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Come sbancare Bologna in 45 minuti

C’era un’attesa particolare alla vigilia di Bologna-Lazio, un’attesa quasi nervosa per tutto quello che era accaduto prima e che nulla aveva a che fare col calcio giocato. Il clima che si era creato aveva messo in secondo piano questo turno infrasettimanale che, per una Lazio lanciatissima, presentava diverse insidie sia per il valore degli avversari che per l’ennesima trasferta in un periodo pieno di impegni ravvicinati.

Preoccupazioni, polemiche, stanchezza e una ripresa poco brillante però non sono bastati a fermare la Lazio, che sta avanzando come un carro armato anche e soprattutto lontano dall’Olimpico. E che anche ieri si è dimostrata grande squadra, grazie a un primo tempo stratosferico e a un secondo tempo gestito in difesa del risultato (ma mai realmente in sofferenza).

La grande bellezza

Dopo qualche minuto iniziale di adattamento all’avversario, lasciato libero di sfogare il suo istinto territoriale, la Lazio ha preso subito in mano il timone della partita e ha deciso lei dove portarla. Come? Nel miglior modo possibile, segnando il gol del vantaggio al primo affondo offensivo. Gol che è arrivato come frutto di un meccanismo che ormai sta diventando familiare in casa Lazio: risalita del campo in conduzione, cambio di gioco da un fronte all’altro, cross da sinistra e tap-in vincente. Due, soprattutto, gli aspetti da evidenziare in quanto temi tattici che ritornano e per il momento funzionano alla grande:

  1. Le ripartenze letali della Lazio sono tali perché c’è una perfetta spaziatura in campo, tra uomini e tra reparti. Di conseguenza si notano anche fluidità di gioco e rapidità di transizione dalla fase difensiva a quella offensiva. C’entra molto ovviamente in tutto questo il tasso tecnico sopra la media della rosa, oltre alla fiducia che in questo periodo è propria di tutti i giocatori;
  2. La catena laterale di sinistra sta diventando un’arma d’attacco di prim’ordine. Non siamo ancora ai livelli di eccellenza tecnica del Napoli, ma le combinazioni Radu/de Vrij-Milinkovic-Lulic (ai quali spesso si aggiunge anche Luis Alberto) sovraccaricano la zona centro-sinistra della trequarti offensiva e creano scompensi clamorosi nelle difese avversarie. Pare essere diventato ormai questo il punto nevralgico del gioco biancoceleste, la zona in cui si concentrano maggiormente uomini (e quindi fisicità) e tecnica (anche in spazi stretti).

Il vantaggio ha donato ulteriore tranquillità e supplementari porzioni di campo alla Lazio, che da lì in poi ha letteralmente dominato il primo tempo tramite il pieno controllo del possesso e dei tempi di gioco. Le occasioni pericolose create a getto continuo, i pali e il raddoppio sono arrivati come conseguenza naturale della grande prestazione offerta, anche grazie all’ormai solita varietà di tattica offensiva a disposizione della squadra di Inzaghi. Come già visto in altre occasioni in questo avvio di stagione e in particolare contro la Juve, questa Lazio alterna a memoria e quasi con la stessa efficacia attacchi laterali (più ragionati a sinistra, più in isolamento a destra) a filtranti centrali che possono fare a pezzi qualsiasi difesa, e ancor di più difese alte e aggressive come quella schierata da Donadoni ieri sera. Nella prima frazione – quella più importante perché si gioca partendo alla pari in tutto (risultato, condizione fisica e formazioni) – la generosità del Bologna nulla ha potuto contro la manifesta superiorità laziale in ogni situazione di gioco.

Difficile per gli avversari, ad esempio, scegliere chi e come marcare quando la propria area di rigore viene riempita simultaneamente e occupata uniformemente.

Al momento del cross di Lulic in area rossoblu ci sono 5 giocatori della Lazio. Sarà Parolo a colpire di testa mandando a lato della porta difesa da Mirante

Ancor più difficile se devi fronteggiare una squadra che ti sovrasta fisicamente nei duelli individuali e domina anche su palle alte e calci da fermo.

La banda Inzaghi

Nel primo tempo di ieri sera ha funzionato tutto, a partire dai singoli. Nonostante l’insolita imprecisione sotto porta e una buona dose di sfortuna, Ciro Immobile con i suoi continui movimenti ha rappresentato una vera spina nel fianco per la retroguardia felsinea e una valvola di sfogo preziosa per gli appoggi dei compagni. Immobile sta vivendo un momento di forma strepitosa e l’impressione è che quella di ieri sia solo una serata storta di passaggio.

Poi c’è Marco Parolo, il solito encomiabile Marco Parolo. Faticatore del centrocampo, maratoneta instancabile, costante minaccia offensiva: anche ieri prestazione maiuscola alla quale è mancata solo il gol, sfiorato in più occasioni.

Dietro, ottima ancora una volta la prova del terzetto difensivo, mai veramente in affanno lungo tutto l’arco dei 90′. L’intesa raggiunta da Bastos, de Vrij e Radu e l’affidabilità del pacchetto arretrato che diventa a 5 in fase di non possesso rappresentano un valore aggiunto fondamentale per una Lazio che – dall’altra parte del campo, come abbiamo visto – trova la via della rete facilmente e con diversi uomini (ieri si è aggiunto Lulic alla lista dei marcatori, waiting for un incoraggiante Nani e il lungodegente Felipe Anderson).

Come non citare poi Milinkovic-Savic, ancora una volta determinante. Un gol, un rigore procurato, mille duelli arei vinti, contrasti in mezzo al campo e prezioso contributo difensivo sui calci da fermo. Il gigante serbo è un elemento unico nello scacchiere biancoceleste (e forse nell’intera Serie A), per questo insostituibile per Inzaghi. Per diventare campione a livello internazionale deve però ancora fare passi avanti sotto l’aspetto mentale: anche ieri si è preso qualche pausa ingiustificata per giocate di lusso fuori luogo.

Capitolo a parte, infine, merita Luis Alberto. Migliore in campo ieri sera: ennesimo assist della stagione, solita macchina che sforna occasioni (contro il Bologna ben 7), pericolo pubblico su punizioni e corner. Al Dall’Ara lo spagnolo ha regalato uno spettacolo di alta qualità, disegnando calcio a tutto campo, servendo passaggi visionari e prendendosi la squadra sulle spalle da playmaker universale prima di essere sostituito. Sentiamo di chiederti soltanto una cosa Luis: tira di più verso la porta, per il resto grazie di tutto.

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