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Paura del dopo

Cosa succede dopo? Dopo la pensione, dopo l’università, dopo la fine di una lunga storia d’amore…
Ci sono momenti in cui il “dopo” spaventa perché è totalmente imponderabile e c’è la sensazione che possa andare solo peggio.
C’è chi dice che tutto abbia un inizio e una fine. Sicuramente è vero, ma alcuni rapporti hanno un mood “finché morte non ci separi” e altri hanno dei troncamenti, bruschi o consensuali, che lasciano un vuoto.
Si chiude una porta, si apre un portone. E’ la fiera delle frasi fatte ma qui la posta in palio è troppo alta.
Simone Inzaghi non ha ancora rinnovato.
In attimi di follia post sconfitta, qualche detrattore di Simone ha fatto capolino ma sono parole dettate dalla digestione del risultato negativo.
Il tifoso laziale ama Inzaghi. Come è certo che Inzaghi ama la Lazio, tanto che si è pronti anche a giustificare un suo addio. “La società non lo accontenta” oppure “spero vada a una top europea”.
Ma chi lo spera veramente? Nessuno. Tutti invece ambiscono alla creazione di un Ferguson italiano, con la differenza che Inzaghi alla Lazio ci è passato anche come calciatore, vincendo scudetto, coppe nazionali e coppe europee.
Il problema del dopo.
Il tifoso più pessimista vede nero. Buio pesto, uno strapiombo dal quale è impossibile risalire.
Inzaghi ha portato gli ingredienti che servivano per essere (quasi) insostituibile: lazialità, grinta, gruppo, eleganza, moderazione, urla, è odiato dai romanisti e – non ultimo – è un bravissimo allenatore.
Sì, è odiato dai romanisti. Perché per decenni abbiamo sentito il disco rotto dei “romani de Roma”, del pupone, del principe, di rugantino. E ora la Lazio ha il suo condottiero che veste questi colori da oltre venti anni ed è stato protagonista di quasi tutte le vittorie della società post Chinaglia.
L’hanno accusato di essere “piagnone” quando ha evidenziato i limiti del VAR. Oggi, Nedved abbandona il campo, turni di stop agli arbitri, opinionisti che dicono parolacce all’arbitro in segno di rivalsa.
Ma come, col VAR l’arbitro come avrebbe fatto a condizionare la partita? Perché “deve attaccarsi al tram” (addolcendo la pillola)?
E’ stato accusato anche di essere catenacciaro. Contropiedista in senso negativo.
La Lazio tiene contemporaneamente in campo nello schieramento base Immobile, Correa, Luis Alberto e Milinkovic (che giocava 10 m avanti fino a un anno fa). Ha il portiere (meglio con Reina) che tocca più palloni di un mediano. Prende gol spesso e volentieri per fraseggi esagerati nella propria tre-quarti ma comunque la Lazio è “contropiedista”.
Leggete per curiosità qual è la squadra che ha fatto più gol in contropiede fino ad ora.
E ovviamente in questo caso è un pregio, non come il catenaccio alla Inzaghi…
Pensando al dopo, le opzioni devono essere realistiche. Simeone, Allegri… non scherziamo. Al momento non si ha la forza economica per trattare certi profili.
Sinisa? Romantico. Ma come lo vedreste al tavolo delle trattative col Presidente Lotito? Roba da Fight Club.
Allora si passa ai nomi di provincia, a quegli allenatori bravi ma che portano con loro sicuramente voci di ridimensionamento. Maran, Juric. Bravissimi. Ma torniamo ai tempi di Pioli.
Rocchi. Rocchi potrebbe essere in nuovo Inzaghi. Ma è difficile pensare di indovinare due volte con due ex laziali partenti dal settore giovanile.
Eppure esiste chi sognava Bielsa. Prima Sampaoli, poi Bielsa.
Perché Inzaghi era il ripiego di Bielsa. Rendiamoci conto di cosa abbiamo rischiato ma soprattutto che cosa abbiamo rischiato di non apprezzare.
Sliding doors e la Lazio non sarebbe mai stata allenata da Simone Inzaghi se non per una decina di partite come traghettatore.
La vera speranza è che questo “dopo” non arrivi mai.
Che Inzaghi resti saldamente dove sta e anche se qualche risultato tardasse ad arrivare, il suo posto sia sempre lo stesso. Non un progetto su uomo, ma un progetto di cui una persona fa parte a tutti gli effetti. Avremmo trovato un degno erede del caro Bob Lovati.
Inzaghi non si è preso la Lazio. La Lazio ha Inzaghi nella sua storia.

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