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Perché i laziali sono ancora innamorati di Meghni?

Mourad Meghni, o Petit Zizou, o lo Zidane algerino è stato un calciatore della Lazio che ha lasciato un grosso vuoto nel cuore dei tifosi biancocelesti che, ancora oggi, lo ricordano con grande piacere. Ma perché? In fondo non ha giocato molto, ha segnato poco e non era bello come Patric, né grosso come Caicedo o simpatico come Pereirinha.

Perché Meghni era descritto come uno dei talenti più puri e le sue giocate erano di quelle che i ragazzi provano al campetto, salvo poi cadere per terra e rinunciare. Non è un caso se era accostato a un grande del calcio come Zidane, se le sue movenze lo ricordavano insieme al modo in cui accarezzava il pallone. Stiamo esagerando? Può essere, ma intanto segnava goal come questo. E lo faceva con estrema semplicità.

La sua carriera sotto al Cupolone dura solo tre anni ed è caratterizzata da infortuni, che si presentano costantemente e non gli permettono di trovare la giusta continuità, quella che servirebbe a un ragazzo come lui per trovare fiducia. Esatto, Meghni in questo ci ricordava un po’ Felipe Anderson: due calciatori dotati di colpi di genio rari, ma che troppo spesso si spengono e si chiudono in se stessi. Due centrocampisti offensivi in grado di ricevere palla, puntare l’uomo, saltarlo creando la superiorità numerica e infine liberare il compagno mandandolo a rete. Così.

Ma la velocità non era la sua unica arma vincente, era infatti legata a una tecnica sopraffina. Che vuoi Messi? non stiamo mica parlando di te, ora ci riferiamo a Mourad.

Aveva infatti la capacità di ricevere palla in posizione arretrata e ribaltare l’azione meglio di quanto avrebbe potuto fare Alessandro Borghese, portando la squadra a salire e aiutandola nel disimpegno.

Ah già, inoltre era anche un po’ Milinkovic. Era in grado di uscire dalle situazioni di pressing ostentando tranquillità e umiliando l’avversario: scambio con il compagno, finta di corpo, suola ad accompagnare il tunnel e poi fermato solo da un fallo. Come suona la Meghnicrazia?

Non prendeteci per matti, ma le skills di questo giocatore, confermate dai numerosi video che si trovano su YouTube, dimostrano un talento smisurato. Un talento andato perduto, ma noi non possiamo non rammaricarcene pensando alle aspettative di tanti bambini che sono rimaste disattese. Meghni sapeva essere concreto quando serviva, non si perdeva in giocate inutili e, nei momenti critici, teneva la mente lucida. A volte, invece, sapeva anche essere strafottente, più di Neymar, e si cimentava in elastici di ginocchio…sì, avete capito bene:

Giocatore rapido, veloce e scattante, ma anche riflessivo e assistman, come Luis Alberto. Peccato che non abbia avuto la sua stessa esplosione al secondo anno, sfavorito, come già detto, dagli infortuni.

 

Un post condiviso da Dzair Foot (@dzair.foot) in data:

Con questo articolo non stiamo certo dicendo che Meghni fosse forte quanto Messi, Milinkovic, Luis Alberto, Neymar, Alessandro Borghese o Felipe Anderson, ma solo che lo sarebbe potuto essere. Proprio come tutti noi, che lo saremmo potuti essere ma invece siamo qui a parlarne e a scrivere di lui.

Forse per questo ne siamo innamorati. In fondo, ci sentiamo tutti Meghni.

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