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Se i giocatori della Lazio fossero personaggi de La casa di carta

Dal 6 aprile Netflix ha distribuito la seconda parte della serie televisiva La casa de papel, almeno per tutti coloro che hanno voluto aspettarne: in realtà, infatti, l’emittente televisiva spagnola Antenna tre l’aveva resa disponibile già da fine novembre.

 

In attesa della terza stagione (già annunciata da Netflix), l’audience l’ha acclamata come serie dell’anno e noi non potevamo esimerci dal compito di fantasticare su di un eventuale spin-off in casa Lazio.

El Profesor

Nella serie televisiva è il vero protagonista: tramite la sua astuzia e la sua lungimiranza, El Profesor sembra aver calcolato persino i movimenti intestinali degli otto rapinatori. A prenderne l’eredità in casa Lazio è ovviamente Simone Inzaghi, vero mentore dei giocatori che sostiene anche nei momenti più difficili. Ogni volta che gli viene riconosciuto il merito per gli schemi e gli aspetti psicologici si nasconde nell’ombra lasciando gli elogi ai suoi giocatori: come un vero professore, il mister sa che gli encomi ci saranno solo a fine carriera. Nella serie è enigmatico e misterioso e in campo, specialmente nei pre-partita, non specifica mai i titolari, lasciando così gli avversari all’oscuro.

Berlín

Il personaggio più amato e odiato della stagione. Tra Tarantino e Shakespeare come ha amato definirsi lo stesso Pedro Alonso, attore della serie. Nella serie interpreta il più fidato e forse l’unico amico del Profesor e in casa biancoceleste questi non poteva che essere Luis Alberto. Il vero interprete del modello inzaghiano capace di risolvere e di manovrare il gioco anche e soprattutto nei momenti drastici. Organizza il gioco come Berlino organizza il piano nella Zecca di Stato e sente su di sé il peso dell’intera partita/operazione. Tra i due conta molto il risvolto psicologico: quando mostrano quel sorriso a metà fra il malvagio e il rocambolesco, il pubblico capisce che sta per vederne delle belle.

Nairobi

La più energica, la più solidale, la più amichevole. Non smette mai di credere nel piano e difende a spada tratta il professore. Forse è per questo atteggiamento che si può associare a Lucas Leiva. Sempre nelle retrovie, sempre importante. Se Nairobi ha l’obiettivo fondamentale di stampare moneta, ecco che l’ex Liverpool ha la necessità di contrastare le azioni avversarie. Entrambi svolgono il loro lavoro con molto piacere ed entrambi hanno una loro filosofia di vita. Il Leivarcado non è un neologismo ma una verità profonda basata sulla pura necessità del giocatore brasiliano, che altrimenti lascerebbe la squadra alla deriva, così come il matriarcado di Nairobi salva i rapinatori in tempo di crisi.

Moscú y Denver

Padre e figlio. Lavorano sullo stesso campo, difficilmente insieme, l’uno impara dall’altro perché non c’è mai limite all’insegnamento. Parolo e Murgia, separati da undici anni e da tanta esperienza. L’uno impara dall’altro. Entrambi hanno corsa, grinta, amore per la maglia e per il tecnico e quella voglia di tirare dai trenta metri che “non si sa mai”. Se nella serie fra i due non è sempre rose e fiori, in campionato le cose migliorano. Anche se il giovane biancoceleste deve sempre sperare che non giochi l’altro per entrare in campo…

Tokio

Solo scrivendolo, la tastiera mi ha puntato una pistola alla tempia. Questo è l’unico modo di descrivere il carattere della loca del gruppo. La più indecifrabile, sempre pronta a fare di testa propria soprattutto quando il momento richiede unione e spirito di gruppo. Fra tutti i giocatori della Lazio chi potrebbe essere? E soprattutto, perché proprio Milinkovic?

Spirito ribelle e tanta qualità. In campo gioca come se accanto ci fossero muretti serbi a cui appoggiare i suoi palloni di tacco. Se la partita richiede giocate semplici e passaggi repentini, ecco vedere dribbling da capogiro e tocchi di suola.

Río

Rispetto ai suoi companeros, è molto intelligente e le sue abilità informatiche sono essenziali allo scopo finale. Nonostante ciò, sono troppi i limiti che si pone: tra l’amore e il suo futuro, tra i genitori e i complessi mentali, Rio non rende mai al massimo delle aspettative. Ecco perché Thomas Strakosha ne riporta le sembianze. Nel parare, potrebbe essere eguagliato ai grandi di questo tempo. Fa un grande intervento, poi si lascia sfuggire un pallone. Para un rigore, poi resta in porta e non esce. Nel rinviare, occhio in tribuna. Río e Thomas potrebbero essere i migliori, se ritoccassero quei limiti che loro stessi si sono imposti.

Un post condiviso da Miguel Herrán (@miguel.g.herran) in data:

Oslo y Helsinki

Si scrive Oslo y Helsinki, si legge Bastos e Wallace. I primi hanno fatto un patto di sangue e hanno giurato di lottare sempre insieme. Gli altri due hanno deciso di infortunarsi di continuo e di commettere gli errori fatali della Lazio. I primi due sono una macchina da guerra che lavora senza sosta, gli altri due si prendono un paio di soste durante la partita che compromettono il risultato finale. Oslo e Helsinki mostrano la forza bruta del gruppo, Bastos e Wallace mostrano la stessa forza in area di rigore per la fortuna degli arbitri. In entrambi i casi, sia il professore che Inzaghi non possono farne a meno e continuano a credere in loro sperando possano cambiare.

 

Se la banda del professore ha l’obbiettivo di sottrarre dalle casse dello stato 2400 milioni di euro, quella di Inzaghi ha quello di conquistare il terzo posto in campionato.

Più o meno alla stessa portata, no?

“Una mattina, mi sono alzato, o bella ciao, bella ciao…”.

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