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Quanto era forte Alen Boksic

In questi giorni di quarantena forzata mi ritrovo spesso su You Tube a guardare video di Lazio del passato. Il mio focus riguarda principalmente gli anni ’90, perché sono gli anni in cui sono cresciuto fondamentalmente e anche perché sono gli anni in cui la nostra squadra è diventata grande. Lo devo ammettere: provo un forte senso di nostalgia verso quegli anni. Mi piacerebbe riviverli, ma più consapevolmente rispetto a quanto fatto da bambino.

Lo stadio sempre pieno, gli anni d’oro della Curva Nord, le maglie bellissime, Beppe Signori, Zemanlandia, i colpacci di mercato, il giovane Nesta, la Umbro sponsor tecnico. Non sono uno di quelli che pensa al passato come qualcosa di inevitabilmente migliore, ma la nostalgia è un sentimento poco controllabile e sicuramente Internet in questo senso non aiuta.

Comunque, in tanti di questi filmati d’epoca (no dai, di epoca fa male) c’è una figura che torna spesso. Una figura ingombrante ma allo stesso tempo sfuggente. Una sagoma grossa ma contemporaneamente etera. Sto parlando di Alen Boksic, croce e delizia di una Lazio indimenticabile.

Un talento sconfinato

Non c’è persona che abbia visto giocare Alen Boksic che non ne parli in termini positivi, talvolta entusiastici. Non c’è compagno o allenatore che abbia incrociato il suo percorso di carriera che non ne esalti il suo talento. Un talento potenzialmente insuperabile, dicono in molti. Ma è quell’avverbio maledetto che fa tutta la differenza del mondo.

Alen Bokisc arriva alla Lazio nell’estate del 1993, fiore all’occhiello di una campagna acquisti altisonante che vede arrivare sulle sponde giuste del Tevere anche Luca Marchegiani, Paolo Negro, Pierluigi Casiraghi e Roberto Di Matteo. Nella stagione precedente il croato aveva messo a ferro e fuoco la Ligue 1 segnando 23 reti in campionato (capocannoniere del torneo) e laureandosi campione d’Europa con la maglia dell’Olympique Marsiglia.

Ci si aspettano quindi tanti gol anche alla Lazio. E invece il primo campionato italiano si chiude con un bottino magro: 4 reti in 21 presenze stagionali. La prima annata biancoceleste di Boksic mostra subito tutte le contraddizioni di questo calciatore. Un mix di potenza e tecnica che può essere devastante, ma che spesso si perde sul più bello.

La seconda stagione va meglio dal punto di vista realizzativo (11 gol in 33 presenze) e conferma le prime impressioni. Boksic è forte davvero. Il croato ha tutto per competere ai massimi livelli, sia individualmente che con il suo club. Il fisico statutario lo rende inarrestabile quando parte in progressione sulla fascia. Anche l’elevazione è notevole. Ma forse la cosa che colpisce di più vedendolo giocare è come tratta il pallone. Boksic è dotato infatti di una tecnica di base da predestinato, che lo rende estremamente imprevedibile per gli avversari e fonte preziosa di pericolosità offensiva per i suoi compagni.

Lo stesso Signori dirà più volte nelle interviste degli anni a venire che il gioco del suo partner di attacco gli ha permesso di segnare diversi gol. Alessandro Nesta ha indicato senza mezzi termini in Boksic uno dei calciatori più forti con cui abbia mai giocato (Milan e Nazionale compresi).

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La stagione 1995/96 è di nuovo carente da un punto di vista realizzativo ed è quella che fa emergere le prime vere crepe caratteriali del croato. Il rapporto con Zeman non è propriamente idilliaco e alcuni atteggiamenti strani non passano inosservati nello spogliatoio.

Si dice che una volta Boksic si sia rifiutato di scendere in campo perché la sua maglia era troppo stretta. Più o meno tutti invece sanno che quella sera a Dortmund durante il ritorno dei quarti di finale di Coppa Uefa Alen ha abbandonato il campo spontaneamente per qualche minuto per andare a espletare i suoi fisiologici bisogni, lasciando in campo 10 attoniti compagni che le stavano prendendo dai tedeschi.

Al termine di questa stagione il primo momentaneo addio alla Lazio per andare a vestire la maglia della Juventus. Lì il croato è protagonista di una buona stagione che si conclude con la vittoria del campionato e una finale di Champions persa (con tanto di assist per il gol di Del Piero).

Troppo forte però il richiamo della Capitale e troppo forte l’amore calcistico nutrito nei suoi confronti da Sergio Cragnotti che lo riporta a Formello per la stagione 1997-98. Sarà una stagione storica e ricca di soddisfazioni per la Lazio e per Boksic, che si rende protagonista della sua migliore annata italiana e alza al cielo il suo primo trofeo con la nostra maglia.

Il croato segna e fa segnare, timbra il cartellino per diverse giornate consecutive nella cavalcata che porta la Lazio vicina alla vetta della classifica (tra cui 2 gol in 2 derby) e regala lampi di puro genio. Come quello indimenticabile del 9 novembre 1997, il manifesto della sua arte. Boksic sguscia via tra avversari impotenti con la stessa grazia di un pattinatore su giacchio. Destro, sinistro, dribbling nello stretto e un pallonetto dolcissimo a disegnare un arco sopra la testa di un estasiato Ferron. Che fa l’unica cosa che si dovrebbe fare fare dinanzi a un capolavoro: fermarsi ad applaudire.

Gioie e rimpianti

L’avventura di Boksic alla Lazio si concluderà senza squilli di tromba nell’estate del 2000, al termine di una stagione romanzesca e vincente cui comunque il croato ha dato il suo contributo. Scontroso, solitario, incostante, lunatico. I lati più impenetrabili del suo carattere sono quelli che in fin dei conti più ne hanno limitato l’ascesa verso l’élite del calcio mondiale.

Eppure Alen Boksic viene ricordato ancora oggi come uno dei più grandi calciatori ad aver vestito la maglia della Lazio. Nonostante i gol mangiati, nonostante il talento non sfruttato. Chi ha avuto la fortuna di goderselo nei momenti di massima brillantezza rimugina sulle sue mancanze. Chi invece quella fortuna non l’ha avuta immagina la sua forza. Io che l’ho visto passare come un treno in un sogno rimpiango la sua forza solo sfiorata e mai del tutto contenuta.

Perché un solo avversario è riuscito realmente a fermare la corsa impetuosa e sopraffina di questo treno, e il suo nome è Alen Boksic.

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