Puntuale come una chiusura di De Vrij, l’universo parallelo ci chiama all’ottantesimo minuto, e noi non possiamo fare altro che andare. Poi, questa volta ci fa anche piacere, lo ammettiamo. La partita di là era di una noia mortale. Non vedevamo l’ora di trasferirci qui, dove accadono le cose più assurde.
La Lazio attacca, Felipe ci prova. Tira dalla distanza, ma Rafael si salva in calcio d’angolo. E’ il minuto ottantadue. Biglia va a battere, la mette precisa precisa sulla testa di Djordjevic che stacca più in alto di tutti e colpisce la traversa interna, la palla resta lì, un parapiglia, alla fine Pisacane la spazza lontano.
La Lazio continua ad attaccare ma così facendo si espone alla ripartenze del Cagliari, che al minuto ottantacinque prova a far male con Farias, che parte da centrocampo, semina il panico tra i biancocelesti, Strakosha esce male, la porta è vuota, Farias la appoggia dentro, o almeno pensa di farlo. Perché Strakosha non ha ancora mollato. No. Strakosha corre, corre, corre. E la salva.
La partita è divertentissima, è una cosa che veramente noi oh non sappiamo spiegarvi, ci dispiace per voi, ecco. E poi, poi arriva. Senza preavviso. Come i fulmini quando il cielo è sereno, come gli acquisti della Lazio quando il mercato sembra fermo. Siamo nel primo dei tre minuti di recupero. Lulic indirizza il pallone verso l’area. Lì, ad attenderlo, c’è Filip Djordjevic. Che mette in scena questa cosa qui:
Passano gli altri due minuti di recupero, il risultato non cambia. La Lazio vince uno a zero grazie al goal di Djordjevic. E noi ancora ci stiamo chiedendo cosa abbia fatto.
