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Snowpiercer Lazio Edition: assalto alla prima classe

Il signor Agnelli augura a tutti un buongiorno. Fuori la temperatura è di -130 gradi, siamo nella tratta tra Roncobilaccio e Bologna, buona giornata”.

In un lunghissimo treno in perenne movimento c’è tutta l’umanità rimanente, dopo un disastro scientifico che ha ghiacciato tutto il resto del mondo, uccidendo ogni forma di vita: inizia così “Snowpiercer” Lazio Edition.

In prima classe Andrea Agnelli sorseggia tutto il giorno vini di qualità da calici di cristallo, mentre la figlia Sarri ridacchia e il fido scherano Paratici sorveglia che tutto vada bene tra risatine, atmosfera rilassata e godimento di ogni genere di privilegio scudettato.

In seconda Marotta e Conte rosicano e aspirano a salire in prima, in terza ogni tanto organizzano incontri di pugilato tra Petrachi e Fonseca per calmare gli animi: c’è sempre serpeggiante la paura di quelli dell’ultima classe. Nella carrozza del piacere nel frattempo amoreggiano De Zerbi e il 4-3-3.

Inquadratura sul Fondo: cupo, buio, pieno di stracci e cross sbilenchi di Lulic ovunque. Nel fondo ci sono tutti quelli che sono saliti all’ultimo secondo, tutti quelli che non avevano il biglietto e hanno provato, per salvarsi, a salire lo stesso. Sono gli sfruttati, gli ultimi, le guardie vestite di bianconero ogni giorno gli portano pezzi di avanzi neri ributtanti, che dovranno bastargli: una piccola Europa League, un avanzo di Levski Sofia, un osso di Salisburgo o un sorso d’acqua in Coppa Italia. Per il resto, solo freddo, un silenzio generale, sguardi sospettosi. Si mormora che, in una lunga carestia in passato, gli abitanti del fondo abbiano finito per mangiare Durmisi, in preda alla fame. Non gli è bastato manco come antipasto

Il leader del Fondo biancoceleste, Jordan Lukaku, ogni volta che le guardie aprono le portiere del treno per passare e portare il cibo calcola con precisione quanto tempo passa tra una notizia anti-Lazio sulla Gazzetta dello Sport e l’altra: vuole provare a ribaltare la situazione vuole guidare una rivolta. Il saggio Diaconale, ogni sera, racconta di quando la Lazio nel 1918 era forte, e di come ci hanno tolto quello Scudetto e la libertà. Tutti stanno lì, con gli occhi sognanti, mentre il tenero vecchietto racconta della Lazio del -9, di Maestrelli e della banda di scellerati che era arrivata in altissimo.

Il momento di rifarsi è giunto, l’ora di rialzare la testa è vicina. La goccia che fa traboccare il vasino di Raul Moro: i bambini, i migliori bambini, da Keita a Felipe Anderson vengono portati in prima classe, i traditori esultano – un olandese è passato in seconda vendendo alcuni compagni – ma prima della rivoluzione c’è spazio per i momenti di tenerezza tra Simone Inzaghi e Lukaku, quando gli accarezza i rasta e gli regala un panino del Mac, da custodire gelosamente tra i vestiti, unico ricordo della vita precedente.

Il signor Agnelli chiede agli abitanti del fondo biancoceleste di tornare ai loro posti, altrimenti sarà costretto a prendere seri provvedimenti”.

La rivolta inizia: Lukaku corre velocissimo, l’unico scatto, tiene la porta aperta, un immenso Milinkovic Savic tiene a bada 5 centrocampisti della Juventus, Luis Alberto infila la chiave del vagone con un delizioso assist di tacco e piano piano, dal fondo, i ribelli provano a risalire il treno. Arrivano subito i Pretoriani del Signor Agnelli, giornalini siti e Chirico. Il numero 1 bianconero si affretta a rincuorare quelli della prima: andrà tutto bene, non ci sarà nessun cambiamento, il treno continuerà il suo viaggio come sempre, con la Juventus che vincerà lo Scudetto.

I rivoltosi prendono fiducia: Jony comincia ad azzeccare i cross, la finta di Lulic disorienta tutti pur essendo sempre la solita, Immobile abbatte tantissimi avversari e i primi vagoni vengono conquistati. Si trovano davanti ad uno spettacolo incredibile: un’immensa serra piena di Acerbi sempreverdi, un immenso bosco longevo e resistente al freddo polare.

Nel frattempo contro i rivoltosi vengono mandati i reparti di elite, guidati dal feroce Urbano Cairo: sono abituati a fare carne da macello, si ritrovano impegnati in un durissimo combattimento che li costringe ad arretrare. I rivoltosi riescono a rapire un rappresentante delle forze avversarie, Pallotta: non lo daranno indietro alla Roma fino a quando i conti non diventeranno fertili e floridi, ed usciranno dal rosso profondo attuale. Le trattative per il rilascio vanno per le lunghe, nel frattempo Pallotta diventa l’idolo dei biancocelesti del fondo, è un americano simpatico che si fa affrettare per quel vecchio gioco sempre apprezzato delle cessioni dei pezzi migliori e delle finali storiche perae. Il rivoltoso Igli Tare fa un sogno: Burak Yilmaz gli dice di continuare l’assalto al treno, che stavolta avrà successo.

Vagone dopo vagone, vittoria dopo vittoria: c’è il vagone di Caressa pieno di CANNNAVAROOO e Beppe Bergomi che gli porta il caffè, c’è il vagone di Spadafora, dove il ministro guarda tutto il giorno le partite in chiaro del campionato, ossessionato dalle date della ripresa gridando NON CE L’HO CON IL CALCIO NON CE L’HO CON IL CALCIO. In un vagone, quasi alla fine, una scena commovente: un piccolo Fonseca è costretto a consegnare alla polizia bianconera il suo ultimo peluche Zaniolo.

Nel frattempo la polizia bianconera prova a sedare la rivolta con la giustizia sommaria: mette fuori dal finestrino un rasta di Lukaku, che si congela a causa del freddo gelido di uno spiffero di Ruzzi su Zarate alle Iene. Un urlo lancinante squarcia il treno, i rivoltosi continuano la loro marcia, sospinti dalla palese ingiustizia.

Vittoria dopo vittoria, i rivoltosi non sanno più perdere, fino ad arrivare ad un solo vagone dalla lunga locomotiva di prima classe. Un solo vagone, un solo, misero vagone, e la rivolta avrà successo.

SPOILER, SVELATO IL FINALE

Aprono la porta, c’è la guida del treno, la locomotiva, da lì tutto il treno viene ogni giorno portato in salvo. La sedia dell’autista del treno si gira e… a guidare il treno in tutti quegli anni bui è stato sempre Claudio Lotito!

Il signor Milford vi augura una buona giornata moralizzata, mutatis mutandina, pagare moneta vedere cammello

Colpo di scena incredibile, il treno si ferma, fuori, tra i ghiacci che sembravano eterni, è spuntato un piccolo fiore, simbolo di rinascita, il mondo sta finalmente sgelando. Arriva Luis Alberto, calcia il piccolo fiore e lo infila all’incrocio dei pali.

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