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Resoconto di una trasferta a Sassuolo: il mio caricabatterie tuo

Sassuolo è una bella cittadina. Almeno, così sembra a giudicare dalle foto su Google. Il problema è che il Sassuolo non gioca a Sassuolo, per cui già il titolo di questo articolo sarebbe sbagliato. Il Sasòl gioca a Reggio Emilia, dove sorge il Mapei Stadium, e quello sì che posso dirvi per certo che è un impianto niente male. Ok, forse non è il Santiago Bernabeu, ma neanche lì sono mai stato, quindi chi può dirlo, magari invece E’ il Santiago Bernabeu. Comunque se Sassuolo da Google Immagini sembra carina, Reggio Emilia non è niente di che. Un’affermazione forte? Può darsi, ma va considerato che viene fatta con tutta la stima e il rispetto che gli affettati, i formaggi, il lambrusco e i ciccioli impongono. Non sapete cosa siano i ciccioli? Praticamente porchetta impanata e fritta. Così, tanto per rendere l’idea dell’innalzamento di colesterolo che causano.

Ma torniamo a noi. A Reggio Emilia non si va soltanto per mangiare, capita anche che si giochino partite di calcio. Capita tra l’altro che a giocare partite di calcio ci finisca la Lazio, e chiaramente chi può appresso a lei. Ecco perché il taxi mi lascia sotto al Mapei Stadium, che sì è carino, sembra che lo abbiano assemblato al volo mettendo insieme quattro tribune intorno ad un campo di calcio, di certo non è il Santiago Bernabeu. O quantomeno non come mi immagino il Santiago Bernabeu. Google Immagini, che dici?

Non è il Santiago Bernabeu.

Una hostess gentile mi accompagna in piccionaia dove prende posto la stampa e, guarda caso, siamo vicinissimi al settore ospiti della Lazio. Che poi è praticamente come se avessero spostato la Curva Nord a Reggio Emilia perché dai, Sassuolo, siamo seri, va bene i ciccioli ma quella cosa che fate sta qualche gradino sotto il tifo, un po’ come essere per caso incappati nello stadio e aver deciso di passare un paio d’ore lì. Comunque il Mapei Stadium come è già stato detto non è il Santiago Bernabeu ma ci piace, si vede bene, clima perfetto per giocare a calcio oggi Fabio. Di neroverde c’è poco e niente, lo stadio del Sassuolo è a tema “Città del Tricolore” e infatti al massimo presenta la bandiera italiana su sfondo azzurro: a spezzare il tutto c’è il blocco compatto del settore ospiti di cui sopra. In campo invece a spezzare tibie torna Leiva, che boh l’altroieri era in dubbio per la partita contro il Milan del 25 novembre e adesso gioca titolare. Con la partita cominciata da qualche minuto si continuano a spezzare cose, stavolta la monotonia: ci pensa Marco Parolo, che benedice con un gol le due ore e mezza di treno fin lì. Che poi per veder segnare Parolo ne farei anche dodici, di ore di treno. Poi proprio sotto di noi succede una cosa strana, Strakosha esce non esce e il Sassuolo pareggia, ha segnato coso, là, non riesco proprio a ricordarmelo. Ferrari, stampato, me lo scordo altre tre-quattro volte nel corso della partita, ma il risultato quello rimane. Prima del finire del primo tempo Immobile prende un palo che ancora trema, una cattiveria inaudita nel calciare quel pallone, roba da telefono azzurro. Non altre grandissime emozioni in campo per il resto della partita, una importante però ci arriva dritta al cuore dagli spalti: lo striscione in memoria di Gabriele e le foto che lo raffigurano. Mi si stampa un sorriso in volto, stacco il telefono dal caricabatterie che rimane appeso alla presa e faccio un paio di foto, per catturare il momento. Poi la partita finisce un po’ con naturalezza, nonostante ancora una volta Strakosha provi a farci avere un sussulto, e io mi fiondo in prima fila in sala conferenze ad aspettare il mister. Prepara l’articolo, prepara il registratore, Inzaghi entra e comincia a parlare, io testa a bassa a picchiare furiosamente la tastiera, rialzo lo sguardo e lui non c’è più, vedo solo il ciuffo biondo di De Martino che si allontana. Cavolo, una foto al mister l’avrei voluta. Entra De Zerbi, parla in maniera più pacata di Inzaghi, è gonfio d’orgoglio che quasi dà fastidio, ma è un sentimento che si è meritato di provare. Dice cose interessanti, non è scontato, sembra uno che vorresti dalla tua parte, altrimenti ti fa pareggiare e ti manda di traverso i ciccioli. Mi allontano dal Mapei Stadium che non è il Santiago Bernabeu con un po’ di amarezza, ma anche con la consapevolezza di aver quantomeno fatto un buon lavoro.

La mattina dopo sono in treno che rifletto su tutto quanto, faccio conti sulla classifica, sistemo i pensieri in testa. Guardo il cellulare, è al 30% di carica: meglio rimediare.

Il caricabatterie penzola attaccato alla presa della mia postazione al Mapei Stadium, che non sarà il Santiago Bernabeu ma sicuramente regalerà una gioia a qualche possessore di Huawei alla prossima partita casalinga del Sassuolo.

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