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Io sto con Roberto Baronio

Bandiere. Ritratti ormai sfocati di un calcio che non esiste più, idoli che vendevano l’anima alla propria squadra gioendo e soffrendo una carriera intera per gli stessi colori. Storie d’amore sempre a lieto fine.

Bandiere che non esistono più, che via via sono scomparse fino a diventare quasi introvabili.

Si contano sulla punta delle dita le bandiere e, guardando in casa nostra, soprattutto negli ultimi anni e seguendo le ultime vicende (vedi Lucas Biglia) la parola bandiera suscita in noi una sorta di magone allo stomaco, fa crescere dentro un ardente bruciore finché, guardando i poster in camera, corriamo ad abbracciare il muro sognando i tempi dei Nesta, Chinaglia, Fiorini, Re Cecconi e via dicendo.

 

Quanti giocatori hanno giocato con la Lazio per più di 10 anni nell’ultimo ventennio?

E se vi svelassimo che effettivamente c’è stato un giocatore che ha avuto un contratto professionistico con la Lazio più lungo di quello di Alessandro Nesta, ci credereste?

LO ZINGARO DI MANERBIO

Magari sarebbe piaciuto a Roberto Baronio diventare una bandiera della Lazio.
Quando venne acquistato nel 1996 per 6,5 Miliardi di lire, era considerato uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico italiano.

Dopo un solo anno con 15 presenze all’attivo viene mandato in prestito al Vicenza dove non mantiene le attese.

Roberto torna a casa, alla Lazio, con addosso quella assurda sensazione di quando dopo un anno in cui siete stati separati torni con la tua ragazza.

E siete là a dirvi che non farete gli stessi sbagli, che la lontananza ha fortificato il vostro amore, che non è vero che al concerto del Coez hai pomiciato pure coi buttafuori, che niente più bugie, che io adoro i tuoi genitori anche se tua mamma non sa cucinare e ogni volta che mi invitate a cena fingo un mal di testa dopo 3 minuti e scappo a prendere il Kebab da Ali Babà ad Arco de Travertino, che dobbiamo credere l’uno nell’altra fino alla fine e che sì, torni a fidarti di lei e accetti il fatto che quelle foto che ti erano arrivate che la ritraevano nel bagno del Circolo degli Illuminati col figlio del benzinaio erano soltanto fotomontaggi mal riusciti.

Si, Roberto deve aver provato questo, più o meno.

Ma questo era solo l’inizio del suo eterno girovagare.

Perché quando torni con la tua ex e le prometti l’impossibile, in fondo lo sapete entrambi che durerà per poco: quello che è rotto è difficile da ricomporre, come disse Lorik Cana a Zurigo durante la giornata mondiale dei malleoli.

Dopo sole 7 presenze Roberto viene ceduto in comproprietà (#amarcord time, quanto erano belle le comproprietà?) alla Reggina dove sembra sbocciare definitivamente guidando il centrocampo in coppia con Andrea Pirlo.

La Lazio non ci pensa due volte e lo riscatta per 10 miliardi di lire, salvo poi mandarlo di nuovo in prestito, questa volta alla Fiorentina.

Dopodiché prestiti a Perugia e Chievo (due anni).

A Verona Roberto gira che è una meraviglia e riesce a strappare addirittura una chiamata con la Nazionale per l’amichevole contro gli Stati Uniti.

Poi di nuovo 7 presenze con la Lazio e un’altra partenza, stavolta all’Udinese.

L’OCCASIONE DI UNA VITA

Nel 2008 ritorna a Brescia, squadra nella quale era cresciuto calcisticamente. E nel 2009 succede l’impossibile.

Con Ledesma fuori per divergenze con Lotito, Ballardini decide di schierarlo nella finale di Supercoppa vinta a Pechino contro l’Inter. Sembra l’ inizio della rinascita.

Tutto va a gonfie vele, al concerto del Coez andate insieme, le bugie non ve le dite più, la mamma dopo un corso da Cracco ha imparato a cucinare, niente più Circolo degli Illuminati ma solo Pigneto e San Lorenzo, ti fidi finalmente di lei e lei di te. 

Dopo tanto tempo, tutto sembra finalmente andare per il verso giusto, la fortuna gira. 

 

Seconda legge di Chisholm: “Quando tutto va bene, qualcosa andrà male”.

Roberto è ormai titolare da agosto ma qualcosa comincia a cambiare.

A metà stagione Ballardini viene esonerato visti gli scarsi risultati e sulla panchina Laziale arriva Edy Reja. Ledesma viene reintegrato in rosa e per Roberto finiscono una volta per tutte le speranze di essere protagonista con la maglia biancoceleste.

Torni a casa e la trovi col figlio del benzinaio.

Una carriera vissuta all’ombra del Colosseo senza mai riuscire ad incidere, un po’ per problemi fisici, un po’ per la forte concorrenza a centrocampo.

Possiamo così riepilogare la carriera laziale del centrocampista:

-16,5 miliardi spesi in totale dalla Lazio per acquistarlo due volte
-14 anni sotto contratto con i biancocelesti
– 7 prestiti in giro per l’Italia
-84 presenze in campionato con la Lazio e 299 in carriera da professionista

e tanta, tanta sfortuna.

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