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Spalletti è una perzona falza (lite su Inzaghi pt.2)

Eh no. Non ci sto. Per salvaguardare la mia identità, completamente in anonimo risponderò alle accuse dei redattori di Laziocrazia anti-Inzaghi. Se vi siete persi la furiosa lite 1 vs 3 in cui il sottoscritto ha provato a difendere Inzaghi dagli attacchi delle malelingue, ecco qua. (Vi ricordo che non era facile essere in inferiorità numerica, soprattutto dopo la sconfitta contro il Chievo. Datemi affetto, non so se mi spiego).

Bene, uno dei cavalli di battaglia dei detrattori del mister è: “Non dice mai la verità”

Allego screenshot.

Come potrete rilevare anche dagli screenshot del precedente pezzo, i miei avversari pensano che – al contrario di Inzaghi – i vari: Spalletti, Allegri, Gattuso ecc.. dicano sempre la verità. Loro sì che non sono perzone falze. Ma ne siamo così sicuri?

Allegri e gli infortuni

La Juventus di CR7, del fatturato galattico e degli 8 scudetti consecutivi vinti in ciabatte, in Champions League è stata eliminata dall’Ajax. Una squadra che, considerando anche magazzinieri e social media manager, come valore d’acquisto non sfiora nemmeno il prezzo a cui è stato preso Ronaldo. Per dire. Allegri si complimenta con gli avversari, come fanno tutti, ma poi tira fuori la scusetta: “La Champions è strana: se ti mancano 5 giocatori diventa difficile. Deve andarti tutto bene”.

Ah, quindi la Juventus delle 3 rose di titolari avrebbe sofferto per l’assenza di 5 giocatori? (In realtà big erano solo Mandzukic e Chiellini, al loro posto dentro Rugani e Dybala).

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Poi lo stesso Allegri ieri sera sbotta contro Adani che, con i suoi modi poco saccenti e per nulla fastidiosi, aveva semplicemente chiesto: “Perchè la tua super squadra gioca di super m***a?”. Inzaghi avrebbe solo detto “spiace”, senza dare di matto. Questo è un punto per il tecnico biancoceleste.

Gattuso e la sindrome della 14enne incompresa

“É colpa mia, la colpa è mia, mia la colpa, sono io il responsabile, non mi faccio capire, non mi sono imposto…..”. Quello che fa Gattuso, uomo che stimo profondamente, non è dire la verità. É proteggere la propria squadra di mezzi giocatori mettendoci la faccia, finendo poi per primo sulla graticola di dirigenza e tifosi (cosa che gli succederà molto probabilmente con o senza quarto posto). Il Milan ha una rosa discreta, sta facendo un campionato onesto e in linea con le proprie potenzialità, ma questo modo di fare lo ha reso fin troppo vulnerabile. Avesse detto più spesso “ma vi rendete conto che gioco con Calabria e Rodríguez titolari e che Castillejo è la mia prima riserva offensiva?”, magari a questo punto avrebbe il credito che si merita.

Inzaghi fa lo stesso, a modo suo. Con delle frasi pre-impostate tipo cyborg ma il concetto di fondo rimane identico. Protegge i suoi ragazzi sparando palesi cavolate (edulcoriamo) davanti alle telecamere, per poi diventare una iena negli spogliatoi. Qui non vedo grandi differenze. Ah sì, Simone è laziale. Punto per il mister.

Spalletti il megalomane

Della sua megalomania ne avevamo parlato qui. C’è poco da aggiungere su questo, il caso Icardi (dopo quello Totti, ricordiamo) è la palese dimostrazione di come questo allenatore pensi di essere il nuovo vicario di Cristo in terra.

E chi se ne frega se “qualcuno” non è d’accordo.

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Questo lato estroverso del suo carattere l’ha sempre fatto passare per un tipo sincero, va ammesso. Però ieri sera è arrivata la conferma (non è la prima) che anche lui sia come tutti gli altri, un falso patentato davanti ai microfoni: “Io rimarrei qui per 100 anni ma l’Inter è giusto che scelga il meglio per il proprio bene. Se poi questo vuol dire annullare il mio lavoro, non conta niente. L’Inter deve avere personaggi che sappiano decidere e, soprattutto, bisogna difendere l’Inter”.

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In un ritrovato senso dell’umorismo, in realtà forse mai avuto, Spalletti tradotto dice: “Ma sì, chi se ne frega del mio lavoro e del sangue che ho sputato per l’Inter. Poi con quella strega di Wanda Nera e Icardi ho passato dei momenti terribili, ma tutto passa, che volete che sia rinunciare a tutto perché considerato non all’altezza del mio ruolo. L’importante è il bene dell’Inter”.

Ma mi faccia il piacere, signor Spalletti.

E quindi anche questo punto va ad Inzaghi. Anche perché, nel caso potesse mai dire una cosa del genere, dopo 20 anni di legame con la Lazio le sue parole sarebbero un filino più credibili.

Per chiudere, qualcuno si ricorda le parole del mister prima di finire il campionato nel 2016? La Lazio ancora non aveva bene le idee chiare, siamo lontani dal caso Bielsa e il mai sincero e senza attributi Inzaghi, in una posizione a dir poco delicata dice: “Penso di meritare la riconferma visto che ho una squadra che mi segue, che fa quello che proviamo in settimana. In campo si vede. Abbiamo meritato ampiamente le vittorie ottenute”.

Dopo 6 partite da allenatore in Serie A, mica male.

(Che dite, si vede che sono innamorato?)

Articolo a cura di anonimo

 

 

 

 

 

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