Ieri Felipe, oggi Correa. Quando c’è un cambiamento, un passaggio di consegne, il paragone è inevitabile. Ne sa qualcosa Ciro Immobile, bravissimo nel far digerire al popolo biancoceleste l’eredità lasciatagli da Re Miro Klose. Ora, con le dovute proporzioni, tocca al Tucu. Sì, perchè nonostante il viso marchiato dalla tristezza cronica e parecchie prestazioni da turista, Felipe Anderson ha sempre avuto il suo pubblico, ha sempre avuto uno spicchio della tifoseria che vedeva in lui la vittima. La vittima di un gioco che pretende risultati, corsa e costanza, molto spesso a discapito della magia estemporanea, dove invece Felipe era il numero uno. Con Pioli ha toccato l’apice e nonostante siano passati tre anni, ancora speravamo in un ritorno di quel giocatore. Veramente imprendibile. Ora, il futuro parla argentino e Joaquin Correa ha l’onere di mostrarsi più brillante del brasiliano.
Ma facciamo un confronto tra i due.
Anderson arrivò alla Lazio dopo varie sessioni di trattative, partì estremamente a rilento e disorientato. Correa è stato un acquisto piuttosto veloce rispetto agli standard Lotitiani ed è stato schierato – nel finale – nelle prime due di campionato. Le caratteristiche sembrano diverse, Felipe più funambolo di fascia, Correa più talentuso trequartista difficile da collocare in uno schieramento su una lavagna. Entrambi hanno un pregio: l’imprevedibilità. Riescono a trovare dribbling e scappare al difensore da entrambi i lati, destabilizzano le difese avversarie ma allo stesso tempo sembra imprevedibile la loro capacità di gonfiare la rete.
Felipe ha confezionato gol di fattura pregevole, ma spesso ci ha pugnalato allo stomaco con leggerezze a tu per tu col portiere. Tucu ancora non ha avuto grandi chance per mostrare il suo killer instinct, ma sono bastate poche apparizioni per vedere che – almeno per ora – si è pensato più alla bellezza che all’efficacia sotto porta. Con scarsi risultati.
Vediamo se la legacy da Zarate a Felipe Anderson potrà proseguire il viaggio verso un altro fantasista sud americano, che sembra poter essere capace di unire e dividere, come fecero i suoi predecessori. Ancora circola per Roma chi rimpiange Zarate, perché chi ha talento merita sempre una occasione in più. Poi, c’è chi invece ha chiuso i rapporti con Felipetto dopo la scampagnata messa in scena contro il Genoa l’anno scorso. Partita persa e bye bye Champions. Va detto che oltremanica l’ex Santos non sta brillando e che il suo West Ham è fermo a quota 0 dopo quattro gare di Premier League.
La domanda su chi sia meglio tra Correa e Felipe Anderson, in questo momento, non può essere posta (anche se lo abbiamo fatto per la seconda volta, a questo punto). Un eventuale bilancio potrà essere fatto a fine stagione, quando il Tucu avrà avuto qualche chance di mettersi in mostra. Anche se, contro il Frosinone, Inzaghi lo ha tenuto sotto chiave in panchina. Forse il mister vuole sfoderare l’arma in un momento chiave, o forse non lo considera ancora pronto. Punti interrogativi spostati a dopo la sosta per le Nazionali. L’hype intorno all’ex Siviglia, nel frattempo, continua a crescere.
Nota finale triste: povero Correa, sabato aveva anche messo la foto con scritto “Match day”. Però Inzaghi va comunque perdonato: il mister non ha Instagram.
