Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. È stata dura, ce la siamo vista brutta, ma anche questa volta Patric l’ha sfangata.
Rinnovo fino al 2022 e tifosi che possono dormire tranquilli. L’uomo più social, più sexy e più biondo della Lazio lo troveremo ancora al suo posto, lottando tra la panchina e il campo. Sempre al massimo.
Sì. Perché a Patric gli si può dire tutto (ma proprio tutto) fuorché che non si impegni, che non tenga alla maglia e che non la bagni di sudore in ogni occasione.
È sempre il primo ad esultare ad ogni gol, si adatta a ogni ruolo ma troppo spesso trasforma la grinta in scelleratezza. Come a Torino, dove dovette regalare un cesto natalizio al mitico Strakosha per avergli salvato la pelle. Veramente da pazzi l’entrata ai danni di Bernardeschi a tempo scaduto.
Ma Patric ci piace per questo.
Vedendolo, si provano emozioni ambivalenti. È un Gottardi che non ce l’ha fatta, uno Scaloni meno Scaloni ma resta sempre un jolly utilizzabile nei momenti difficili. Inzaghi lo ha dimostrato mettendolo contro la Juve, appunto, contro il Sassuolo (schierandolo terzo di difesa) e spesso in Europa League, dove non ha assolutamente sfigurato.
I giocatori come lui pagano questo: vivono dei risultati della squadra.
Quando la squadra va bene, qualche marachella gli viene perdonata; quando la squadra va male, rischia di essere il primo della lista dei colpevoli e troppo spesso ciò è ingiusto.
Come criticare uno che ti dà sempre il 200% e fa delle storie incredibili su Instagram?
Sarebbe bastata un’altra stagione al Barça e un profilo alla francese come il suo avrebbe spopolato di cuori e pollici sui social.
Ma torniamo seri. Nella rosa della Lazio, un Patric può far comodo e la sua duttilità tornerà utile nell’arco di Mister Inzaghi. Garantisce intensità e corsa, deve però lavorare sull’affidabilità. Qualità difficile da acquisire quando si gioca poco ma piano piano, vincendo partite e collezionando minuti, potrebbe arrivare.
Giovane, classe 1993, ha ancora molto davanti a lui e perché non credere in una sua evoluzione?
D’altronde, abbiamo aspettato tanti giocatori che alla fine non hanno restituito quanto sperato, potremo aspettare anche il piccolo grande Patric.
Basterebbe un gol, una giocata, un gesto storico e tutto andrebbe in discesa.
Gottardi segnò al derby e alla finale del ’98 contro il Milan, Scaloni rubò il cuore ai tifosi con parole strappa lacrime, Zauri salvò un gol clamorosamente di mano contro la Fiorentina. Ora potrebbe essere il turno di Patricio.
Immaginate il web il giorno dopo. Lazio 1 Chelsea 0. Marcatore: Patricio Gabarrón Gil. E si alza al cielo la coppa senza orecchie.
Anche di intruppo, di faccia alla Francelino Matuzalem, come volete. Un gol del genere e Patric da brutto anatroccolo diverrebbe cigno. Perché quando uno mette il fritto in campo, in fondo è sempre cigno.
Patric e la Lazio insieme, fino al 2022. Amami ancora adesso, sono sempre Patric lo stesso.
Articolo a cura di Daniele Ercolani

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