Fino alle ore 17.59 di sabato 14 ottobre 2017 credevamo che il turbinio di emozioni massimo che si possono provare all’interno dei novanta minuti di gioco, fosse stato raggiunto – e mai più superato – la notte del 13 agosto. La notte perfetta dove gioco, cuore e un pizzico di fortuna ci avevano permesso di alzare la Supercoppa al cielo dell’Olimpico. La notte magica, irripetibile, dove finalmente Davide batte Golia. La vittoria dei deboli contro i forti, che dopo ben quattro sconfitte in una finale riescono a portarsi a casa la loro piccola rivincita. Più o meno è stata vissuta così quella vittoria. L’errore, l’eccezione, la partita perfetta, irripetibile. Che probabilmente avrebbe lasciato spazio ad una stagione lunga e magra di consolazioni.
È la storia che ce lo insegna: in più di 100 anni solo un decennio è stato continuativo di vittorie e trionfi, dieci anni particolarissimi, che non rappresentano la norma. Poco importa, abbiamo dalla nostra parte i colori della nostra maglia e l’onore che ci ha sempre contraddistinti. Le vittorie non devono arrivare tutti gli anni.
Ore 17:59 14 ottobre 2017. Juventus e Lazio si trovano di fronte quasi due mesi esatti dopo l’ultima volta. Questa volta non ci sarà una coppa in palio, non si giocherà a Roma, ma nel fortino bianconero. D’abitudine questa partita viene vissuta con il naso tappato dal tifoso biancoceleste: si spera di prendere meno goal possibili, magari strappare un punto con il sangue e cercare di dimenticare subito dopo quella partita.
Eppure che qualcosa fosse cambiato lo si respirava nell’aria. Ma questa che Lazio è? Una squadra fortunata? Può darsi. È raro che la Juventus prenda un palo, una traversa e sbagli un rigore nella stessa partita. Ma attenzione, non lasciamoci ingannare. Grazie a un doppio palo di Filip Djordjevic i torinesi si portarono a casa una Coppa a nostro discapito. In quel frangente tutti erano pronti ad esaltare la prova di compattezza e solidità della squadra di Massimiliano Allegri.
Ore 18:00 14 ottobre ’17. La verità è che grazie a questa Lazio il tifoso biancoceleste, allo scoccare del calcio di inizio contro la squadra più forte d’Italia, poteva approcciare alla partita con una mentalità diversa. Almeno, fino alle ore 18:23. La Juventus passa in vantaggio con Douglas Costa. Non aveva iniziato male la Lazio, ma al primo tiro verso Strakosha, i fenomeni bianconeri puniscono. In altri tempi la partita sarebbe finita in quel momento. Più precisamente qualche minuto più tardi, quando su un erroraccio dell’estremo difensore biancoceleste la palla sbatte su Higuain ed il goal sarebbe la semplice conseguenza delle leggi della fisica. Invece no, la carambola si stampa miracolosamente sulla traversa.
Ore 18:45 14 ottobre ’17. Ma che Lazio è questa? La Juventus chiude il primo tempo in vantaggio. In altre circostanze il passaggio dal primo al secondo tempo, allo Juventus Stadium (da poco diventato Allianz Stadium), sarebbe stato costellato da rassegnazione mista alla delusione. Con chi giochiamo la prossima? È sempre stata la domanda più frequente. Invece questa volta no. Con consapevolezza e precisione analitica si ipotizzavano due possibilità. O la Juventus fa il secondo goal… oppure? Beh. Oppure, El Mago.
Ore 19:02 14 ottobre ’17. Ma che Lazio è questa? Immobile dà palla a Sergej e poi scatta. Il sergente avanza, verticalizza per Luis Alberto, un tocco di suola giusto per mandare fuori giri Barzagli e Chiellini, e filtrante per Immobile che aveva dato il là per l’azione. Tiro a giro sul secondo palo di Ciro solo davanti a Buffon. Esplode un intero popolo. Perché questa Lazio non è frutto del caso. Questa è una squadra costruita con pazienza e furbizia, qualità di scouting ed un pizzico di fortuna che non guasta mai. Nessun giocatore è stato messo lì senza un motivo, da Strakosha fino ad arrivare a Ciro. Ho sempre sognato una Lazio così, affermava Igli Tare. Pure noi a dirtela tutta e forse un grazie te lo meriti pure tu.
Ore 19:09 14 ottobre ’17. Questa è una Lazio che mette paura. Nel senso che chi ce l’ha davanti, chiunque esso sia, trema. Lo sa bene Massimiliano Allegri, che per l’occasione cambia modulo ed opta per un inedito 4-3-3. La leggenda narra che una difesa schierata a 3 uomini soffra oltremodo un tridente offensivo, soprattutto sulle fasce. E per attuare questo stratagemma, Max esclude persino Dybala. Ma come si batte questa Lazio? Forse nessuno ancora lo sa. A parte Sarri, che si dice sicuro che il suo Napoli avrebbe portato a casa la vittoria anche senza i 4 infortuni della nostra difesa. Ma davvero pensa una cosa del genere? Chiedere ad Allegri per credere. In fotocopia del 13 agosto, Milinkovic filtra per Immobile, che taglia Chiellini e Barzagli manco fossero fatti di burro. Dribbla Buffon, che lo mette a terra, calcio di rigore. La Lazio passa in vantaggio a Torino, ancora l’immenso Ciro Immobile.
Ore 19:20 14 ottobre ’17. Per le fila juventine esce Khedira, entra Dybala. Oh mio Dio è finita! Ma che panchina ha la Juventus? Esce un campione ed entra un fenomeno! Non ce la faremo mai.
Ore 19:32 14 ottobre ’17. Per le fila biancocelesti esce El Mago Luis Alberto, entra Nani. Come scusa? No, deve esserci sicuramente un errore. E invece no. Ma che Lazio è questa? È una Lazio che chiama in panchina il suo gioiellino e fa entrare in campo il campione d’Europa in carica Nani. E per la cronaca, affinché non passi in secondo piano. Nella giornata dove ha affrontato i pluricampioni d’Italia alla Lazio mancavano all’appello tre titolari: Wallace, Basta e Felipe Anderson. Ah… la coperta corta!
Ore 19:54 14 ottobre ’17. Ma che Lazio è questa? Purtroppo la solita Lazio. Quella del vorrei ma non posso, che è bella ma non balla, che nel momento della limonata viene immediatamente friendzonata. A quattro secondi dalla fine, il nostro amico del cuore Gabarron fa un’entrata killer senza senso nella sua area su Bernarderschi. Ma perché lo ha fatto? Perché è così che funziona, possiamo solo osservare gli Dei, guai a sfidarli e sedersi insieme a loro. Era destino che fosse lui, proprio quello che si era messo le mani fra i capelli per l’occasione divorata da Caicedo per l’1 a 3, a commettere una tale ingenuità.
Ore 19:57 14 ottobre ’17. Ma che Lazio è questa? Beh, la risposta si racchiude nell’urlo di gioia che ha fatto esplodere il popolo biancoceleste in quest’ora esatta. Strakosha fa il miracolo, ipnotizza Dybala e regala dopo 14 anni il successo alla Lazio, nel fortino della Juve.
Ore 20:00 14 ottobre ’17. Abbiamo compiuto l’impresa, ma probabilmente ancora non ce ne rendiamo conto. Le immagini che ci porteremo dentro dopo questa partita sono infinite. Dai dribbling di Bastos e Luis Alberto, dal palo di Dybala, dalla doppietta strepitosa di Ciro. Ci porteremo dentro le chiusure di quel mostro sacro che porta il nome di Lucas Leiva (ah ma quindi Biglia non è il regista più forte della serie A?) e l’errore madornale che stava per commettere Strakosha, al quale però si è riscattato con la lode. Ci porteremo per sempre l’immagine di Radu (altra partita monumentale) che segue inginocchiato, con le mani raccolte, il calcio di rigore juventino. Ci porteremo per sempre la rincorsa assatanata di Marusic, che dopo il rigore fallito da Dybala, si avventa su quel pallone con una voglia pazzesca di scaraventarlo alle stelle. Ci porteremo dentro la suspense dovuta alle decisioni della Var, ma soprattutto ci porteremo dentro per tutta la vita una prestazione fantascientifica della Lazio.
Ma quindi, che Lazio è questa? Gli aggettivi sono finiti per descriverla. Perché questa Lazio è tante cose. E’ senza dubbio frutto di Igli Tare, molto spesso criticato ingiustamente, capace di costruire una squadra che fa tremare le grandi. È la Lazio di Ciro Immobile, bomber e trascinatore. Questa Lazio è dei suoi due fantasisti, Milinkovic e Luis Alberto, semplicemente pazzeschi, riescono a sembrare di un’altra categoria persino contro la fortezza bianconera. Questa è senz’altro la Lazio dei senatori, di Lulic, Radu e Parolo che stanno vivendo una nuova giovinezza e trascinando in alto i loro compagni grazie alla qualità e all’esperienza. Questa è la Lazio di Lucas Leiva, che arrivato da pochi mesi, sembra un veterano. Puntuale nelle chiusure, preciso nelle ripartenze. Quando lui sta in campo, c’è una diga tra difesa e centrocampo. È la Lazio dei giovani e la Lazio dei vecchi, di Lukaku e Marusic, di Basta e Lulic, di De vrji e Bastos, di Luiz Felipe e Wallace. Questa è senz’altro la Lazio di Simone Inzaghi, che domenica dopo domenica mette un tassello in più al suo capolavoro finale.
Cosa fare dunque? Sognare, ma con i piedi a terra. E’ stata questa la risposta di Strakosha nel dopo partita e non poteva essere più azzeccata. Perché questa non è una Lazio qualunque, non è da squadre normali battere due volte la Juventus in due mesi. Sognare partita dopo partita, centimetro alla volta, avversario dopo avversario. Guai a guardare la classifica. Conta solo vincere. E questa Lazio lo sta facendo nel migliore dei modi, perché questa è una macchina perfetta (o quasi).
Articolo a cura di Luca Calzetta
