Esiste qualcosa che possa avvicinarsi alla vendetta, nella scala di piacere del tifoso? Ma no, direte voi, non è un sentimento contemplato. Eppure, pensateci: l’ex segna sempre, spesso sotto la sua Curva di un tempo, alcuni hanno talmente il dente avvelenato che si danno ad esultanze smodate, memori. La memoria, nel calcio, è una cosa meravigliosa.
Venite, venite nella trappola. https://t.co/Wh1BgaWwXv
— Emanuele Atturo (@perelaa) 11 dicembre 2018
Esiste qualcosa che si avvicina a quel piacere delizioso di vedere l’altro tornare all’ovile con la coda tra le gambe? Del Napoli, sia chiaro, importa poco ai tifosi della Lazio. Ma l’Inter ha suscitato un’ondata di piacere, una specie di tsunami di felicità incontrollabile. Tutto parte dalla lunga cavalcata che ha regalato la Champions all’Inter all’ultima giornata, proprio contro la Lazio. Una storia costellata di bile, rimorsi, errori arbitrali, polemiche, VAR che funziona a caso. E il mercato, ad inquinare i migliori propositi olimpici: Keita che alla fine sceglie di andare all’Inter, dopo l’esperienza al Monaco, ma fosse solo lui. In realtà la pietra dello scandalo è Stefan de Vrij: l’olandese si fa sedurre da Ausilio, l’Inter decide di far trapelare la notizia della sua firma, dopo mesi di silenzio, proprio prima del match decisivo contro la Lazio. E allora, ovunque, sui social, i tifosi della Lazio lasciano una prece, un pensiero, un amorevole saluto al loro ex difensore olandese, che ha lasciato la comfort zone per trovare finalmente una squadra vincente, che faccia la Champions. E niente, benvenuti in Europa League.
E ai tifosi ragionieri, che ricordano i soldi già fatti dall’Inter, ricordiamo che serve arrivare in finale per pareggiare anche solo l’importo dovuto se la squadra nerazzurra fosse arrivata più avanti. E niente, benvenuti in Europa League, dove l’avversaria di turno può essere sconosciuta e letale, le piccole diventano colossi, le cose strane succedono. E non esiste comfort zone, e non esistono trasferte semplici, e non esiste, soprattutto, la musichetta della Champions. Ah, i torti arbitrali sono equalmente suddivisi da arbitri semi-sconosciuti di nazioni improbabili, e stavolta, quanto è vero Iddio, non si può abbattere in area, nel match decisivo, quello che sarà il tuo futuro capitano.
