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Recensione semiseria del caddie dell’Olimpico

NUOVA RUBRICA CHE FINIRA’ OGGI O CHE BELLA: recensire cose all’Olimpico.

Non ho ben capito, lo ammetto, se il caddie sia la macchinetta o il tizio incaricato di dare consigli-portare le mazze da golf, ma ci sentiamo in dovere, come redazione altamente moralizzata, di recensire un servizio Premium dello stadio Olimpico di Roma. Partiamo dalla Cronistoria.

Cronistoria del caddie

Se volete una bella menata o uno spiegone sul caddie, quello che fa nel golf, perché il golf esista, perché il golf sia uno sport da ricchi potete serenamente andare su Wikipedia, e farvi la vostra inutile e sicuramente improduttiva cultura su questo sport in cui la pallina finisce nello stagno. Che poi, è la nostra cultura, qui in Laziocrazia, che è così. Bella, inutile e sicuramente senza sbocchi lavorativi. Ebbene, il caddie all’Olimpico è una fortunata invenzione figlia di questa stagione Domini 2018/2019. Leggende metropolitane mormorano di lavori nella lunga scala che porta alla base della Tribuna Stampa, sita nella Tribuna Monte Mario.

Difficile dirlo, comunque tutto è iniziato certamente dall’opra magna di un gruppo di operai, che in vista dell’Europeo itinerante 2020 hanno consegnato a noi cronisti una tribuna stampa moderna, con schermi che stanno montando velocemente e soprattutto sopraelevata. Miracolo delle altezze: ora la Tribuna Stampa è sopra un’ulteriore fila di seggiolini dedicati al motore di codesto sport senza stagni, i tifosi. Per andare in Tribuna Stampa, gli umili pubblicisti dell’informazione – i non pubblicisti di solito prendono l’elicottero ed atterrano in campo – avevamo, ad inizio campionato, un’opzione improba: la roboante e faticosissima rampa di scale metallica. Partorita da una scala anti-incendio in una notte di plenilunio, la scalinata porta giornalisti provoca nell’ordine:

  • Alla prima rampa, vistosi ematomi a livello vascolare, con i piedi subito ricoperti di piaghe come al Cammino di Santiago
  • Alla seconda rampa, i più fortunati hanno avuto visioni mistiche di demoni alati con la faccia di Malagò e Lotito intenti a parlare con la pelle normale.
  • Alla terza rampa, meraviglia delle meraviglia: l’intera scala verso il Paradiso vista da San Giovanni si snoda di fronte al Pubblicista, che finalmente può percorrerla, per arrivare ad una località eterea in cui Luis Alberto e Milinkovic bevono e offrono idromele
  • Alla quarta rampa, chi ci arriva vivo deve sciogliere l’indovinello della sfinge: “è destro, gioca a sinistra, rientra sul destro”. Chiaramente, solo i veri Laziali con cuore puro possono comprendere appieno la profondità della risposta, ed accedere finalmente alla zona stampa, dove li attende come un gorgo infernale, moderna Scilla e Cariddi, l’incognita WI-FI e l’incognita Posto assegnato. Il sottoscritto, per dire, oramai ha una geografia scaramantica da rispettare, con Caponetti a sinistra, uno qualsiasi sotto che tolleri un linguaggio maschio, e uno qualsiasi sopra da cui girarsi per dire: “Che ti avevo detto?”. Possibilmente anche uno Iustulin qualsiasi con cui chiacchierare di portieri.

A questo punto, il nostro, stremato, cominciava l’umana fatica. Ma poi arrivò a tutti, come una folgore in un cielo terso, la notizia: “CRETINO IN TRIBUNA STAMPA PUOI SALIRE COL CADDIE”.

Io e il Caddie: una recensione onesta

Diciamolo subito: per questa recensione il caddie sarà sia il mezzo sia l’omino dentro. Non sappiamo se possono uscire da quell’abitacolo, se hanno vita propria, se comprano su Subito.it o su Amazon. Sappiamo solo che sono lì, davanti alla Tribuna Stampa. Non si propongono, restano umili al loro posto, con fare distinto, vestiti benissimo. L’orda dei pubblicisti si avvicina, ci parla. E devo dire, cortesia inappuntabile, è evidente che deve trattarsi di nobili decaduti o cadetti di Guascogna, il cui intento è conquistarsi una fortuna fuori dal reame paterno. Questo per dire che so’ educati davvero, non per prenderli in giro.

CORTESIA: 9/10

Il fortunato e cortese ragazzetto Caddie che ci accoglie sul suo Caddie e ci fa sentire un po’ Caddie anche noi è contento di partire. Il Caddie, ci spiega, ha un blocco di velocità, che però non ci impedisce di provare l’ebbrezza del comodo cuscino, dell’aria che fischia tra i seggiolini, e in generale la sensazione di andare più veloce rispetto all’andatura incerta che abbiamo con lo zainone pieno sulle spalle.

VELOCITÀ: più de noi

A quel punto, la svolta: solerti al passaggio del Caddie con sopra noi e il ragazzo Caddie ci viene aperto, come un ponte levatoio, il cancello a scorrimento lunghissimo che di solito protegge i pullman e i giocatori delle squadre avversarie, e l’uscita discreta dei nostri verso le loro umili e sempre testa bassa e pedalare stamos juntos giocatori. Passando sotto al pullman degli avversari scatta la pernacchia, come se il suddetto potesse rispondere, e non fosse invece un ammasso di ferraglia mosso da un motore ma in quel momento immobile dunque solo ammasso di ferraglia.

APERTURA PONTE LEVATOIO SCENICA: 10/10

I nostri a quel punto possono ammirare l’architettura post-romanica dello Stadio Olimpico in tutto il suo splendore, in un’eccitante rampa panoramica. Con un po’ di fortuna, si può salire con l’avvento in campo delle squadre col riscaldamento, un momento che, in virtù della fantasmagorica amicizia con Radio Italia, è divenuto scenico, colmo di lucine e musica coatta non italiana.

PANORAMA: 9/10

A quel punto, i nostri aimè sono arrivati. Il Caddie, con sopra l’omino Caddie, neppure chiede mancia, mancetta, paghetta, stipendio. Saluta educatamente, eventualmente scambia numero con pubblicista interessato/a a conoscenze più approfondite – mediamente i Caddie sono fighi, provenendo dal mondo patinato del golf, dove le palline finiscono nello stagno.

USCITA POST: N.G.

Sintesi: Caddie fantastico, che sia l’omino o la macchina. Da provare la variante GTA V, con esproprio del caddie, poi vai a Fort Mandzukic e prendi il carroarmato, poi Bastos con 4 stelline te lo leva e ciao. Ti seccano.

Nota bene: nessun caddie, Bastos, stagno è stato maltrattato durante questo articolo, o a Fort Mandzukic.

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