Un sabato che sa di domenica, i postumi di un ferragosto ancora da smaltire e il misto di ansia e euforia che solo un nuovo inizio sa darti. L’atmosfera è quella di sempre, un po’ più bagnata, ma comunque lazialissima. Sono passati poco più di due mesi, l’astinenza era troppa e la mancanza incolmabile. Solo chi ci sta dentro può capire: l’arrivo allo stadio, i gradini da salire, la ricerca del posto e poi la visione del campo. L’aria di casa è insostituibile e indescrivibile. Solo provandolo sai, e solo standoci dentro puoi capire fino in fondo la bellezza. Tornare a casa è sempre bellissimo, tutto è sempre al proprio posto, proprio come te lo ricordavi. Però uffa.
Quant’è bella casa. L’erba. Il gingle di Risparmio casa. Olympia. La maglia bandiera. La Lazio. Quant’è bella la Lazio. Bella e stronza come sempre. Che ti pare che non ti fa rodere già alla prima di campionato? Tutto molto bello. Però uffa. Ciro aveva fatto tutto bene. Radu si è quasi spaccato la testa. Il palo di Acerbi (de Vrij chi?) che ancora trema. Eppure niente. Però, nel bene e nel male, casa è sempre casa. Il calore e l’amore che si respirano lì è tanto, troppo. Quella sediolina blu che mai ti è sembrata più comoda come in quel sabato, dove tutto ha riacquistato senso, di nuovo. In quel sabato uggioso, con l’arcobaleno a fargli da contorno, tutto è tornato al posto giusto.
Lo stadio è un po’ come la bicicletta: una volta che impari ad andarci non ti dimentichi come si fa. Anche dopo mesi sai qual’è la strada da fare, a piedi, passo dopo passo, con la sciarpa già al collo e tutto intorno uno sciame biacoceleste; sai che ti aspetteranno i soliti noiosi controlli, ma sai anche perfettamente quanti scalini ti dividono da uno degli spettacoli più belli che ci siano. Sai che dovrai scaldare le corde vocali perchè ci sarà da cantare, tanto, tipo sempre. Sai che ci sarà da soffrire. Lo sai perché è il tuo destino da sempre. Ma non ti importa, perché sei dove vorresti essere: semplicemente a casa.
Quel sabato lo sapevi che sarebbe stata una partita difficile, ma ci credevi. Però uffa. Sapevi che poteva andare bene, ma anche male. Però uffa. Il laziale è così: sempre fiero, ma anche sempre insoddisfatto. Di un passaggio troppo lungo, di un cross fuori misura, di uno stop impreciso. Il laziale chiacchiera troppo, si lamenta spesso, ma ama tanto. Ama la sua squadra. Ama la sua casa, e quando ci torna è sempre bello.
Bellissimo.
Articolo a cura di Valeria Rainaldi
