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Questione di ansia

Una settimana assurda. Lunga e assurda. Stronza e assurda. Tremendamente assurda. Infinitamente assurda. Non una settimana qualunque, ma LA settimana. La settimana dei laziali e di quegli altri. La settimana in cui tutto ti sembra diverso, pure il vicolo dietro casa. Eppure è sempre lui, sempre lo stesso. Ma lo guardi con occhi diversi. In questa settimana è tutto diverso. Tu sei diverso. Più suscettibile, più distratto, più pensieroso. In questa settimana diventi quasi intoccabile. Una settimana di ritiro, di preparazione, ma soprattutto di ansia che sale. Quell’ansia che mai t’abbandona. Perchè il derbyè ‘na questione delicata. Non si tratta di punti, di classifica. Si tratta di onore, di orgoglio. E’ una sfida personale che va vinta a tutti i costi. Va vinta. E basta.

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“E sale, sale, salirà, qust’ansia che ci unisce”, citazione tanto scontata quanto calzante. E’ troppo giusta per LA settimana. Una settimana così strana da non capirci niente. Stavamo sognando. Un sogno bellissimo, spezzato in 4 minuti. Una batosta. Un boccone amaro da mandare giù, perché questa proprio non ce la dovevano fare. E sembra che a quel punto nulla valga più la pena di essere fatto o detto. Il solito catastrofismo del laziale. Anche se stavolta ce l’hanno fatta grossa eh. A mente calda nulla conta più. E’ finito tutto in quei 4 minuti in Austria.

Poi, però, a mente fredda…non la senti anche tu quest’ansia che sale? Si avverte, è percepibile. E ci sta. Perchè l’incazzatura, la rabbia, la delusione non bastano a soffocare il sentimento. La lazialità c’è, sta lì, e ti ricorda che c’è er derby. E che ansia! Ma un’ansia buona, positiva. La tipica ansia da derby. Quell’ansia mista a euforia, con i piedi che scalpitano. No quell’ansia da panico, paura o timore. Ma quando mai. Mai, appunto. Solo grande voglia di dimostrare, in campo e sugli spalti. Ma che ansia! Il laziale vive anche un po’ di quell’ansia lì. In fondo, la aspetta un campionato intero. E chi dice che st’ansia non la sente, mente. Perchè se scava, quel pugnetto allo stomaco ce l’ha sempre. E’ tipico. Tipicamente laziale. Tipicamente da derby.

#AvantiLazio ⚪️🔵

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Pure Roma si è svegliata diversa ‘sti giorni. Più frenetica del solito, a tratti incazzata. Quando gli gira bene, però, ti regala quella tela azzurra di cielo che ti riempie il cuore. Che alzi lo sguardo e con un sorriso pensi che alla fine non è andato tutto perso. E’ ancora tutto qui, sopra di noi, così maestoso, così azzurro, così laziale.

Cammini e l’aria è diversa, le persone ti sembrano diverse. La mente pensa, pensa, pensa. Ci sei e non ci sei. E’ come se addosso avessi scritto “non disturbare” a caratteri cubitali, che urlano di starti alla larga. Ed effettivamente meglio così. Il derby è ‘na questione delicata, da risolvere personalmente, faccia a faccia, uno contro l’altro. E quell’ansia che ti tiene la mano sempre. E’ prepotente, l’ansia. Puntuale si presenta alla porta, bussa con forza e si insinua nella tua casa. Non ti lascia dormire, sta lì che ti tormenta ancora e ancora. Ti consuma. Ti sfianca. E’ come una zanzara che ti ronza vicino. Vorresti dargli uno schiaffo e mandarla via. Ma è ancora lì.

Bella e stronza l’ansia, come la Lazio. Ti porta allo sfinimento – con annesse gastriti varie – ma ti fa sentire vivo. E’ quell’ansia che fai pure fatica a spiegare. Se non la vivi non la puoi capire. Come il derby. E allora giochiamolo. Palla al centro. L’ansia pure. Xanax alla mano, voce calda, cuore forte. Pronti.

Articolo a cura di Valeria Rainaldi

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