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Simone Inzaghi | Uscire dall’ombra

Quella di Simone Inzaghi è una strana storia. È la storia di chi è rimasto nell’ombra tutta la vita, e non appena ha provato a percorrere la sua strada in solitaria, si è scoperto capace di fare grandi cose. Togliendosi moltissimi sassolini dalla scarpa. Dimostrando a tutti gli scettici le proprie qualità. Ma soprattutto, dimostrando a tutti di essere famoso e degno di considerazione non per meriti altrui.
Ma andiamo con ordine.

Il giocatore

Simone Inzaghi cresce nelle giovanili del Piacenza, squadra della sua città natale, che lo manda in prestito ad alcune squadre minori, nei primi anni della sua carriera. Nella stagione 1998-1999 il Piacenza si decide a puntare tutto su questo ragazzo, anche in virtù della sua parentela: Simone è infatti il fratello minore di Filippo Inzaghi, fenomenale attaccante (in quegli anni) della Juventus, dotato di un senso del gol praticamente unico. E già dal suo esordio Simone deve scontrarsi con quest’ombra gigantesca che incombe su di lui: viene fin da subito ritenuto solo “il fratello di“. Eppure nella sua prima stagione iniziale contribuisce significativamente alla salvezza del suo Piacenza con 15 gol, finendo settimo nella classifica cannonieri.

E infatti la stagione successiva viene acquistato dalla Lazio per 30 miliardi di lire, una cifra considerevole, per rinforzare il reparto offensivo: tuttavia, non è più il titolare fisso e inamovibile, in virtù della presenza nella sua squadra d campioni del calibro di Alen Boksic, Marcelo Salas, Roberto Mancini e Fabrizio Ravanelli.

Simone Inzaghi riesce comunque a tagliarsi un po’ di spazio, esaltandosi soprattutto nelle notti europee (come il fratello): segna un gol nella trasferta a Stamford Bridge che qualifica la Lazio ai quarti di finale di Champions League, realizza 4 gol in una sola partita, Lazio-Marsiglia:

Diventa anche il miglior realizzatore stagionale della Lazio, con 19 gol. Eppure rimane sempre poco considerato dall’ambiente. Negli altri anni della Lazio di Cragnotti trova ancora poco spazio, ma riesce comunque a dare un grande apporto alla squadra. Anche negli anni a seguire, quando accade la caduta dall’Olimpo dei biancocelesti, e via via il blasone della rosa diminuisce sempre più, Simone Inzaghi viene sempre visto come un rincalzo. Gioca sempre meno, segna sempre meno, fino ad essere ceduto in prestito alla Sampdoria e poi all’Atalanta, e segnare l’ultimo gol in carriera e con la maglia della Lazio in un Lazio-Lecce che sembrava già perso:

E non è un caso questo gol: perchè, oltre a dimostrare le qualità di opportunismo di Simone Inzaghi, mostra anche la sua abilità nel risolvere i problemi. Terminerà la carriera l’anno successivo, nel 2010, dopo aver trascorso 10 stagioni con la maglia della Lazio. Fattore che viene sempre trascurato, così come il fatto che sia il miglior marcatore biancoceleste nelle competizioni europee, con 20 gol. Ma ancora, continua a non godere di grande considerazione nel mondo biancoceleste.

Gli inizi da allenatore

Inizia subito dopo la carriera da allenatore, partendo dalle categorie giovanili: inizia con gli Allievi Regionali, per passare poi agli Allievi Nazionali. Quando viene esonerato Valdimir Petkovic nel gennaio 2014, Edy Reja subentra sulla panchina della Lazio, portandosi come vice Alberto Bollini, allora allenatore della Primavera laziale. Questo significa una promozione per Simone Inzaghi, che diventa allenatore della Primavera: vincerà la Coppa Italia Primavera in finale contro la Fiorentina, trofeo che mancava da 35 anni, la Supercoppa Primavera, prima volta in assoluto, in questa stagione. Si ripeterà in Coppa Italia l’anno successivo, superando nel doppio confronto la Roma Primavera:

Nell’aprile del 2016, dopo l’esonero di Stefano Pioli, assume la guida della prima squadra fino alla fine della stagione: cerca di riportare tranquillità nell’ambiente, dopo un anno abbastanza tormentato. Soprattutto, cerca di riportare fluidità di manovra e bel gioco in una squadra in crisi e senza particolari obiettivi. Concluderà la stagione all’ottavo posto, con 4 vittorie e tre sconfitte. Tuttavia, rimane sempre l’alone di sfiducia nei suoi confronti, dato che viene visto come niente di più che un traghettatore per la fine della stagione.

La svolta

Luglio 2016. È il momento della grande svolta della vita di Simone Inzaghi. La Lazio ha assunto Marcelo Bielsa, El Loco, come allenatore, e Simone Inzaghi è diretto verso Salerno, per guidare la seconda squadra del presidente Lotito. Ma all’improvviso, il colpo di scena inatteso e improvviso: Bielsa si dimette. Nessuno sa di preciso cosa ci sia dietro questa scelta, forse attriti con il presidente, forse mancanza di fiducia sulle scelte di mercato della società, forse mille altri motivi che sa solo il maestro cileno. Di sicuro, non è ‘per viltade che fece il gran rifiuto‘. E allora la Lazio chiama ancora, e Simone Inzaghi risponde ancora presente. Dietrofront, niente più Salerno: si torna a Roma. A casa.

Dove però deve affrontare difficoltà enormi: la contestazione durissima che tutto questo affaire ha generato nei confronti della società. Il disinnamoramento dei tifosi, che porta al record (negativo) di 11 abbonati 11. La grana Keita, che è con un piede e mezzo in partenza. Ma Simone Inzaghi non si abbatte, e durante il ritiro estivo cerca di portare dalla sua parte la squadra. Ha tutto da dimostrare, ma anche tutto da guadagnare.

Infatti una situazione come questa non fa aumentare la considerazione nei suoi confronti: viene visto come un rimpiazzo. La scelta economica. Il primo rimpiazzo che si è trovato. E ne deve far ricredere, di persone.

Il duro lavoro ripaga

E allora Simone Inzaghi si mette a lavorare. Testa bassa, zero polemiche, solo lavoro. Riporta (o almeno, all’inizio ci prova) all’ovile il riottoso Keita. Cerca di non stravolgere gli equilibri di squadra. Punta tutto sull’organizzazione di gioco. Non si focalizza su un singolo schema, ma si adatta perfettamente ad ogni avversario che incontra. Ad inizio campionato, la sua Lazio stupisce nella partita contro la Juventus, giocandosela alla pari con i campioni d’Italia per 60 minuti. E convincendo gli addetti ai lavori.

Infatti la Lazio gioca bene a calcio. Conquista sempre più ammirazione e rispetto. E finalmente Simone Inzaghi esce dall’ombra degli altri. Non è più il “fratello di“, considerando anche l’infelice avventura di Filippo sulla panchina del Milan. Dimostra che la Lazio è stata fortunata, ad aver avuto lui come “rimpiazzo di“. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Specialmente all’indomani delle semifinali di Coppa Italia. Lazio in finale di Coppa Italia, e a meno quattro punti dal terzo posto. Impensabile, ad inizio Agosto.

Le chiavi

Ma quali sono le chiavi di questi risultati? Che cosa ha ottenuto in questi mesi Simone Inzaghi? Ragioniamo per punti, dopo questi mesi:

  • Ha riportato entusiasmo in un ambiente ad inizio stagione particolarmente depresso.
  • Si basa su uno schema di gioco semplice: poco possesso palla (mediamente, poco sopra il 50%), azioni veloci e ragionate, costruzione del gioco a partire da palla a terra.
  • Non si fossilizza su un unico schema, passando senza problemi dalla difesa a 4 a quella 3, e viceversa.
  • Ha costruito l’identità della Lazio basandosi su tre giocatori praticamente insostituibili: Ciro Immobile, Lucas Biglia e Marco Parolo.
  • Punta sui numerosi giovani in rosa alla Lazio. Non solo quelli acquistati nelle sessioni di mercato, ma anche quelli provenienti dal settore giovanile (Lombardi e Murgia su tutti).
  • Ha risolto brillantemente la grana Keita, portando il senegalese a realizzare 8 gol in campionato.
  • Ha una media in campionato di esattamente due punti a partita.
  • La Lazio ha portato in gol 14 marcatori diversi, nell’arco di questa stagione.
  • Riesce ad ottenere il massimo da tutti i giocatori in rosa. Non solo gli undici titolari, ma anche i cosiddetti rincalzi (basti pensare alle prestazioni di Jordan Lukaku nei derby di Coppa Italia).
Analisi particolare

Un discorso a parte merita l’evoluzione che è riuscito a dare a due dei talenti nella sua rosa. Se Felipe Anderson veniva da un anno in chiaroscuro, Simone Inzaghi è riuscito a renderlo più efficace che poteva. Non necessariamente sottoporta, dato che è ancora fermo a 4 gol stagionali, ma in tutte le fasi del gioco. Felipe adesso si mette enormemente a disposizione della squadra, giocando anche a tutta fascia senza lamentarsi. Diventa determinante anche nell’ultimo passaggio, con 9 assist.

Ma è ancora più impressionante la crescita che sta avendo Sergej MIlinkovic-Savic. Il serbo sta prendendo sempre più le redini del centrocampo e della squadra. Diventando il leader tecnico e caratteriale, come dimostra l’esultanza nella scorsa partita:

 

Simone Inzaghi è riuscito a trovare la collocazione tattica adatta al talentino serbo: fa da raccordo tra centrocampo e attacco, sfruttando sia il suo fisico sia le sue qualità tecniche per far fluire l’azione, per far salire la squadra o per permettere l’inserimento dei suoi compagni.

Un’altra grande qualità del tecnico piacentino è la compattezza che ha dato al gruppo. Tutti si sentono utili, tutti partecipano, tutti lottano quando sono chiamati in causa. Hanno debuttato e segnato Lombardi e Murgia, Hoedt sta compiendo anche lui passi da gigante. Patric (<3) si sta dimostrando sempre più un buon terzino. Wallace e Bastos si sono dimostrati all’altezza. Immobile continua a segnare. E Simone Inzaghi è lì, che spinge tutti loro:

La persona

In aggiunta, Simone Inzaghi si è dimostrato anche una grandissima persona. Molti, moltissimi avrebbero rimarcato i sassolini che lui si è tolto dalla scarpa. Invece no, Simone Inzaghi è stato sempre un signore. Lamentandosi pochissimo, quasi mai, della poca considerazione che riceveva. E che continua a ricevere la sua Lazio, ma questo è un altro discorso.

A Simone Inzaghi basta la soddisfazione di essere riuscito a portare tutti dalla sua parte. E non ha bisogno che qualcuno glielo ricordi. Perchè, come tutte le persone serie, lui si basa solo sul suo lavoro, per raggiungere i suoi obiettivi. Non pensa alla glorificazione personale, ma rimane umile. Anche quando gli fanno complimenti per le prestazioni, lui li gira completamente a quelli che chiama “i suoi ragazzi“:

https://www.youtube.com/watch?v=GMt8rbCGy8k

Adesso Simone Inzaghi non è più il fratello di. Non è più il rimpiazzo di. Simone Inzaghi è uscito dall’ombra delle altre persone. Ha convinto tutti, che non era vero che non era l’allenatore di cui la Lazio aveva bisogno. E adesso è pronto per diventare qualcuno, da solo. O meglio, insieme ai suoi ragazzi.

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