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Referendum: le ragioni del sì e del no al taglio degli esuberi della Lazio

Il governo Tare II ha tenuto botta nonostante quel grosso cigno nero imprevedibile che è stato il Coronavirus. Il lockdown è stata una mossa doverosa per appianare, per quanto possibile, la pandemia galoppante. L’esecutivo va avanti per la sua strada ed ora si appresta a vivere uno snodo cruciale per il futuro suo e della Lazio tutta: l’election day(s) del 20 e del 21 settembre. La questione referendum tiene banco, non potrebbe essere altrimenti, e infatti non si parla d’altro: Tare – proponente della legge – va avanti con la sua campagna elettorale a sostegno del sì. Sul versante opposto non mancano gli attacchi contro “Un referendum che dà ragione alle politiche populiste che per anni hanno devastato il mondo Lazio” dice Mendes, capogruppo del comitato per il no. Comitato mosso da un conflitto d’interessi secondo molti giornali nostrani: si dice che Mendes sia un uomo molto vicino ad uno dei calciatori a rischio taglio!

La legge costituzionale soggetta a referendum, prevede la riduzione del numero dei giocatori in rosa al netto del taglio degli esuberi: Durmisi, Lombardi, Di Gennaro, Wallace… Sono solo alcune delle poltrone che rischiano di saltare con il taglio. Preparate la tessera elettorale e quella del tifoso, armatevi di matita ed esercitate il vostro diritto laziocratico.

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Referendum sul taglio degli esuberi della Lazio: cosa dice il testo?

Partiamo dalle basi: cosa dice il quesito referendario?

“Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero degli esuberi approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Laziale – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?”.

Si tratta, come vedete, di un referendum confermativo. Ergo: chi vota “sì” andrà a sostenere il taglio. Chi vota “no” si opporrà al taglio. Non c’è spazio ad alcuna interpretazione. Ricordiamo poi che per la natura stessa di un referendum confermativo non è necessario il raggiungimento di alcun quorum: il voto che andrà per la maggiore risulterà vincitore indipendentemente dall’affluenza alle urne. In ogni caso ed in ogni Mimmo Caso.

Referendum: perché sì?

I sostenitori del sì mettono in capo alla lista dei vantaggi il contraccolpo economico derivante dal taglio: far saltare le poltrone vuol dire alleggerire la pressione sul tetto ingaggi, nonché ottenere liquidità nuova da poter reinvestire in sede di mercato.

L’altra esternalità positiva sarebbe legata allo snellimento dell’iter formazionis. Essendo meno le possibili e potenziali scelte di formazione, verrebbe agevolato il cosiddetto sistema della navetta che prevede – per ogni legge di formazione – il passaggio dell’11 titolare da una camera all’altra. Dalla Camera Inzaghi alla Camera Farris e viceversa. Spesso il processo è andato per le lunghe, spesso la macchina decisionale laziocratica si è impantanata impedendo la crescita e lo sviluppo del paese. Basta un sì, per vedere tutto questo scemare. O almeno, così ci dicono.

Luigi Di Peruzzi, del Movimento 5 Cinghialoni, è uno dei volti più attivi nella mobilitazione al sì. Quella del taglio dei costi nel calcio, è una battaglia storica dei pentacinghialoni. “Sarebbe un sì contro la Casta e contro i ricchi della politica” spiega l’attuale Ministro delle Competizioni Estere al Corriere della Lazialità.

Referendum: perché no?

L’ammonimento principale mosso dalle forze di opposizione ruota intorno alla lotta contro il populismo: “Il governo Tare demonizza i calciatori per distogliere l’attenzione dai problemi del paese reale, non è dal taglio degli esuberi che nascerà una squadra in grado di lottare per la Champions. Servono investimenti nel settore pubblico con la costruzione di grandi opere e l’inserimento di grandi giocatori che innalzino la qualità del gioco e riducano il tasso di disoccupazione”. Così ha parlato il suddetto Mendes ospite da Lily De Martino a Lazio e Mezzo su La 7.

Per i sostenitori del No non ci sarebbe alcun vantaggio economico in seguito al taglio: Secondo l’Osservatorio dei conti pubblici italiani di Carlo Cottarelli, i risparmi del taglio ammonterebbero più o meno a 6 euro e 50. Al massimo 7, se si considera ancora Wallace un calciatore di pallone.

L’ultimo aspetto di chi “dice no” afferisce al rischio a cui è soggetta la rappresentatività. Con il taglio, le classi sociali più povere e più emarginate del mondo Lazio rischierebbero di essere tagliate fuori dal “circuito della rappresentanza”. Nel mondo non siamo tutti Milinkovic e Luis Alberto, chi curerà gli interessi anche dei più poveri?

Tanto è tutta politica (e propaganda)

Possiamo parlarne all’infinito, ma la sensazione è che alla fine si tratti solo di politica (e propaganda). Invitiamo chi legge ad esprimere un voto d’opinione consapevole e ragionato, ma non siamo sicuri che le figure istituzionali faranno altrettanto. I sostenitori del Tare II voteranno sì per rinforzare la la tenuta del governo; invece chi si trova all’opposizione potrebbe farsi ingolosire, dare una spallata al Premier, e provare a mandarlo a casa. Occhio – in tal senso – al rischio fratricidio da parte di Nicola Matri del Partito Laziocratico.

Cosa ne pensa in merito a tutto questo il capo primum Claudio Lotito? Fonti a noi vicine ci fanno sapere che comunque andranno le cose, ed in barba quanto prevede la Costituzione in merito ai referendum confermativi, il Presidentissimo reverendissimo proverà a far valere i suoi pieni poteri per fare in modo che alla fine il taglio si faccia, in ogni caso. Non è da escludersi il colpo di stato. Nelle prossime ore è previsto un suo discorso di mobilitazione in vista del referendum “Un discorso sulla politica” – spiega ai media Nazionali – “Sull’ordine, la fratellanza ed il potere”.

Ma i discorsi, si sa, sono solo propaganda. Ora, è il momento dell’azione.

Claudio Lotito che in uno degli infiniti universi possibili approva il taglio degli esuberi e taglia – fisicamente – gli esuberi stessi.

Quindi sì, forse è inutile andare a votare. Qualcuno ha detto che la Democrazia è sopravvalutata. Ma pure la Laziocrazia, a quanto pare.

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