Ad Auronzo tutti dicono che il clima è disteso. La Lazio si prepara ad una nuova stagione, i nuovi acquisti si inseriscono gradualmente, i tifosi si godono i loro beniamini. Tutto procede per il meglio, insomma.
E invece no.
Sulla Lazio c’è addensato un enorme nuvolone nero. Piove, addirittura, tra le montagne del Cadore. Una minaccia che non c’entra niente con tatticismi e tecnica di gioco, ma che potrebbe alterare gli equilibri del campo, distruggendo quel paradisiaco equilibrio che si respira nonostante gli addii di de Vrij e Felipe Anderson dovrebbero farci vivere in una valle di lacrime.
Quella minaccia è la noia.
Sono diverse le cause di questa situazione in bilico. La partenza di Felipe Anderson ha scosso dalle fondamenta il gruppo dei brasiliani/portoghesi/angolani, che già si sono visti privare di Nani. Ok, forse l’assenza di Nani non è una tragedia, ma senza Pipe non c’è più nessuno da mettere in mezzo nei momenti morti. Tra l’altro, non si sono ancora uniti ai compagni Milinkovic-Savic e Caceres, reduci dal Mondiale: mentre Sergej tiene tutti sulle spine perché ora come ora il bullo di centrocampo è Berisha – che fa molta più paura del serbo – l’assenza di Caceres sta dilaniando l’animo di Luis Alberto. Tra i due è infatti esplosa una vera e propria love story in soli sei mesi, con cui hanno spodestato Ciro e Jessica dal trono della coppia laziale più in. Ci immaginiamo Luis disteso nel suo letto ogni sera, mentre accarezza una foto di Caceres con la saudade nel petto.
Ci avete fatto caso che finora i post Instagram sono stati spenti? Le stories scariche? I tweet poco frequenti? Il morale dei giocatori della Lazio può crollare in qualsiasi momento, il sorriso può trasformarsi in smorfia contrariata anche solo per una mano di briscola andata male contro Durmisi. C’è bisogno di un supereroe, di qualcuno che sia in grado di ristabilire la felicità all’istante, prima che la situazione degeneri e Proto dica “Forza Olympiacos“.
Quel supereroe è Patric.
Tanti tifosi porterebbero il prode Gabarron a spalla da qualsiasi potenziale acquirente. Ci sono molti tifosi biancocelesti che non lo ponno vede, ma la verità è che non ne hanno capito la vera essenza: non hanno capito l’imprevedibile virtù dell’ignoranza. Che sarà imprevedibile, ma è anche virtuosa: l’ignoranza di Patric è un fattore positivo, serve. Scaccia i cattivi pensieri, alleggerisce le tensioni, rompe il ghiaccio con chi non ha confidenza con lo spogliatoio. E non è un caso che l’arrivo dello spagnolo in ritiro – posticipato a causa di una febbre, a quanto pare – sia coinciso con un innalzamento generale della demenzialità e del cazzeggio – si può dire cazzeggio? -. Sì, insomma, dell’ignoranza. Perché in campo servono dedizione (che Patric avrebbe pure) e l’intelligenza (scivolata al 94′ con la Juventus, penso a te), ma fuori dal campo ci vuole un po’ di sana ignoranza. E chi meglio di Patricio Gabarrón Gil meglio noto come Patric può farsi portatore di allegria e spensieratezza, sospingendo così il volo della Lazio?
Nessuno. Ecco perché la Lazio è salva: grazie al suo supereroe. Grazie a Patricman.
