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Quel Lazio-Sampdoria di Coppa Italia

Stasera riprende il campionato, dopo i sedicesimi di finale di Coppa Italia. La Lazio, reduce da una serie di pareggi poco esaltanti, si è fermata in ritiro presso Norcia, per preparare al meglio la prossima sfida. Bisogna ritornare al più presto alla vittoria, e Lazio-Sampdoria rappresenta un’occasione molto ghiotta per scrollarsi di dosso dubbi e critiche. Bisogna però preparare questa sfida al meglio. Come se fosse una finale. Lazio-Sampdoria. Una finale.

Ed è subito 2009.

Ammettiamolo, siamo ancora tutti particolarmente affezionati a quella squadra, e a quella vittoria. Perchè è stato il primo trofeo dopo alcuni anni bui, dopo la grande paura del fallimento. Era soprattutto l’anno in cui brillava luminosissima la stella di Mauro Zarate che ci ha fatto innamorare. Perdutamente. E che aveva lasciato il segno anche in quella finale.

La partita che prosegue, il pareggio di Pazzini. Pareggio che non si sblocca, nemmeno durante tutto il secondo tempo. Supplementari, ma niente anche lì. Lazio-Sampdoria che proprio non vuole avere un vincitore. Si va ai calci di rigore. Quella serie di rigori interminabili. La tensione che saliva, secondo dopo secondo. Iniziano i doriani.

Il primo a presentarsi sul dischetto è Antonio Cassano. Ma Fernando Muslera decide che no, stasera sarà lui a essere protagonista. E lo ipnotizza. Primo rigore, parato. Si inizia bene, diciamo. Anche perchè Ledesma non sbaglia, e ci porta in vantaggio. Palombo non ci sta, e realizza anche lui. Tocca ora a Tommaso Rocchi, il capitano. Rigorista della Lazio, abituato a segnarli. Non stavolta però. Il palo gli dice di no.

E la realizzazione di Pazzini sembra cambiare completamente le carte in tavola: ora la pressione è tutta sulla Lazio. Serve freddezza. Molta freddezza. E arriva da chi non te lo aspetti: David Rozehnal non delude, non si fa prendere dall’emozione. Lazio-Sampdoria rimane sempre in equilibrio. Il pallone pesa sempre di più, per tutti, e arrivano anche dei brividi. Ma nessuno sbaglia. Non lo fa Gastaldello, non lo fa Kolarov, non lo fa Accardi, non lo fa Zarate.

La serie va a oltranza. Delvecchio segna, ma Lichtsteiner è svizzero: le emozioni non esistono, possiamo dominarle senza alcun problema. Tocca a Gastaldello. E ancora una volta, Muslera dice no: questa serata è anche sua. Tutto è ora sui piedi di Ousmane ‘Nocciolina‘ Dabo. Che non delude.

Ma più di tutti questa è la vittoria di Delio Rossi, alla sua ultima panchina per la Lazio. Delio, il mister che ci ha riportato per l’ultima volta in Champions League. Che più o meno tutti i tifosi laziali ricordano ancora con affetto, per l’allenatore e la persona che è stata nei suoi anni laziali.

Ve l’avevamo anticipato, in Simone Inzaghi si sta vedendo qualcosa di Delio Rossi. E i precedenti sembrano favorire il tecnico piacentino: i suoi ultimi Lazio-Sampdoria si sono tutti e due conclusi con due larghissime vittorie della Lazio. Speriamo di mantenere viva questa striscia positiva. Basta preparala come se fosse una finale. Come se fosse quella finale.

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