Roma è la nostra grande città ma è divisa in piccoli regni che noi chiamiamo per nome, che poi forse nemmeno sarebbe corretto. Sulla mappa leggeremmo dei quadranti come “Quartiere Ostiense” o “Tre Pini”, ma a noi non interessa: i quartieri hanno dei confini naturali e ambientali costruiti dalla storia, dal mito dalla chiacchierata al bar.
– “San Paolo (che su carta non esiste) è fino a Largo Veratti verso sud e fino a ponte Marconi verso nord”
– “Ma che stai a dì, mo’ er Sant’Anna non è San Paolo?!”
E giù a racconti, episodi, storie di confine.
La Lazio è una famiglia, un gruppo, un unico. Non è come altre squadre che vivono di profili social, dove c’è scritto il nome del proprietario, del singolo.
La Lazio viene prima, come la città, poi all’interno ci sono vari quartieri: quello più coatto, più snob, quello da discotecari e quello dove si mangia bene.
Quartiere Coppedè
Tra quartiere Trieste e i Parioli, per molti nemmeno è un quartiere… però si chiama quartiere.
Chic, nobile, architettura da paura, assist, calci piazzati. È Luis Alberto praticamente, ma vestito di mura e di villini.
È entrato in scena due anni fa e parecchi hanno detto “Era ora, ma dove era finito questo?!”.
Ma piano piano la magia si accendeva, il gol col Genoa, le skill (come dicono gli snob) in mezzo al campo e quel ciuffo biondo che veramente non c’entra niente.
Poi la consacrazione: dal fumetto “Lupo” si trasforma nel nobile Luis e Inzaghino lo metterebbe anche senza una gamba, a patto che ogni tanto esca per far posto a San Giovanni. Scusate, volevo dire a Felipe Anderson.
San Giovanni
Che gli volete dire a San Giovanni? Centrale, collegato, pieno di negozi e ristoranti, campi di calcio storici, case da paura… ma ogni volta che imbocchi via Cilicia ti prende un colpo. Dribbling, gol impossibili in scioltezza, tunnel, scatti… poi col Genoa ti mascheri da Ametrano post furto all’autogrill e diventi triste, tristissimo. San Giovanni è un quartierone ma poi vedi il prezzo delle case e ti chiedi: ma vale la pena spendere tutti questi soldi? E poi la sera dove parcheggi? La stessa domanda se la sta facendo il West Ham.
Trastevere
Bella. Bellissima. Per molti è Roma. Turisti, ragazzi eccitati e ubriachi, locali
“Ao, stasera tutti a Trilussa se tiramo pell’aria”. Ecco, a volte troppo. Trastevere esagera, come Radu.
Ogni anno sembra passare di moda ma alla fine venerdì e sabato sera sono tutti lì.
L’estate, c’è il Tevere Expo e lui si marca senza troppe beghe Douglas Costa mettendosi a saltellare sotto la Nord. Ennesima stagione al top, con qualche sgarro di troppo che lo conduce sui tre scalini che se non li fai “non sei romano”. Da piazza Trilussa a Regina Coeli è un attimo.
Prati
Prati è Prati. Che poi tu capisci chi “c’ha i soldi veri” perché non ti dirà mai
– Sto a Prati
Ma sempre
– Mi trovo in Prati
Questo è fondamentale.
Da sempre considerato punto nevralgico della Roma bene, è ben fornito di locali TOP e palazzi di un certo livello: posto ideale per la Milinkocrazia. Giocatore di spessore diverso, bello come Ivan Drago ma alla fine bambinone come che, se non fa 3 suolate e 8 buste a partita sono 90 minuti buttati.
Elegante, snello, bello. Se resta con noi, ne saremo felici ma se va via i francesi devono ridarci la Gioconda
altrimenti non se ne fa niente.
Ultimo ma non ultimo…
Stazione Tiburtina
Chiaramente non è un quartiere ma un’orbita di case che circonda questo snodo… ma poi è uno snodo?
Nuova, futuristica, spettacolare che quando passi dici “Ammazza, Caceres bene bene”
Ma poi piano piano le partite vere non le gioca. Bell’ingaggio, curriculum da sogno ma quando è ora di fare il biglietto diremo tutti: “Senti, prendiamolo a Termini che è mejo” e alla fine gioca Basta. Sarà vecchio, sarà stanco, sarà un altro
ruolo, ma alla fine l’usato garantito piace. E poi il caschetto Biondo con la maglia di Cecco…
Articolo a cura di Daniele Ercolani
