“…e così presi il mio taccuino e andai a verificare personalmente la situazione al manicomio di Formello, qualificandomi come agente federale.
Ero stato chiamato per risolvere un caso: si trattava di un paziente scomparso, probabilmente scappato. Se ne erano perse le tracce.
Appena entrai vidi immediatamente alcuni pazienti che giocavano alla Playstation, altri si scambiavano le figurine Panini, precisamente rubò la mia attenzione lo scambio Makinwa-Saha. Altri ancora continuavano a ripetere ad alta voce “metti-Correa, metti-Correa, metti-Correa”, un gruppetto di persone invece si prendeva a calci urlando “io sono Leiva e ti spezzo la tibia“. Sarebbe dovuta essere una bella giornata; la Lazio aveva appena vinto in rimonta per 2 a 1 contro la Sampdoria al 96′, eppure mi trovavo a dover risolvere uno strano caso. Sapevo che per trovare la persona scomparsa avrei dovuto indagare sulla partita appena giocata, capire cosa potesse esser scattato nella mente del paziente per portarlo alla fuga. Il paziente si chiamava Dario Ranaposa.
Iniziai così a riguardare la partita, a notare ogni singolo dettaglio come la nostra difesa più spaesata dei tifosi del Boca dopo la finale della Libertadores persa contro il River e intanto mi continuava ad apparire in sogno Kozak, l’uomo dell’ultimo minuto, che mi ripeteva senza mai smettere “guarda che le partite finiscono solamente dopo il triplice fischio”. Intanto al manicomio il direttore mi dava delle pillole che tirava fuori da una scatolina rossa che aveva delle lettere impresse sopra. Io, senza indugiare, le prendevo sempre a causa dei miei tremendi mal di testa.
Continuai a indagare fino a quando non trovai un bigliettino nascosto dentro alla maglietta di Eliseu di un altro paziente che riportava scritto “la legge della Lazio, chi è il 352?”.
Il tutto si fece sempre più confuso, mi sentii come Pedro Neto quando gli chiedono se gioca nella Lazio. Scoprii più avanti che le lettere impresse sulla scatolina erano “OBDA”, scritte in ordine sparso lungo tutta la parte frontale.
La chiave di volta si ebbe quando il paziente fu finalmente ritrovato, Dario Ranaposa tornò e raccontò la sua storia. Era stato qualche giorno in ritiro, per ritrovare se stesso, nonostante non avesse da tempo le sue solite visioni in cui gli apparivano crepe nel muro che non riusciva a spiegarsi. Tornò senza dire niente, l’unica cosa che fece fu quella di lasciare sulla scrivania della sua stanza un giornale con su scritto a caratteri cubitali “Clamoroso all’Olimpico, la Lazio va prima sul 2 a 1 in rimonta e poi si fa pareggiare a un secondo dalla fine”. Fu allora che iniziai a sbarellare, i ricordi con Kozak si fecero sempre più frequenti, cominciai ad avere il dubbio che la partita non fosse veramente terminata 2 a 1 per noi.
Non riuscii più a distinguere la realtà. Un giorno decisi, sotto consiglio di Dario di recarmi al faro, meglio conosciuto come stanza del VAR. Lì avrei trovato le risposte, avrei finalmente svelato il mistero di questo risultato che non tornava.
Stavo forse diventando pazzo? Mi volevano far credere di essere pazzo? Come se non bastasse tutti insultavano Patric, Milinkovic era odiato dal popolo, Inzaghi non era più così bello in panchina, Luis Alberto così decisivo. Trovai anche un senso a quelle lettere che mi tormentavano da tempo, che erano diventate il mio incubo. La scritta riportata sulla scatolina era “DABO” e doveva essere sicuramente indizio che quelle pillole facessero affiorare alla mente visioni paranormali, come Dabo che fa vincere alla Lazio la Coppa Italia.
Kozak continuava a ripetermi “guarda che le partite finiscono solamente dopo il triplice fischio”.
Nella stanza del VAR trovai finalmente le risposte che cercavo. Mi ero creato un mondo parallelo: mi ero immaginato un lieto fine in cui la Lazio vinceva la partita, non ero riuscito ad accettare quel finale così amaro. La mia testa mi aveva illuso, avevo persino scambiato l’ordine delle lettere del nome del paziente che non si chiamava Dario Ranaposa ma Riccardo Saponara. Tutto ciò pur di non accettare la realtà.
Fu tutto così assurdo. Alla fine accettai di essere ricoverato nel manicomio di Formello e non guarii mai. Ancora oggi conservo pochi ricordi positivi e le mie notti sono tormentate da Libor Kozak e dalle sue affermazioni, dal 352 e dalla legge della Lazio che non è sicura di vincere nemmeno se segna a pochi secondi dallo scadere.
Conservo pochi ricordi positivi, uno di questi è quella famosa vittoria contro la Sampdoria in rimonta, con il rigore trasformato da Ciro Immobile al 96′.”
