E’ domenica. Una domenica come tante, soleggiata, così calda che sembra estate. Una domenica da mare, picnic; da lunghe passeggiate sulla sabbia e vento tra i capelli. Una domenica da stadio per quei 40mila che sotto il sole di Roma hanno preso per mano i loro bambini facendogli vivere una domenica perfetta. Perchè così è stata. Tutto perfetto. Una tela azzurra nel cielo e sugli spalti, da fare invidia a chiunque. Una domenica dal sapore giusto, con una Lazio più bella e buona dei pranzi della nonna. Nonna che la domenica dà sempre il meglio di sé, per non sfigurare e far leccare i baffi a tutta la famiglia. La Lazio è come nonna: la domenica s’acchitta per bene e brilla davanti ai sui tifosi. Nun se po’ sbaglià. Non ha sbagliato. La Lazio ha saputo rendere perfetta anche quella domenica.
La domenica è fatta per stare in famiglia, si sa. Per stare in famiglia e per mangiare, ovvio. Intorno ad un tavolo, seduti fino a pomeriggio, con i pantaloni che non si allacciano più. La domenica è famiglia. Sempre e ovunque. Anche allo stadio. Perchè quella domenica sono stati tutti in famiglia. I laziali con i laziali. E chi stava in campo aveva occhi speciali a guardarli. La famiglia è ovunque. E se la domenica si lavora, la famiglia ti segue sempre. Soprattutto se fai un lavoro particolare come il calciatore. Ovunque si è, la famiglia c’è. La dimostrazione è tutta racchiusa in un post Lazio-Sampdoria qualunque, in una domenica qualunque, in cui mentre i tifosi sono impegnati a gioire per una vittoria, dei piccoli bambini invadono il campo per andare ad abbracciare i loro papà.
Già tanto piccoli, in mezzo a quella grande distesa verde apparivano dei puntini minuscoli. Ma l’amore si percepiva. Forte. Perché quella è stata una domenica d’amore, da scaldare il cuore. Bambini che scalpitavano per quell’abbraccio. Perché non gli importa se il loro papà è calciatore. E’ il loro papà, questo conta. Il loro eroe che ha vinto, che può tutto, anche farli sentire grandi davanti a 40mila persone. E allora vedi Immobile che si china per accogliere le sue due bambine, ci parla, le bacia, le guarda come solo un papà può guardarle. I tifosi, dal loro seggiolino blu, possono solo guardare e sorridere, perché a parlare ci pensano le immagini che passano sui maxischermi, e quella felicità e spensieratezza che ha invaso il prato dell’Olimpico.
E’ festa grande quel giorno. E’ proprio domenica. Quando i pensieri sono un po’ meno pesanti e il cuore un po’ più pieno, vivo, laziale. La domenica negli occhi di Ciro, Giorgia e Michela, che si guardano e si riconoscono. Occhi azzurri, ci si specchiano dentro insieme. Grandi e piccole braccia che si intrecciano, tre cuori che diventano uno. In quel momento è come se ci fossero stati solo loro lì. In un prato qualunque, a condividere un momento magari banale, ma tanto speciale. Da famiglia. E’ nella passione di Lorenzo Inzaghi, che dell’Olimpico è ormai un veterano. Ad ogni fine partita, quando tutti i giocatori prendono la strada degli spogliatoi, lui scende in campo, per dribblare e segnare il suo solito gol sotto la Curva, che lo incita e lo applaude. Come il suo papà, guida in panchina e nella vita. E’ tutto lì.
Dove c’è famiglia c’è gioia. E quella domenica era tutto perfetto. Il cielo di Roma, la gioia dei tifosi, la Lazio che cala il poker e il sorriso di quei bambini che “comoda la poltrona della Tribuna, ma preferisco le braccia del mio papà”.
