Se un uomo con una pistola incontra un uomo con un fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. A meno che non si chiami Jaap Stam.
Avete presente quella piacevole sensazione del cuscino soffice sotto la testa e del caldo tepore delle coperte mentre fuori piove? Beh, dimenticatelo, perché non ha nulla a che vedere con questa storia.
L’11 giugno del 2000 sul terreno di gioco dell’Amsterdam Arena si sta giocando Olanda-Repubblica Ceca, partita d’esordio dei Tulipani agli Europei di casa. La gara è tesa e combattuta (sarà decisa quasi allo scadere da un calcio di rigore di F. de Boer), in campo ci sono i campioni, ma l’attenzione delle telecamere all’improvviso si sposta tutta su un singolare episodio che sta accadendo a bordo campo. Un uomo grosso e pelato – uno di quelli che le mamme non vorrebbero mai come marito per le proprie figlie – ha lo sguardo di pietra e la testa immobile.
Seduto in panchina, circondato da un nugolo di persone che sembrano decisamente più preoccupate di lui, all’uomo grosso e pelato stanno cucendo un occhio. Vigile e imperturbabile, non vede l’ora di tornare in campo, perché lui non ha paura di niente.
Perché lui è Jaap Stam.
Un cyborg particolarmente umano o un umano particolarmente cibernetico?
Il colosso di Kampen
Jacob Stam è nato il 17 luglio del 1972 a Kampen, una cittadina olandese di 50 mila anime che sorge in riva al fiume Ijssel e che è nota anche per un centro storico particolarmente curato, nel quale spiccano tre possenti porte che facevano parte della cinta muraria medievale. Cresciuto tra il sereno scorrere del fiume e la maestosa imponenza delle antiche porte, il giovanissimo Jacob (presto ribattezzato Jaap, probabilmente per incutere più timore) ha inizialmente tirato i primi calci a un pallone da attaccante per poi spostare subito il suo raggio d’azione al centro della difesa.
Anche perché con l’età, cresceva tanto anche il suo fisico: i tecnici delle giovanili del DOS Kampen si accorgono ben presto che questo ragazzone più che farli è bravo a non farli fare i gol e cominciano a forgiare il grande difensore che verrà. Quello che convincerà prima gli osservatori dello Zwolle e poi i dirigenti di Cambuur, Willem II e PSV ad affidargli a occhi chiusi la propria sicurezza.
E Stam non delude affatto. Perché nella Eredivisie, che è da sempre il regno beato degli attaccanti e il luna park delle allegre difese, vince e convince. Convince perfino una vecchia volpe come Sir Alex Ferguson, che con l’olandese mette un altro mattone, il più duro, nel muro degli invincibili Red Devils di fine anni ’90 (esatto, proprio quelli che abbiamo piegato a Montecarlo).
Poi arriva Cragnotti che in quegli anni è in modalità “prendotuttiimigliorisupiazza” e nell’estate del 2001 decide così, all’improvviso, di formare alla Lazio la coppia difensiva più forte del sistema solare. Nesta e Stam, roba che nemmeno a PES.
Stam e Nesta, e dietro Mihajlovic e pure Couto. Roba che anche la guerra, da oggi in poi, fa meno paura.
Datemi uno Stam e vi conquisterò il mondo
A proposito, credo proprio che Stam all’epoca fosse l’uomo ideale con cui andare in battaglia su un campo da calcio. Mi viene in mente anche Roy Keane (e pensare che hanno giocato insieme!), ma lui di più. Perché più leale: non ricordo suoi falli cattivi a fare male come invece ha commesso il duro irlandese. Perché più silenzioso e meno plateale: alla Lazio l’avrò visto sorridere sì e no due volte, mentre la sua voce proprio non me la ricordo.
E credo pure che Stam sia nel complesso il difensore puro più forte che abbia mai visto alla Lazio, superiore anche a Nesta per certi versi (ok, sono pronto alla lapidazione in Piazza della Libertà). Perché?
Perché l’olandese è stato un difensore ruvido, pur non essendo falloso. Ingombrante, eppure a suo modo elegante. Un super centrale, all’occorrenza anche ottimo laterale di destra che ogni tanto ci faceva anche esultare per un gol.
La prestanza fisica gli consentiva un dominio pressoché assoluto in marcatura e nei duelli aerei, mentre i piedi educati non lo facevano affatto sfigurare in fase di impostazione. Era veloce nelle coperture della profondità, agonisticamente cattivo, carismatico e sempre concentrato al massimo per evitare ogni minima sbavatura.
La solidità in carne e ossa. La sensazione di sicurezza che mi dava Stam in campo non l’avevo mai provata prima e non l’ho più provata dopo.
Stam contro tutti
Nell’era dei social, delle pagine “ignoranti” e dei miti nostalgici, ha preso piede sempre di più la tendenza a ricordare i lati più televisivi di alcuni calciatori.
Tendenza che si risolve in definitiva in un modo di raccontare determinati personaggi senza il giusto riconoscimento tecnico. Sto parlando di tutta quella narrativa sui calciatori duri, cattivi, che non devono mai chiedere il permesso e sfondano tutto ciò che gli passa davanti. Quelli che fanno paura per il fisico e per lo stile hardcore, piuttosto che per il modo di stare in campo e per i meriti strettamente calcistici.
Jaap Stam è rientrato a pieno titolo in questa narrativa. Secondo me, suo malgrado. Secondo me, subendo un torto perché così facendo passa inevitabilmente in secondo piano il ricordo del suo reale valore. Che in me è vivo e vegeto.
Ma questo è. E in effetti esistono testimonianze tangibili della versione più dura del difensore olandese (che, per la cronaca, nel frattempo è diventato un buon allenatore della Championship inglese).
Il fatto è che Stam non ha mai veramente litigato per il solo gusto di farlo o semplicemente fatto il bullo. Stam in campo era un messaggero di giustizia senza sorriso. Si incazzava solo quando sentiva di dover fronteggiare un torto, nei suoi confronti o nei confronti dei suoi compagni di squadra.
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Stam vs fratelli Inzaghi: una faida di stile
Simulatori seriali, pronti a ingannare l’arbitro e in continua protesta. Questi erano per Stam Filippo e Simone Inzaghi. Nella sua autobiografia uscita ai tempi dello United l’olandese ha messo nero su bianco il suo fastidio per lo stile di gioco dei fratelli, che si trovò a dover marcare contro Juventus in Champions League e Lazio in finale di Supercoppa Europea.
Contro il nostro Inzaghi, in particolare, Stam si è reso protagonista di una gomitata che provocò la frattura del setto nasale e la prematura uscita dal campo del giovanissimo attaccante piacentino in favore di Marcelo Salas (grazie Jaap, il popolo laziale ti ringrazia. Simoncino nostro, un pizzico meno).
Pare che alle discussioni a distanza seguite all’incidente in campo non sia poi effettivamente seguito un contatto fisico e che poi, quando i due si sono trovati a dividere lo stesso spogliatoio, il caso sia fortunatamente rientrato per il bene di tutti.
Stam vs Parente: unleash the beast
Su questo episodio mediaticamente abusato non è il caso di soffermarsi troppo. Il malcapitato centrocampista di un malcapitato Ancona (vincemmo 1 a 0 con gol di Liverani, by the way, forse Jaap era nervoso per questo…) ebbe la nefasta e vigliacca idea di colpire duramente la coscia di Stam che era entrato pulito in scivolata.
SUONO ALLARME, EMERGENZA, SEGNALI DI PERICOLO DAPPERTUTTO, TESCHI E OSCURI PRESAGI.
Parente incenerito. Parente però adesso è famoso. Ner(o) Parent(e).
Particolare nerd: non la faccia di Parente, la faccia di Couto. Concentratevi sulla faccia di Couto
Stam vs Vieira: scontro tra titani
Da qui è nato il mondo. Il nuovo mondo, quello del Leicester campione di Inghilterra, della Brexit, di Trump. Lo scontro primordiale che ha dato vita a Ravel Morrison, ha fatto scattare qualcosa in Joey Barton (e non qualcosa di buono).
Stam e Vieira petto a petto, e gli Oasis si sono sciolti perché le loro risse non avrebbero mai retto il confronto da quel momento in poi (e di questo il popolo laziale invece non ti ringrazia, caro Jaap). Stam e Vieira testa contro testa, mani sul collo in un gesto diversamente affettuoso e la terra che si apre sotto i piedi.
Particolare delinquenziale: Stam che va a difendere Roy Keane. Ripeto, STAM CHE VA A DIFENDERE ROY MAURICE KEANE
Stam vs Ibra: stay out of my territory
Lo scontro finale. Il vecchio guerriero contro il nuovo che avanza. Come in un videogioco per Stam: sali di livello e devi battere un mostro sempre più forte. Una strategia di adattamento per Ibra: arrivi in un posto nuovo, nessuno ti conosce e per ottenere il rispetto devi subito lottare col più forte.
Jaap contro Zlatan è la rappresentazione plastica dell’eterna lotta per il potere. L’atavica difesa del proprio territorio, a ribadire la legge del più forte. Istinto ferino in corpi potenti. Ibra fa il bullo e mostra di non provare timore reverenziale alcuno, mentre Stam gioca in casa e deve dire all’estraneo: DI QUI NON SI PASSA!
Mettere Stam, Mutu, Inzaghi, Vieira, Ibrahimovic e Gattuso nella stessa zona di campo può essere considerato un esperimento sociale? Ma, soprattutto, è legale? Tutto questo mentre Caressa in telecronaca prima si chiede se Stam e Ibra stiano litigando in olandese e poi ci tiene a dire che Zlatan l’olandese lo ha imparato in Olanda quando giocava nell’Ajax.
Nicola Cicchelli


