ma non saranno mai utilizzati nel prosieguo dell’inchiesta. Ma la sensazione è che che non ci sia niente di illecito, tantomeno niente collegato all’altra inchiesta.
Nel luglio 2013 (circa due mesi dopo la vittoria della Coppa Italia) viene deferito dal procuratore Stefano Palazzi per illecito sportivo e per la violazione dell’Art. 1, comma 1 (violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità) e dell’Art. 6, comma 1 (divieto di effettuare scommesse) del Codice di Giustizia Sportiva. Ma il piano accusatorio non sembra molto valido, dato che non presentano prove schiaccianti: ci si basa su dei tabulati in cui si mostra che la famosa scheda telefonica (intestata a Samanta Romano, fidanzata di Zamperini) si aggancia alla stessa cella a cui sono agganciate le schede dei telefoni di Ilievski e Gegic, i capi dei cosiddetti zingari.
Si parla anche di una foto che ritrae i tre insieme, ma non viene mai presentata nell’inchiesta. Ma tanto sembra bastare a Palazzi, che chiede 4 anni e 6 mesi di squalifica per Stefano Mauri. E sembra bastare anche a tutto il mondo del calcio. Ed è partita anche una campagna mediatica, in cui il calciatore viene messo alla gogna. Molto più di quanto avvenuto precedentemente per Antonio Conte e Leonardo Bonucci.
Si arriva al 2 agosto, data in cui c’è il primo processo. E subito un colpo di scena: Mauri viene squalificato per soli 6 mesi. Gli viene contestato l’illecito di omessa denuncia per Lazio-Genoa, e viene prosciolto per Lecce-Lazio. Questa prima squalifica viene poi aumentata a 9 mesi il 2 ottobre dalla Corte Federale di Giustizia, per poi essere ridotta il 10 gennaio 2014 dal TNAS a 6 mesi definitivi.
E sembra finito anche quest’incubo terrificante. L’esperienza del carcere, la squalifica, la gogna mediatica. Sembra tutto alle spalle per Stefano Mauri, che si riconcentra a dare il meglio con la Lazio. Nonostante gli sia capitato, forse per la prima volta, di essere nel posto sbagliato.
Il ritorno e lo stato di grazia
Torna in campo il 9 febbraio 2014 in un derby (i corsi e ricorsi del destino). Trova una Lazio senza obiettivi, che sta vivendo una fine di rapporto con Petkovic in maniera orribile, e che si ritrova a febbraio-marzo senza essere più in corsa per niente. Ma Stefano Mauri sta solo prendendo la rincorsa.
Infatti nell’estate 2014 arriva sulla panchina della Lazio Stefano Pioli. Che fa dell’organizzazione di gioco un credo fondamentale. E che quindi richiede giocatori dal grandissimo senso tattico, e dalla grande intelligenza calcistica. Giocatori come Stefano Mauri.
E Stefano si esalta. Sembra rivivere una seconda giovinezza. Conclude una stagione entusiasmante, per lui, per la Lazio e per i tifosi, con 9 gol in campionato, suo record. E ci riesce a 35 anni, sfruttando ogni singola stilla del suo senso tattico:
Il suo contratto scade a giugno 2015, ma sembrano non esserci problemi per un rinnovo. E invece.
E invece si profila di nuovo un’altra inchiesta, sempre per il calcioscommesse. E allora Mauri prende tempo, non rinnova ancora. Per cercare di proteggere la sua Lazio. Soffrendoci lui per primo. Quando l’indagine su di lui viene chiusa, allora sì che firma per un altro anno. Ma rinuncia ad esserne il capitano. E questo fa malissimo, soprattutto alla squadra. Che sembra abbia perso un leader, e si spacca nella diatriba su chi debba diventarlo. Perdendo di vista gli obiettivi, e facendo saltare la panchina di Pioli.
Stefano Mauri se ne prenderà poi la colpa, proprio per questo suo rifiuto. Forse scherzando, forse no. Ma lasciando dietro un vuoto terribilmente difficile da colmare. E conclude così una storia d’amore durata 10 anni.
Adesso Stefano è tornato, da gennaio, al Brescia, una delle sue prime squadre. Perchè non riusciva a stare lontano dal calcio. Proprio perchè è il calcio che ha bisogno di lui.
Senso tattico
Analizzando il giocatore e non la sua storia, si nota una cosa: Stefano Mauri ha discrete qualità tecniche. Come dimostra quello che ritiene essere il suo gol più bello:
Invece c’è un altro gol, sempre contro il Napoli, che mostra nella loro interezza tute le qualità di Stefano Mauri: inserimento, senso tattico, qualità tecniche. Ed è questo:
Ma queste qualità tecniche si vedono poco. Perchè risalta di più il suo senso tattico, e la sua intelligenza calcistica. E c'è un gol che mostra le qualità di Stefano Mauri nella loro interezza: <strong>inserimento, lettura degli spazi, qualità tecniche.</strong> Ed è questo gol:
https://www.youtube.com/watch?v=Rlttka576Vs
D’altronde l’abbiamo già detto: Stefano Mauri è capace di essere sempre al posto giusto nel momento giusto. Ed è per questo che non è facile collocarlo in un classico ruolo. Può essere un trequartista, una mezzala, un esterno alto, persino un “falso nueve“, ma non è niente di tutto ciò. Perchè non esiste una parola precisa per indicare una persona capace di capire perfettamente tempo e spazio su un rettangolo di gioco.
Eppure esiste un calciatore simile a Stefano Mauri: Thomas Muller. Ovviamente, il calciatore tedesco appartiene alla schiera dei top player mondiali, e un tale paragone può sembrare azzardato. Ma neanche troppo. Entrambi sono dei maestri negli inserimenti senza palla, sfruttando gli spazi. E anche Stefano Mauri può essere definito un “Raumdeuter“, letteralmente “interprete di spazi“, come è già stato evidenziato. Basta vedere ad uno dei tre gol segnati in un derby:
Basta notare ad un piccolo particolare, che mostra la capacità di anticipo di Mauri: la sua data di nascita. Perché Stefano Mauri sa leggere il Calcio in anticipo, e per questo è nato l’8 gennaio. E chi è sempre in anticipo, si lascia sempre tutto indietro.





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